RIME Rete Italiana Mobilità Equa, Francesca Chiodi, Codice della Strada, Camera dei DEputatiRIME Rete Italiana Mobilità Equa, Francesca Chiodi, Codice della Strada, Camera dei DEputati

| 8 Novembre 2026

La rete RIME sul nuovo Codice: «Non basta correggerlo, va riscritto»

In questi giorni, su bici.SYLE, due articoli di Filippo Lorenzon hanno analizzato le probabili implicazioni sul comportamento dei ciclisti del nuovo Codice della Strada. Oggi aggiungiamo una visione più globale della riforma in atto, la quale rischia di mettere la fluidità del traffico davanti alla sicurezza delle persone. E’ questa, infatti la preoccupazione espressa dalla Rete Italiana Mobilità Equa (RIME), che lo scorso 3 novembre ha presentato alla Sala Conferenze della Camera dei Deputati un documento di posizione sullo schema di riforma approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre (qui il video integrale della conferenza).

Ne abbiamo parlato con Francesca Chiodi, una delle relatrici della conferenza in qualità di componente del coordinamento di RIME (nella foto in apertura è accanto all’esperto di mobilità Andrea Colombo ed al presidente FIAB, Luigi Menna). Ricordiamo che tale Rete è nata quest’anno e riunisce 42 organizzazioni impegnate sui temi della sicurezza stradale, della mobilità attiva e del trasporto pubblico.

RIME Rete Italiana Mobilità Equa, Francesca Chiodi, Codice della Strada, Camera dei DEputati
RIME è nata lo scorso giugno e si propone come massimo interlocutore dal basso per dialogare con le istituzioni (grafica Sara Gioria)
RIME Rete Italiana Mobilità Equa, Francesca Chiodi, Codice della Strada, Camera dei DEputati
RIME è nata lo scorso giugno e si propone come massimo interlocutore dal basso per dialogare con le istituzioni

Cambiano i princìpi

I problemi iniziano già con l’articolo 1 del Codice, quello che stabilisce le finalità della legge. «L’articolo 1 (del 1992, ndr) – spiega Chiodi – che era veramente una poesia della convivenza e di come potremmo vedere le nostre città nel futuro, si è trasformato. Da un orizzonte che vede “sicurezza” e “mobilità sostenibile” tra i principi guida, si è passati a un articolo che le ha declassate e ha fatto prevalere il principio della “libera circolazione”».

Non è una questione puramente formale: i principi generali influenzano il modo in cui le norme vengono interpretate e applicate. «Se la sicurezza e la salute pubblica – continua – vengono viste come potenziali fattori che possono limitare la libera circolazione, questa circolazione è sì libera ma non è per tutti. E’ una giungla a tutti gli effetti e sicuramente non privilegia, non tutela gli utenti più vulnerabili».

RIME teme che questo orientamento renda più difficile introdurre interventi di moderazione del traffico, piste ciclabili e altri strumenti per ridurre i rischi sulle strade.

Traffico Dondé
In virtù del nuovo principio di “libera circolazione” a rimetterci, secondo RIME, saranno gli utenti della strada più vulnerabili
traffico automobili Dondé
In virtù del nuovo principio di “libera circolazione” a rimetterci, secondo RIME, saranno gli utenti della strada più vulnerabili

Biciclette, sorpassi e città 30

Per i ciclisti, come si sa, uno dei punti più controversi resta la distanza laterale durante il sorpasso. Il testo mantiene il riferimento a 1,5 metri, ma lo subordina alla possibilità concreta di rispettarlo. «Quell’“ove possibile” nella bozza del nuovo Codice – osserva Chiodi – permette automaticamente di essere indulgenti verso chi sceglie di sorpassare, magari mettendo a rischio la vita di chi sta in bicicletta».

Nel documento presentato alla Camera, RIME propone un principio differente: quando manca lo spazio per effettuare un sorpasso sicuro, il conducente dovrebbe attendere anziché superare a distanza ridotta.

Altrettanto importante è la questione della velocità urbana. Lo schema non introduce il limite ordinario di 30 km/h sulle strade locali e di quartiere e, secondo la rete, aggiunge vincoli alla possibilità dei Comuni di adottare limiti inferiori e interventi di moderazione del traffico.

