Lecco - Capanna Margherita, Alessandro SozziLecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi

| 19 Luglio 2026

Da Lecco a Capanna Margherita: impresa Bike&Ski di Sozzi

Ci sono imprese che si misurano con il cronometro e altre che lasciano il segno per il modo in cui vengono vissute. Quella di Alessandro Sozzi appartiene decisamente alla seconda categoria. Il suo obiettivo non era stabilire un record, ma unire in un’unica linea continua le due passioni che lo accompagnano da sempre: la bicicletta e lo sci alpinismo. Così, alle tre del mattino del 18 aprile, ha chiuso la porta di casa a Lecco, è salito in sella e ha iniziato un viaggio che lo avrebbe portato fino ai 4.556 metri di Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa.

Prima quasi 240 chilometri di bici, poi il cambio di attrezzatura, da quella per le due ruote a quella per lo scialpinismo, e infine la lunga salita con gli sci sul Monte Rosa. Nessun albergo, nessuna scorciatoia, nessun trasferimento in auto lungo il percorso: solo la continuità del viaggio. Sedici ore di movimento quasi ininterrotto e oltre 5.200 metri di dislivello sono i numeri che raccontano l’impresa (le foto dell’articolo sono state fornite dal protagonista).

Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
Nei pressi di Staffal, in testa alla Valle di Gressoney, Sozzi ha concluso la porzione in bici. Anche questa è stato un gran viaggio
Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
Nei pressi di Staffal, in testa alla Valle di Gressoney, Sozzi ha concluso la porzione in bici. Anche questa è stato un gran viaggio

Due passioni, un’idea

Ma sono soprattutto le parole di Sozzi a spiegare perché certe avventure valgono molto più dei numeri. «L’idea è nata quasi per gioco – racconta Sozzi – Io vivo di due grandi passioni: la bicicletta e lo sci alpinismo. Dopo alcune uscite partendo direttamente da casa, come lo Spluga e il Resegone, ci abbiamo (Sozzi ha pedalato con degli amici, ndr) preso gusto. A quel punto mi sono detto: perché non il Monte Rosa e Capanna Margherita?».

Il Monte Rosa è montagna speciale per Alessandro. La frequentava fin da ragazzo insieme al padre e gli è rimasta nel cuore. Da qui nasce il progetto Casa-Margherita, quasi in contrapposizione alla celebre sfida “Genova-Margherita” che va per la maggiore.

«Molti cercano il record. A me interessava vivere l’avventura. Abbiamo trasportato tutto il materiale da soli: sci, scarponi, pala, ARTVA e tutto il necessario. Nessun supporto esterno durante il viaggio. Mi piace questo modo di andare in montagna, in autosufficienza, senza scorciatoie. La filosofia è semplice: ogni metro deve essere conquistato con le proprie forze». Insomma, il viaggio non comincia quando si mettono gli sci, ma nel momento stesso in cui si esce di casa e si gira la chiave nella serratura.

Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
Da Lecco a Capanna Margherita, Alessandro Sozzi ha pedalato su bici Bergamont
Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
Da Lecco a Capanna Margherita, Alessandro Sozzi ha pedalato su bici Bergamont

Da Lecco al Monte Rosa

La parte ciclistica è stata lunga quanto una granfondo alpina. Quei 230 chilometri prima ancora di iniziare a camminare sulla neve. «Avevo preparato – riprende Sozzi – il percorso con le applicazioni dedicate alla bici, cercando soprattutto strade secondarie e provinciali. Pensavo di tenere una media molto più bassa, invece è andato tutto meglio del previsto, complice una giornata perfetta, senza vento contrario e con un’alimentazione studiata nei dettagli. La mia compagna è nutrizionista e mi aveva preparato tutto. La differenza l’ha fatta proprio il mangiare con regolarità, senza aspettare di avere fame. Non ho avuto alcun calo».

