Run for Autism 2026, Roma, disabililtà, joeletteRun for Autism 2026, Roma, disabililtà, joelette

| 12 Aprile 2026

Run for Autism, podisti e bici speciali nel segno dell’inclusione

ROMA – La partenza da Piazza Bocca della Verità. Poi Piazza Venezia, via del Corso, via del Tritone, il Colosseo, le Terme di Caracalla e il Circo Massimo. Un percorso storico, artistico, molto bello che soltanto Roma al mondo può regalare. Un’atmosfera di grande festa: è quel che resta della Run for Autism 2026, oltre all’entusiasmo dei circa quattromila al via e la gioia per aver partecipato alla grande festa.

Questa storia probabilmente c’entra poco col ciclismo che siamo abituati a raccontare, ma nel gruppone variopinto dei podisti c’erano anche diverse joelette: mezzi speciali a due o più ruote grazie ai quali i partecipanti con difficoltà motorie hanno avuto la possibilità di partecipare in mezzo a tutti gli altri. E siccome la filosofia di bici.STYLE è raccontare ogni esperienza che è possibile vivere grazie alle due ruote, ecco che la Run for Autism è diventata anche per noi momento di gioia e riflessione.

«Oggi abbiamo corso la quattordicesima edizione della Run for Autism – racconta Roberta Paesani, vicepresidente di Progetto Filippide – una gara unica nel suo genere, in Italia e in Europa, perché sullo stesso percorso gareggiano persone con disabilità e persone senza disabilità, partecipando nello stesso identico modo, con lo stesso identico pettorale, gli stessi premi all’arrivo, la stessa medaglia, la stessa classifica finale, senza alcuna distinzione. Con le joelette si vuole dare la possibilità anche ai ragazzi che non possono correre con le loro gambe di farlo con le gambe di chi li accompagna, attraversando Roma ed essendo ugualmente protagonisti».

Il Progetto Filippide

Si corre da quattordici anni per ribadire quello che è scritto nell’articolo 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. L’Italia l’ha recepita e ne ha fatto una legge in cui si stabilisce il diritto alla pratica dello sport per le persone con disabilità in situazioni di uguaglianza. Non in un ambito a loro riservato, quindi, ma insieme a tutti gli altri.

«La manifestazione – prosegue Paesani – è organizzata dal Progetto Filippide, un programma sportivo per persone con disabilità. Il nostro intento è sempre stato quello di aprirci, dimostrare che nel nostro stesso mondo ci sono anche le persone con disabilità e possono fare delle cose insieme a tutti gli altri. Tra queste, sicuramente lo sport ci dà le possibilità maggiori.

«Poche settimane fa abbiamo seguito le Olimpiadi e le Paralimpiadi Invernali e abbiamo sentito dire che lo sport abbatta le barriere. Si parte tutti dallo stesso nastro di partenza, non ci sono disuguaglianze di genere, razza e religione. La persona che compie il gesto sportivo è atleta in quanto praticante del suo sport. Noi lo abbiamo sempre pensato e pertanto abbiamo promosso la nostra gara in questo senso, invitando tante persone con disabilità e non solo con autismo, nonostante il nome. La Run for Autism è aperta a tutte le persone con disabilità».

Tra fatica e sorrisi

Quel che lascia il segno e ti mette di buon umore è lo sguardo di chi finisce la prova. Tolti coloro che l’hanno fatta per vincere, gli altri si sono ritrovati nello stesso gruppo, faticando gomito a gomito, scambiandosi incitamenti e sorrisi, con lo scorrere delle ruote delle joelette accanto al ballonzolare dei più che l’hanno fatta a piedi. La nostra società esclude, lo sport abbraccia. Abbiamo raccontato in altre occasioni di come l’associazionismo (esemplare il lavoro della Asd Franco Ballerini di Bari) lavori proprio sui ragazzi autistici e disabili, facendo della bicicletta il passe-partout per la normalità.

«Questa manifestazione permette a tutti di partecipare – prosegue Paesani – quindi oltre gli agonisti, ci sono migliaia di persone che corrono per stare insieme. Nello stesso gruppo abbiamo visto i bambini, abbiamo visto tanti neonati con le famiglie, ragazzi, persone anziane e ognuno con il proprio passo. All’arrivo non c’è differenza, la medaglia è per tutti perché tutti hanno compiuto il percorso ed è molto molto emozionante vederli partire con entusiasmo e ritrovarli poi al traguardo tutti trionfatori, vincitori della loro giornata.

«In Italia – prosegue – siamo promotori di questo concetto di uguaglianza di sport per tutti. Siamo all’avanguardia: tanto cammino si è fatto, ma tanto ancora resta da fare. Più che altro perché le strutture non ci sono, è difficile sostenere i costi, avere le palestre, le piscine e i campi sportivi. All’interno del Comitato Italiano Paralimpico, c’è la Federazione dei Paralimpici Intellettivi e Relazionali, nella quale ricadiamo anche noi con le nostre attività per le persone con autismo, che fanno moltissime attività sportive a vari livelli».

Sul percorso due gruppi scout Agesci (Roma 63 e Roma 64): alcuni di loro hanno corso accanto ad atleti disabili. E c'è anche ci ha corso vestito da Elsa di Frozen
Sul percorso due gruppi scout Agesci (Roma 63 e Roma 64): alcuni di loro hanno corso accanto ad atleti disabili. E fra i partecipanti c’è stato anche chi ha corso vestito da Elsa di Frozen

Solidarietà e servizio

Il progetto Filippide è associato alle Nazioni Unite e ogni anno partecipa alla conferenza degli Stati membri sulla Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità che si svolge a giugno a New York. In quel contesto, l’Italia è ben considerata per le sue leggi, per le tantissime attività che si svolgono e la solidarietà sociale che esse stimolano.

«Sulla strada ci sono sempre tanti volontari – il racconto prosegue – perché il percorso è lungo. Ci sono le donne e gli uomini della Croce Rossa, della Protezione Civile o anche i gruppi scout. Per loro in particolare è una forma di servizio, uno dei punti chiave del loro stesso essere. Oggi l’hanno fatto a vari livelli: pratico, tecnico, per raccogliere l’immondizia, portare le tansenne, dare l’acqua, ma anche impegnandosi personalmente accanto a persone con disabilità.

«Non è la prima volta. Il gruppo Roma 64 è sempre stato molto vicino al Progetto Filippide, perché anche io sono un ex scout di quel gruppo – Paesani ora sorride – quindi seminiamo e troviamo sempre rispondenza e accoglienza». 

Roma ha accolto Run for Autism con una giornata luminosa ma grigia e un percorso fantastico
Roma ha accolto Run for Autism con una giornata luminosa ma grigia e un percorso fantastico
Roma ha accolto Run for Autism con una giornata luminosa ma grigia e un percorso fantastico
Roma ha accolto Run for Autism con una giornata luminosa ma grigia e un percorso fantastico

Roma ha accolto la Run for Autism, con curiosità e calore. Lo sport è una repubblica a se stante, che vive di valori e solidarietà sconosciute nella vita (presunta) civile. Qualsiasi gara o manifestazione su strada mette fianco a fianco le persone più diverse, che per quelle poche ore sono accomunate dalla passione e non vengono divise dal censo.

La fatica è il giudice più democratico: nel correre tutti insieme di questa giornata a Roma c’è stata la voglia di condividere l’esperienza per sentirsi parte di un solo corpo. Da domani forse tutto tornerà come prima, con la speranza tuttavia che la fiammella che s’è accesa grazie alla Run for Autism contribuisca a ridurre le distanze e ad aprire occhi e cuori.

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