Di solito le salite dolomitiche più celebri sono anche quelle che fanno più paura. Basta nominare Pordoi, Sella, Giau o Fedaia e immediatamente affiorano ricordi di imprese epiche, gambe indurite dall’acido lattico e panorami da cartolina. Ma le Dolomiti custodiscono anche luoghi meno conosciuti, dove il ciclismo su strada può esprimersi nella sua forma più autentica. Parliamo della Val d’Ega (in apertura foto BikeHotels Alto Adige).
La Val d’Ega è quel piccolo angolo dell’Alto Adige incastonato tra il Catinaccio e il Latemar. Una terra dove il turismo ciclistico non è ancora stato travolto dai grandi numeri e dove ogni salita conserva un fascino genuino. Oggi ci concentriamo sul versante occidentale di questi due splendidi gruppi dolomitici, quello atesino, appunto della Val d’Ega. Mentre in quello orientale si snodano la Val di Fassa e la Val di Fiemme.


Val d’Ega, non solo MTB
Dal 10 al 14 giugno la valle ospiterà i Rosadira Bike Days, evento dedicato soprattutto agli appassionati delle ruote grasse. Il nome richiama l’Enrosadira, il fenomeno che al tramonto tinge di rosso le pareti dolomitiche. Una leggenda che nasce proprio qui, tra le montagne del regno della principessa Dolasilla.
Ma sarebbe un errore pensare che la Val d’Ega sia esclusivamente territorio da mountain bike. Anzi, per gli amanti della bici da strada rappresenta un autentico parco giochi. Da queste parti si possono concatenare alcune delle salite più belle e meno inflazionate delle Dolomiti: Passo Costalunga, Passo Lavazè, Passo di Pampeago, Passo Nigra e la panoramica SP72 che collega Nova Ponente, Aldino e Ponte Nova.
Strade perfettamente asfaltate, traffico ridotto e panorami continui fanno della zona una destinazione ideale per chi cerca qualcosa di diverso dai classici itinerari del Sellaronda.


Costalunga e il Lago di Carezza
Il Passo Costalunga occupa un posto speciale nella storia del ciclismo. Nel 1937 fu la prima salita dolomitica inserita nel percorso del Giro d’Italia. Quel giorno transitò per primo in vetta un giovane Gino Bartali, destinato a diventare una leggenda.
Dal versante altoatesino la salita prende forma da Ponte Nova. Sono circa 13 chilometri di ascesa con pendenza media attorno al 6 per cento. I numeri non impressionano, ma la regolarità dell’ascesa consente di trovare il proprio ritmo e godersi il paesaggio.
La strada attraversa Nova Levante e sale progressivamente verso il cuore del gruppo del Catinaccio. Le pendenze raramente diventano proibitive, ma non concedono mai un vero tratto di recupero. Una salita da passista più che da scalatore puro. Il premio arriva negli ultimi chilometri. Da una parte le pareti del Catinaccio, dall’altra le guglie del Latemar che sembrano accompagnare il ciclista fino al valico.
Poco prima del passo merita una sosta il Lago di Carezza. Le sue acque color smeraldo riflettono le montagne circostanti creando uno degli scorci più iconici dell’intero arco alpino. Non a caso viene spesso definito la perla delle Dolomiti.
Ma c’è anche una variante-appendice succosa in cima al Costalunga e si chiama Passo Nigra. Chi desidera aggiungere un pizzico di durezza può deviare verso questo davvero poco noto, ma altrettanto selvaggio. Questa strada secondaria collega il Costalunga all’altopiano di Nova Ponente attraversando fitte foreste e zone molto meno frequentate dal turismo di massa.
L’ambiente cambia radicalmente. Spariscono gli alberghi e i centri abitati, lasciando spazio a boschi silenziosi e panorami aperti sul Catinaccio. Le pendenze diventano più irregolari e in alcuni tratti superano abbondantemente il 10 per cento. Una salita che conserva ancora oggi un carattere quasi selvaggio.


Pampeago lato atesino
Molti conoscono Pampeago grazie agli arrivi del Giro d’Italia e pertanto quello che s’inerpica da Tesero, Val di Fiemme. Pochi sanno invece che il valico vero e proprio, il Passo di Pampeago (Reiterjoch), può essere raggiunto anche dal versante altoatesino. La salita parte dalla Val d’Ega e può essere affrontata sia da Nova Ponente sia da San Nicolò d’Ega. Si sviluppa attraverso boschi fittissimi di abete rosso e offre un ambiente molto diverso rispetto alle grandi strade dolomitiche.
I chilometri iniziali sono relativamente pedalabili, ma l’ascesa aumenta progressivamente di difficoltà. Gli ultimi tratti verso il passo propongono pendenze costanti e una sensazione di isolamento quasi assoluta.
Il valico si trova a oltre 1.980 metri di quota e rappresenta uno dei punti più panoramici dell’intera zona. Da qui si domina la catena del Lagorai e gran parte delle Dolomiti orientali. Proprio perché meno noto, il versante altoatesino conserva ancora oggi un fascino discreto e poco conosciuto.


Sul Lavazè…
Se si volesse partire addirittura dalla Valle dell’Adige, nei pressi di Bolzano, il Passo Lavazè diventerebbe una delle ascese più lunghe dell’intero Alto Adige, superando abbondantemente i 30 chilometri di sviluppo. Restando invece nel comprensorio della Val d’Ega, la salita appare più accessibile ma mantiene comunque un carattere impegnativo. Da Ponte Nova al valico si sviluppa per circa 16 chilometri con pendenze spesso comprese tra il 6 e l’8 per cento, fino a toccare i 1.808 metri della cima. Anche se dopo l’incrocio con la SP72 c’è un lungo tratto senza curve degne di nota che s’inerpica al 14 per cento. Dove da sfondo, visovo e sonoro, c’è il gorgoglio potente di un torrente.
E infatti, una delle peculiarità del Lavazè è l’assenza quasi totale di tornanti. La strada procede infatti con lunghi rettilinei immersi nei boschi. Solo nel tratto conclusivo compaiono alcune curve più marcate che accompagnano verso l’altopiano del Lavazè. Il panorama si apre progressivamente e regala una sensazione rara nelle Dolomiti: quella di pedalare all’interno di grandi spazi aperti anziché tra pareti rocciose.


Dove dormire
Per chi vuole esplorare la Val d’Ega in bicicletta esistono numerose strutture specializzate nell’accoglienza dei ciclisti. L’Hotel Engel di Nova Levante, per esempio, rappresenta uno dei riferimenti principali per chi cerca servizi dedicati alle due ruote, dalle escursioni guidate ai depositi sicuri per le biciclette.
Anche Nova Ponente e Carezza offrono diverse strutture bike friendly, spesso dotate di officina, lavanderia tecnica e menù pensati per gli sportivi. Se si vuole stare in quota, certamente Carezza è il luogo più indicato.Altrimenti il punto nevralgico è Nova Ponente.
In ogni caso una sicurezza certifica, e di cui abbiamo anche già parlato, sono BikeHotels Alto Adige. In Val d’Ega ce ne sono ben otto. Qui la lista (anche in versione appartamento).