Fino a Pont-Saint-Martin la strada è filata via veloce. Poi la valle ha iniziato a salire verso Gressoney e Staffal, il paesino in testa alla valle a quota 1.825 metri. L’arrivo è stato addirittura con due ore di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Tempo sufficiente per rifocillarsi, attendere l’amico che li avrebbe raggiunti e preparare la seconda parte dell’impresa. Perché il viaggio, in realtà, stava soltanto cambiando forma.

Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
Sozzi ha usato sci Scott per raggiungere la Capanna Margherita. Lui e i suoi compagni della parte sciistica sono partiti alle 23 da Staffal
Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
Sozzi ha usato sci Scott per raggiungere la Capanna Margherita. Lui e i suoi compagni della parte sciistica sono partiti alle 23 da Staffal

La notte, il ghiacciaio, l’alba

Alle undici di sera le biciclette sono rimaste nel furgone e hanno lasciato spazio agli sci. «Siamo partiti direttamente dall’auto con gli sci ai piedi, risalendo la pista. Dovevamo arrivare in vetta con la luce del mattino: salire fin lassù completamente al buio non avrebbe avuto senso».

La lunga notte sul Monte Rosa è trascorsa nel silenzio del ghiacciaio, interrotto soltanto dal rumore delle pelli sulla neve. Il tratto più impegnativo è stato il Canale delle Aquile, a detta di Sozzi il passaggio più tecnico dell’intera frazione di scialpinismo, affrontato completamente ghiacciato e al buio. Ma sono anche questi momenti che esaltano certe avventure.

«Non abbiamo mai tolto gli sci, ma lì è stata davvero la parte più tecnica. Poi, intorno alle quattro del mattino, il ghiacciaio si è lentamente illuminato. Eravamo completamente soli. Chi parte dai rifugi arriva più tardi, mentre noi eravamo già in piena salita. Vedere l’alba sul Monte Rosa senza nessuno intorno è qualcosa che difficilmente dimenticherò».

Anche la fatica è passata quasi in secondo piano. «Io non ho avuto crisi particolari. Uno dei nostri compagni ha accusato un po’ di mal di montagna attorno ai quattromila metri, ma ci siamo aiutati. Un altro nostro compagno gli faceva fare 30 passi e poi la sosta. Trenta passi e sosta… Alla fine siamo arrivati tutti insieme a Capanna Margherita».

Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
La foto di rito, Capanna Margherita è conquistata. Un’emozione fortissima
Lecco - Capanna Margherita, Alessandro Sozzi
La foto di rito, Capanna Margherita è conquistata. Un’emozione fortissima

Un riflessione profonda

L’arrivo a Capanna Margherita non rappresenta un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso personale fatto di esplorazione e rispetto per la montagna. «Il Monte Rosa era la scelta giusta perché lo conosco, ci sono affezionato ed è una montagna iconica. Ma il prossimo obiettivo è già deciso: l’anno prossimo proveremo il Monte Bianco».

Nelle sue parole, però, trova spazio anche una riflessione meno romantica e decisamente più attuale che si lega al grande caldo e ai cambiamenti climatici. Sozzi è tornato sul Monte Rosa poche settimane dopo insieme alla compagna e ha trovato un ambiente profondamente diverso.

«Ad aprile il ghiacciaio era ancora ben coperto, quasi senza crepacci. Quando sono tornato, invece, la situazione era cambiata tantissimo. Ci sono crepacci enormi e il ghiacciaio soffre davvero. La lingua di ghiaccio verso il rifugio Mantova sembra quasi un fiume. È brutto da vedere».

Il suo viaggio, quindi, racconta anche questo: il privilegio di attraversare ambienti straordinari che stanno cambiando rapidamente. Anche questo a nostro avviso è un valore portante di questa avventura. L’imparare a vivere con lentezza, più vicini ai tempi della natura in qualche modo.

Prima di chiudere segnaliamo che un video-documentario dell’impresa si può vedere cliccando qui.

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