FELTRE (BL) – Milleottanta volti che hanno reso ancor più magica la sana follia della 24 Ore Feltre Connection. Nel circuito cittadino bellunese, dalle 21 di venerdì 15 a quelle di sabato 16 giugno sono sfrecciati tanti campioni del pedale del passato, stelle attuali di altri sport e personaggi famosi, ma la bellezza di questa manifestazione che ogni anno riesce a stupirci è che all’interno delle 90 squadre si racchiudono tante piccole storie da raccontare.


Ali Ustun, turco d’Italia
Con la maglia rosa della squadra Castelli for fun c’è Ali Ustun. Originario di Ankara, ma trasferitosi per motivi di studio a Milano, in Italia è entrato nella grande famiglia della bicicletta.
«La mia prima 24 ore è stata nel 2015 e da lì sono sempre tornato ogni anno, escludendo ovviamente il periodo di stop per il Covid», racconta insieme all’amico Vittorio, con cui condividono viaggio e passione dall’anno successivo, il 2016. Girano come trottole nel centro storico tra le 3 e 6 alternandosi con l’ungherese Csaba, poi qualche ora di riposo e via di nuovo a spronare i compagni, prima di tornare in pista tra le 15 e le 18.


Sofia Marchesini, un weekend senza orari
Poi c’è chi come Sofia Marchesini che gli eventi è abituata a organizzarli, vedi l’impegno da venue manager all’Olympia delle Tofane di Milano Cortina 2026 o le operazioni in arrivo all’ultimo Giro d’Italia per Rcs Sport. A Feltre però, trova la sua isola felice e lascia che la bicicletta la trasporti per il fine settimana senza orari, tabelle da seguire o gruppi da coordinare.
«La mia squadra – comincia a raccontare – è la Out of Shape into the Party che rispecchia proprio la nostra condizione. La 24 ore è un evento unico perché ci riunisce tutti insieme tra atleti ed ex visto che io mi dilettavo con lo sci freestyle. La cosa bella è che se anche sei fuori forma, come dice il nome del nostro team, dai sempre il meglio che puoi e cerchi di girare alla velocità più alta che riesci, cercando di sopravvivere.
«Noi ragazze in particolare, andiamo a caccia di qualche gruppetto per fare meno fatica, ma la cosa più importante sono i bei ricordi che ogni anno ci lascia dentro questa manifestazione, grazie agli sforzi degli organizzatori, tra cui super donne come Anna Valerio e il suo team del Pedale Feltrino».


Andrea Ghisolfi, tappabuchi dell’ultima ora
Vi abbiamo detto che, dallo scorso anno, Mattia Casse ha composto una squadra che anche in questa edizione ha trionfato nella classifica delle formazioni charity, raccogliendo soldi per i bambini in terapia intensiva neonatale a Bergamo (Seicento Battiti per la Tin). Andrea Ghisolfi è uno degli amici storici del discesista azzurro di Coppa del mondo.
«Abbiamo un gruppo che si chiama Umido Bergamo – racconta il quarantaduenne alla prima esperienza alla kermesse bellunese – e quando lui non gareggia sulla neve, ci troviamo e organizziamo sempre. Una domenica, mentre stavamo pedalando attorno al lago d’Iseo, ci siamo fermati per un caffè e gli ho chiesto se potevo unirmi al loro maxi gruppo per giugno, se ci fosse stato posto».
Sembrava una richiesta così campata per aria, invece no. «Di fatto – ride – sono subentrato all’ultimo perché martedì, a pochi giorni dalla gara, Mattia mi ha chiamato per una defezione dell’ultimo minuto ed eccomi qui a Feltre».
Lo incontriamo in una pausa di ristoro e ne approfittiamo per rubare un pezzo della loro super crostata. Nel pomeriggio, invece, visto il caldo, lo stesso Casse ha fatto il giro degli stand offrendo un gelato ai componenti degli altri team. Vi assicuriamo che persino il plurimedagliato fondista Federico Pellegrino della squadra benefica C’è da Fare ha ceduto alla tentazione.


Filippo Guarnieri e due team per Fabio Aru
Un altro che ha dovuto convincere, ma non troppo, il suo capitano è stato Filippo Guarnieri, trentenne anch’egli al debutto.
«Mi occupo di marketing ed eventi per Specialized – dice – ed è anche colpa mia se quest’anno abbiamo deciso di essere presenti con due squadre unendo le forze con Outride per raccogliere fondi per la Fabio Aru Academy. Mi sento davvero benissimo a vivere l’evento in prima persona e sono contento di aver insistito con Daniel Oss per portarmi e inserirmi nella squadra con la maglia bianca per lo staff, mentre gli ambassador erano in maglia nera».


La Carica dei 104: un mare di voti
Lo sapevate poi che un’altra gara nella gara oramai in voga da qualche anno è quella per la maglia più originale? Stavolta a trionfare, con una cascata di voti sui social, è stata la formazione la Carica dei 104 dell’irriverente fotografo outdoor e youtuber Roberto Bragotto, che ha attaccato gli sticker della sua squadra a metà dei presenti.
Oltre a trovare undici compagni dispersi nei vari paesi della Pedemontana e a vestirli scimmiottando i dalmata del famoso cartone Disney, ha fatto affidamento su di un’altra figura, il mental coach Joacopo Barbozza, detto Bubi.
«Ci voleva uno che li tenesse un po’ concentrati in questo pazzo weekend. Li comando a bacchetta, per cui mangiano e bevono quello che dico io», ci ha raccontato con un sorriso il guru di questa banda di scalmanati.


Bariolè Cycling Team, vestiti come Super Mario
L’avevamo definito il Natale della bicicletta? Forse, per quanto il mezzo a due ruote sia per molti un oggetto di culto, dobbiamo ritarare con un’altra festività più pagana. Come avrete ben capito, infatti, la goliardia è l’anima di questo Carnevale del pedale e un’altra squadra che ha conteso la palma per la simpatia, oltre che per la divisa più creativa è stata quella del Bariolè Cycling Team.
Simone Turrin, gestore dell’attività che si trova proprio ai bordi del circuito, è il deus ex machina che si è inventato il concept 2026, con le bretelle disegnate a mo’ di idraulico e i colori alla Super Mario. Giacomo Mornico, alla sua prima esperienza, ha pensato bene di farsi crescere anche i baffi per assomigliare il più possibile al celeberrimo personaggio dei videogiochi.


Anna Tollardo, dal rugby alla bici
Non scherzano anche i Lupi e Allupate, giocando sull’animale mitico simbolo del Manghen, la salita epica delle Dolomiti bellunesi. Prima del suo ultimo turno pomeridiano del sabato incontriamo Anna Tollardo. Trentenne dalla vicina Pedavena è in realtà alla sua prima partecipazione alla 24 ore feltrina.
«I miei amici mi hanno convinto a una festa del rugby – spiega – io lavoro in fabbrica, ma quando ho tempo e voglia, mi alleno in bici. La cosa più bella di questo weekend è sicuramente la gente, sono felicissima di essermi lanciata in questa nuova sfida».


Marika Bon, la 24h per sole donne
Poco più in là c’è Marika Bon. Cinquantatreenne di Conegliano è parte del team tutto al femminile delle Tinky Ladies. «Oramai ho perso il conto delle volte che ho partecipato alla 24h, ma ogni anno è sempre più bella».
D’altronde con 20 mila persone a fare il tifo, amici e parenti a dare supporto o a prestarsi da sbandieratori, musica e animazione senza soluzione di continuità risulta davvero difficile non innamorarsi di quello che Daniel Oss ha definito «il girone dell’Inferno dantesco».







