«Un viaggio in gravel nel tempo dove, tra l’800 e il ’900, uomini visionari immaginarono il futuro, trasformando queste valli in uno dei simboli della rivoluzione industriale italiana». Le prime due righe che si leggono nel sito di Why Gravel – Uomini Visionari (evento gravel del 26-27 settembre 2026 a Schio) evocano un passato dalle tinte in bianco e nero che riporta a quando questa parte di Veneto iniziava il suo cammino industriale. Siamo nell’alto vicentino, terre fertili ai piedi delle montagne, in cui le gravel hanno trovato pane per i loro denti.
E così, in mezzo ai tanti eventi di ogni fine settimana, ne abbiamo individuato uno dal nome evocativo e potente e abbiamo chiesto a Roberto Pellizzari – responsabile dei progetti cicloturistici per Into Prealps Bike Adventure – di parlarci della sua genesi e di quello che c’è sotto.
«Volevamo promuovere e far conoscere meglio l’Alto Vicentino – spiega – territorio formato da tre valli che offrono parecchi spunti interessanti. I tre principali sono quello legato all’archeologia industriale, poi la cultura cimbra e per chiudere tutto ciò che dalle nostre parti ha significato la Prima Guerra Mondiale. Sono tre filoni su cui ci muoveremo anche in futuro e che ci hanno spinto a coinvolgere i comuni di Schio e di Valdagno, perché l’evento gravel diventi un volano del turismo. Quest’anno per Why Gravel abbiamo scelto così di puntare sull’archeologia industriale e sulle figure di due industriali come Marzotto e Rossi che davvero furono dei visionari».


Le fabbriche della lana
Infrastrutture che servivano per generare energia attraverso l’acqua e far muovere i telai. Rogge realizzate sin dal Medio Evo e in uso fino all’introduzione delle turbine idroelettriche. Capannoni ristrutturati e altri abbandonati, memorie di quando si producevano filati e Gaetano Marzotto e Francesco Rossi diedero il via alla rivoluzione industriale, anche se nel 1987 il gruppo Marzotto rilevò la Lanerossi Vicenza, la cui maglia vide la rivelazione dell’indimenticato Paolo Rossi in serie B.
«Sul territorio – prosegue Pellizzari – ci sono molte tracce di quegli anni, soprattutto nel comune di Schio che in passato ha cercato di valorizzare queste fabbriche, trasformandole in spazi espositivi e uffici, a volte anche pubblici. Tante fabbriche sono ancora attive, altre invece sono completamente abbandonate già da diversi anni.
«Da queste parti il turismo è piuttosto escursionismo: le persone dalla pianura vengono in montagna, fanno la giornata e poi scendono. Quello che vogliamo fare con Why Gravel è portare persone a scoprire il territorio, facendo in modo che vengano per più giorni».




Tre percorsi, la salita non manca
I percorsi di Why Gravel sono tre: medio, lungo, due giorni. Non si parla ancora di un percorso corto, per il quale ci sarà probabilmente da aspettare la prossima stagione. Distanze per gambe allenate e i dislivelli signficativi di quando passi da una valle all’altra.
«Il percorso medio si chiama Discovery – spiega Pellizzari – avrà 1.300 metri metri di dislivello per circa 55 chilometri ed è l’unico che al momento sia definitivo. Il lungo si chiama Explorer e ce l’abbiamo ancora su carta: se qualcuno vuole andare a provarlo, farà 2.500 metri e 120 chilometri.
«Infine il percorso di due giorni, con il nome Expedition, che avrà 3.000 metri di dislivello e 200 chilometri di distanza. Ci sarà un check point con l’obbligo di fermarsi. Chi vuole può dormire in una bellissima villa del 1700 della famiglia Fogazzaro, quella del famoso scrittore Antonio Fogazzaro, perché anche loro erano prima di tutto degli industriali, non solo nei filati ma anche nelle cartiere.
«Il percorso più lungo di Why Gravel sarà un evento in bikepacking – prosegue Pellizzari – con lo spazio per dormire su materassino e sacco a pelo, più la cena e la colazione offerta da Campagna Amica di Vicenza, con i prodotti del territorio. Non metteremo cartelli o frecce per Why Gravel, daremo la traccia GPX, ma avremo un’audioguida geolocalizzata che si attiverà al passaggio vicino ai siti interessanti e racconterà la storia del luogo».




Un evento tematico
I siti di archeologia industriale saranno 20 sul medio, 30 sul lungo e una quarantina su quello di due giorni. E a ben vedere, il collegamento con la storia industriale del territorio è quel che permette all’evento di distinguersi da altri.
«Vista la grande concorrenza di altre manifestazioni – dice subito Pellizzari – con Why Gravel cerchiamo di fare la differenza puntando sull’aspetto culturale, anche se poi le difficoltà del percorso e la bellezza dei luoghi a livello naturalistico faranno la loro parte.
«Si sale parecchio. Di solito ci piace pedalare nei nostri eventi, questa volta non potremo, ma qualche dritta si può dare. Meglio arrivare con uno sviluppo metrico all’altezza delle tante salite, mentre per le gomme vanno benissimo quelle da 50 che ormai sono state sdoganate».
Le iscrizioni a Why Gravel sono aperte, ma si tenga conto del tetto massimo di 50 partecipanti sul percorso di due giorni e 200 per gli altri due. Il tempo stringe, qualcuno si è iscritto, ma c’è ancora posto. I Comuni che finanziano le spese vive dell’evento (vale a dire i ristori, l’assistenza, l’assistenza sanitaria e tutto quello che serve per poter fare tutto in regola) hanno dato via libera venti giorni fa. Il sito che è già online, a breve inizieranno le campagne sui social. Non si può trascurare niente, ma la lettura del territorio fatta così è uno spunto cui altri potrebbero ispirarsi.







