TIFO Alpe d HuezTIFO Alpe d Huez

| 26 Luglio 2026

Un giorno tra i tifosi del Tour. Sul mito dell’Alpe d’Huez

ALPE D’HUEZ (Francia) – Il mito e la passione. I due elementi si sono fusi ancora una volta nel segno del ciclismo e lo hanno fatto l’altro ieri (ma anche ieri, seppure da un altro lato) sull’Alpe d’Huez. Su bici.STYLE non scriviamo di gare, per quelle c’è bici.PRO, ma raccontiamo la passione. E allora anche una giornata passata a bordo strada ad aspettare i campioni diventa un racconto di ciclismo a tutti gli effetti.

Il contesto, chiaramente, è quello del Tour de France. La salita in questione è appunto quella dell’Alpe d’Huez, tempio del ciclismo. Santuario di campioni. E grande bottino per gli italiani. Quassù hanno vinto Coppi, Bugno, Pantani, Conti e Guerini. Ma soprattutto sono andate in scena sfide epiche.

TIFO Alpe d Huez
Tra realtà e sfottò: la baguette dall’ascella è passata alla tasca della maglia!
TIFO Alpe d Huez
Tra realtà e sfottò: la baguette dall’ascella è passata alla tasca della maglia!

Che la festa abbia inizio

Ma soprattutto c’è il mondo. Il Tour ha comunicato 600.000 presenze il solo venerdì e solo sulla salita dell’Alpe. C’è la voglia di vivere un evento. Di fare festa. E forse, anche in virtù dei social, in certi casi si è andati oltre. Qualche birra di troppo, qualche esagerazione… comportamenti figli dei nostri tempi. Ma per fortuna domina il bello.

Matteo Splendidi è partito dall’Italia. Si è preso un weekend. Ha caricato la bici in macchina ed è venuto qui. «Mi godo questo spettacolo. Guardate la gente. E’ il mondo che è venuto su questa salita. Sono arrivato stamattina all’alba e già c’era tanta gente. Sono partito alle 4,30 da casa, abito appena fuori Torino. Mi sarebbe piaciuto fare la salita fino in cima e con un buon passo. Non tanto per fare confronti, ma per capire cosa sia questa Alpe d’Huez così terribile. Però non è stato possibile. All’ultimo chilometro mi hanno fermato. Ma pazienza. Ci tornerò».

E come Matteo ce ne sono migliaia di ciclisti. Di ogni tipo, nazionalità, sesso ed età. C’è una bambina che strappa più applausi di Pogacar. Sgambetta veloce e sale altrettanto rapida. All’inizio restiamo basiti da questo suo andare, poi notiamo che segue il papà, al quale è legata da un cavo fissato al manubrio. Un vero traino! Ma è bravissima anche in quanto a equilibrio.

C’è un ragazzo cileno che sulle spalle porta un carico da sherpa. Ci sono tantissimi bambini (ed è forse la cosa più bella) e ci sono persino tanti runner. Alcuni, per esempio, li avevamo superati con la nostra auto accreditata sin dalla valle. Correvano con tanto di cassa bluetooth nello zaino. Poi eccoli raggiungerci mentre siamo bloccati in questa bolgia. Per salire ci abbiamo impiegato oltre un’ora e mezza.

La curva degli olandesi

Risalire i 13,8 chilometri dell’Alpe d’Huez, come detto, è vivere un evento nell’evento. C’è il mondo, come detto. E tanti cercano di mettersi in mostra. Anche le TV ci vanno. O semplicemente di divertirsi. C’è un tizio immerso in una piscinetta gonfiabile, finito persino sulle pagine del giornale locale. C’è chi indossa parrucche, chi è vestito da Gesù e chi da Asterix e Obelix, immancabili quando si è in Francia. C’era perfino Babbo Natale. E anche Cenerentola.

E poi c’erano gli olandesi. Dovete sapere che a circa metà scalata, in località Ribot, tra una chiesa dal campanile a punta e un piccolo cimitero alpino, da anni si appostano i tifosi orange. Tutto è nato tra gli anni Settanta e Ottanta, quando vinsero in successione alcuni corridori olandesi. La maggior parte dei connazionali si era sistemata proprio in quella curva verso sinistra e da allora è diventata la Virage des Hollandais. E guai a rubargli il posto.

E infatti nessuno lo fa. Tra chi indossa una maglia arancione, chi quella della Visma-Lease a Bike e chi quella della Alpecin-Premier Tech di Mathieu Van der Poel, gran parte degli olandesi sull’Alpe è lì. E sono attrezzatissimi. Sono saliti fin dal mercoledì sera, vale a dire 48 ore prima del passaggio del Tour de France. Hanno allestito barbecue e distributori di birra. Non mancano tende, lettini, sdraio e casse degne di un concerto rock.

TIFO Alpe d Huez
Una cornice superba di pubblico… la foto si commenta da sola
TIFO Alpe d Huez
Una cornice superba di pubblico… la foto si commenta da sola

Effetto Seixas

In questi 13,8 chilometri e 21 tornanti, ognuno dei quali dedicato ai vari vincitori che dal 1952 si sono susseguiti quassù, si nota un dominio cromatico. E’ quello delle maglie della Decathlon-CMA di Paul Seixas. E allora sì che bisogna parlare di corridori e di Francia.

Seixas è la giovanissima speranza del ciclismo francese. Pensate che l’ultimo a vincere la Grande Boucle fu Bernard Hinault nel 1985. Seixas sembra averne raccolto l’eredità. Ha soltanto 19 anni. E’ il più giovane del plotone. Il secondo atleta più giovane ha quasi tre anni più di lui.

Ma questo ragazzino ha scosso l’entusiasmo dei francesi. Li ha riportati sulle strade e li ha riportati soprattutto a tifare. Sulle strade, in fondo, loro ci sono sempre stati. Ma un conto è uscire per vedere il Tour e un conto è farlo per sostenere un proprio beniamino.

Salendo scopriamo cori da stadio per Seixas. Uno, addirittura, è sulle note di Les Champs-Élysées, il celebre brano di Joe Dassin. Il testo, riadattato, dice più o meno così: «Oh Paul Seixas, sei giovane, sei forte. Oh Paul Seixas, noi tutti tifiamo per te. Sei l’erede di Hinault».

E poi c’è la natura. Tolti i palazzoni tipici dell’urbanistica brutale francese degli anni ’70 e ’80, il contesto ambientale è di quelli che trasmettono grandezza. Magnificenza della natura. E allora si vedono ancora i residui dei ghiacciai. Si scrutano valloni e montagne dove si nascondono gli altri grandi passi alpini. Le case dei ciclisti.

Per esempio, il giorno dopo siamo arrivati all’Alpe d’Huez dal Col de Sarenne, che rispetto a questo versante è l’opposto: stretto, irregolare, selvaggio. E anche noi lo scrutavamo con gli occhi. Sognando magari di mettere a segno una doppietta. «Resterò qui fino a domenica – riprende Matteo – Farò il Sarenne, Les Deux Alpes, dove dormo, e anche il Galibier. Tutte le salite dei campioni».

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