PIAZZOLA DEL BRENTA (PD) – Se l’anno scorso avevamo detto che il BAM! è l’Isola che non c’è, quest’anno la pioggia (invero piuttosto inaspettata) del venerdì sera, l’ha reso più simile ad una Woodstock della bicicletta. E forse è un paragone ancora più calzante. Perché se nei leggendari tre giorni di Woodstock si è radunato tutto il meglio della musica della fine degli anni ‘60, nel fine settimana del BAM! si coagula in un posto solo, cioè nel parco di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova, tutto il meglio dei viaggi in bicicletta.
Ci sono i racconti delle traversate epiche che ispirano i neofiti, ma anche gli workshop per imparare a caricare la bici o quelli su come creare un reportage fotografico. C’è il cinema all’aperto, ci sono le ride di ogni lunghezza e difficoltà, e poi ci sono le feste la sera, che servono a cementare le amicizie vecchie e iniziarne di nuove. Ma, soprattutto, ci sono le persone che popolano il BAM!, quasi tutte arrivate in bicicletta da ogni parte d’Italia ma non solo.


L’entrata di Villa Contarini come le Colonne d’Ercole
Un buon punto di osservazione per capire cosa sia il Bicycle Adventure Meeting è mettersi appena fuori dall’ingresso dalle grandi cancellate della villa. Se si resta lì mezz’oretta seduti su una panchina si vede una continua processione di biciclette di ogni tipo, marca, colore, età, che arrivano da ogni lato e confluiscono tutte verso quell’unico punto.
Oltre le cancellate tutte quelle persone superano il sottoportico che porta al parco di Villa Contarini, messo a disposizione per il secondo anno dalla Regione Veneto, ed un po’ come superare delle Colonne d’Ercole, un passaggio stretto e obbligato che apre ad un altro mondo. Si entra e ci si trova in un paese dei balocchi fatto di tendoni in cui si tengono gli incontri e i talk, di gazebi in cui è esposto tutto lo scibile dell’attrezzatura dedicata al cicloviaggio, di una radura nel prato che diventa il centro di tutto. Si entra, con al propria bicicletta carica di bagagli, si trova un posto dove piantare la propria tenda, volendo ci si fa una doccia e poi si inizia a guardarsi in giro e a godersi quel viaggio immobile nel paese dei balocchi dei viaggi in bicicletta.
Gli appuntamenti del programma sono talmente tanti che perdercisi è inevitabile, anzi forse è parte integrante dell’esperienza. D’altronde il motto del BAM! è “Wrong roads make good stories”. Quindi può capitare di partire dalla tenda con l’idea di andare a sentire un talk in cui si racconta di una viaggio in Alaska, e lungo strada invece fermarsi a parlare con uno sconosciuto che ti racconta del suo itinerario che l’ha portato da casa sua a Forlì fino a Piazzola. Ma il bello del BAM! è che per tre giorni si è tutti dentro un unico luogo, e alla fine ci si ritrova sempre. Di solito, davanti ad una birra.


Un pubblico vario e sempre più giovane
Una cosa che stupisce sempre è come il pubblico sia vario, molteplice, caleidoscopico. Una cosa che ci ha detto anche Andrea Benesso, co-fondatore del raduno. «Ogni anno continua ad arrivare gente nuova, di ogni genere. Ci sono gli amici con la bici più semplice e con le borse laterali, come anche quelli con i mezzi di ultima generazione. E poi molta gente giovane, abbiamo un’età media che continua a scendere, un dato importante che non è per nulla scontato».
A noi, che siamo arrivati il sabato pomeriggio, è parso che la partecipazione fosse ancora maggiore del solito. Le tende che ospitavano i talk e workshop erano sempre strapiene, con le panche che quasi mai bastavano per accogliere le persone. Non è che la pioggia del venerdì non abbia fatto altro che amplificare la voglia di esserci il sabato e la domenica? A rendere questa Woodstock a pedali ancora più particolare e, forse, attesa?
Benesso ci conferma l’impressione: «La pioggia di fatto ci ha fatto perdere il primo giorno, il venerdì, però non c’è dubbio che il sabato e la domenica abbiamo avuto molte più persone dell’anno scorso. Anche la domenica mattina continuavano ad arrivare ciclisti che arrivano apposta per godersi gli ultimi appuntamenti. E poi abbiamo notato che c’era molta voglia di imparare, infatti avevamo messo in programma più workshop del passato e sono andati tutti benissimo».


Un evento inclusivo, parola di Sofiane Sehili
Questo aspetto è stato evidente e, secondo noi, molto importante. Perché dimostra che il BAM! è sì un festival in cui si va per farsi ispirare dai racconti di viaggio, ma è anche un evento in cui si può imparare davvero a livello pratico, offrendo un servizio che altrimenti sarebbe molto, molto difficile intercettare. Una cosa che forse, nemmeno a Woodstock nel ‘69 è stata possibile.
Non abbiamo parlato degli ospiti perché sono stati davvero decine, ma finiamo questo pezzo citandone uno, Sofiane Sehili. Sehili è uno degli ultracyclist più celebri al mondo, uno che ha vinto gare come Tour Divide, Silk Road Mountain Race, Atlas Mountain Race e Italy Divide. Era al BAM! per presentare un documentario realizzato dal filmmaker Marco Rimondi sulle sue avventure.
Sehili ha detto che al BAM! torna sempre volentieri, quando non è a pedalare in giro per il mondo, perché secondo lui è uno degli eventi più belli in Europa. E sapete perché? Il BAM! è straordinario, ha detto, perché è inclusivo, ci puoi trovare ogni tipo di appassionati di bici, ma tutti assieme perché accomunati dalla voglia di stare insieme e di pedalare. Come Woodstock insomma, ma in bicicletta.