La preoccupazione riguarda anche l’autonomia amministrativa. Il documento segnala un possibile rafforzamento dei poteri ministeriali e prefettizi, con maggiori possibilità di contestare le decisioni locali. «Influenzeranno e renderanno più difficile il lavoro di chi realmente crede nella promozione di infrastrutture per la ciclabilità o per la sicurezza. Penso ai sindaci, penso alle Regioni», sottolinea Chiodi.

Per chi pedala quotidianamente, quindi, le conseguenze potrebbero andare oltre le regole di comportamento: inciderebbero anche sulla possibilità di avere strade progettate per ridurre i pericoli, sempre in virtù di quell’assunto sulla “libera circolazione” introdotto.

Ciclisti, auto, sorpasso, sicurezza stradale
L’espressione “ove possibile” relativa al metro e mezzo che l’automobilista deve rispettare in fase di sorpasso rischia di minare l’efficacia della norma
Ciclisti, auto, sorpasso, sicurezza stradale
L’espressione “ove possibile” relativa al metro e mezzo che l’automobilista deve rispettare in fase di sorpasso rischia di minare l’efficacia della norma

La posizione di RIME

Sulla questione, RIME ha redatto un position paper che individua sette criticità complessive. Una delle più significative riguarda gli attraversamenti pedonali: il nuovo testo imporrebbe a chi attraversa di verificare di essere stato visto e che i veicoli si fermino. «Secondo noi c’è proprio un errore giuridico, nel senso che una persona viene obbligata ad accertarsi di una percezione altrui, quindi deve verificare di essere stata vista. Non è chiaro come il legislatore preveda che venga verificata questa cosa, se con un cenno d’intesa o con una stretta di mano», commenta sarcasticamente Chiodi.

Il documento contesta anche alcune modifiche al sistema sanzionatorio: la riduzione da 90 a 45 giorni del termine di notifica per determinate infrazioni rilevate da remoto, il trattamento più favorevole di alcune violazioni ripetute dei limiti di velocità e l’introduzione di un’unica sanzione per ingressi abusivi multipli nella stessa ZTL durante una giornata.

RIME riconosce invece come positiva la destinazione del 7,5 per cento dei proventi delle sanzioni statali all’educazione stradale nelle scuole, pur considerandola insufficiente a compensare le criticità della riforma.

RIME Rete Italiana Mobilità Equa, Francesca Chiodi, Codice della Strada, Camera dei DEputati
“Codice fuori strada” è il nome della mobilitazione nazionale prevista per il 14 e 15 novembre prossimi (grafica Sara Gioria)
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Il 15 novembre tra le varie mobilitazioni indette da RIME verrà riproposta la ciclabile umana a Torino sorta all’indomani della morte del piccolo Nicolò (grafica Sara Gioria)

La mobilitazione del 14-15 novembre

La richiesta avanzata alla Camera è di sospendere l’iter del decreto e aprire un confronto sostanziale con Parlamento, Regioni, Comuni e associazioni. «Non basta una correzione estetica qui e lì – afferma Chiodi –  non ci accontentiamo di un “botox” per togliere qualche ruga. Bisogna fare una riscrittura molto profonda».

Il testo è ora all’esame delle commissioni parlamentari competenti. RIME auspica che le osservazioni della società civile siano considerate prima dell’approvazione definitiva. «Vogliamo che le commissioni prendano attentamente in considerazione tutte le osservazioni delle associazioni e anche il supporto di ANCI e delle Regioni. E’ adesso che si gioca la partita, una partita da cui dipende la vita di tantissime persone».

La mobilitazione proseguirà nel fine settimana del 14 e 15 novembre con la mobilitazione “Codice fuori strada”, in concomitanza con la Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada. «Noi diciamo “vittime SULLA strada” – precisa Chiodi in conclusione – perché la strada non uccide, sono le persone che non seguono le regole a farlo. Questa è una formula che ci viene spesso ricordata dalle associazioni familiari vittime, le quali ci permettono di rivedere e mettere in discussione anche le parole che usiamo certe volte». 

A tal riguardo RIME sta raccogliendo e sostenendo le iniziative organizzate nelle città italiane del weekend del 14 e 15 novembre prossimi, fornendo sia una mappa degli appuntamenti, che un kit online per portare la protesta nella propria città: dalle grafiche per i social, ai materiali di supporto per l’organizzazione, ai moduli per fare advocacy presso le amministrazioni locali.

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