Organizzare una granfondo ed un evento in genere è sempre più complicato. Costi elevati, burocrazia, difficoltà legati ai nullaosta per il passaggio della manifestazione ciclistica, legami di vario genere con il territorio, ma anche lo scarso ricambio generazionale tra gli stessi organizzatori.
Ne abbiamo parlato con Sandro Stevan, responsabile organizzativo della Granfondo Fenix Bra Bra Specialized Langhe Monferrato Roero, arrivata quest’anno al compleanno numero 33 (21 edizioni gestite in prima persona). Stevan è stato protagonista anche al Giro d’Italia 2021, quando una tappa della corsa rosa prese il via proprio da Bra. Una vita spesa per la bici ed organizzazione di eventi di promozione.


Trenatré anni sono un bel traguardo, etichetta di granfondo storica meritata!
Direi proprio di sì. La Bra Bra nasce nel 1992 per merito di una iniziativa comunale ed a favore della promozione del territorio. Qui si aggiunge anche l’obiettivo di dare un ulteriore input alla stagione turistica, per noi incentrata tra la fine dell’estate e l’autunno, grazie al contesto vitivinicolo, al tartufo, all’enogastronomia in genere.
Con gli anni la granfondo è diventata molto più che un’appendice?
Con il passare delle stagioni la nostra prova è diventata un riferimento. Siamo partiti da circa 500 adesioni, abbiamo passato i 2.500 iscritti e anche grazie al ciclismo il nostro territorio è conosciuto in tutto il mondo. Aggiungo che anche grazie alla bicicletta che siamo entrati nel Patrimonio Unesco.


Hai unito anche tre contesti territoriali vicini e lontani al tempo stesso!
Langhe, Roero e Monferrato, tutti e tre sono toccati dal percorso. Ho sempre immaginato questo approccio come un segno di rispetto verso i territori magnifici che ci ospitano.
Sandro Stevan organizzatore non è mai sceso a compromessi?
Non ho mai accettato i compromessi in fatto di qualità dell’evento, a partire dal pacco gara, fino ad arrivare, ovviamente, alla qualità complessiva della manifestazione. E’ vero, gli aspetti da considerare sono diversi e le situazioni che si creano sono molto differenti tra loro, poi organizzazioni come la nostra dipendono anche da decisioni altrui. Ottenere un prodotto di qualità è possibile e siamo stati riconosciuti anche per questo, non è stato sempre facile, ma sono stati raggiunti dei bei traguardi.


Sponsor con nomi importanti e di peso, ha contato anche questo?
Un aspetto tanto importante. Nomi importanti come Specialized e Fenix ci hanno sostenuto, economicamente, dal punto di vista della veicolazione dell’immagine e per il lustro che ci hanno dato. In alcuni momenti, proprio l’avere al proprio fianco aziende che, oltre ad investire, sono anche molto appassionate, è un valore aggiunto di non poco conto.
Un aspetto più ostico di altri in fase di organizzazione?
Due fattori che mi creano sempre qualche grattacapo. Lasciando da parte gli aspetti strettamente legati all’organizzazione della granfondo. Il primo mal di testa viene quando mi rendo conto che devo dipendere dalle decisioni di altri. Il secondo è il lavoro di tessitura, perché di questo si tratta, tra i vari enti ed amministrazioni locali. Bisogna lavorare di scalpello e farlo con delicatezza.


Insomma, tanto lavoro nel dietro le quinte?
Un lavoro enorme che talvolta non è riconosciuto. Al tempo stesso il ciclista amatore che partecipa ignora, ma organizzare una granfondo non è un lavoro di due giorni.
Immaginiamo un grande impegno anche nel trovare persone fidate che diano una mano!
Per fortuna ci sono, ma sempre meno. E’ mia opinione che proprio l’aspetto legato ad un ricambio generazionale pressoché inesistente di organizzatori o di chi non vuole assumere delle responsabilità organizzative, è uno dei fattori che sta fomentando questa selezione e morìa di eventi amatoriali e granfondo. Anche io lascerò dopo l’edizione che si svolgerà il 17 maggio 2026.


Brutta notizia!
Credo di aver dato molto al ciclismo in tutte le sue forme ed il ciclismo mi ha donato tanto. Lascio per motivi personali e professionali, considerando inoltre che la mia attività lavorativa vera e propria è un’altra. Mi spiace, ma è pur vero che è giusto il momento di passare la mano e tornare a godersi qualche pedalata in sella alla bicicletta, magari come partecipante di una granfondo, da grande appassionato pedalatore.







