Il viaggio verso l’Everest di Claudio Piani. Denso di riflessioniIl viaggio verso l’Everest di Claudio Piani. Denso di riflessioni

| 25 Ottobre 2026

Il viaggio verso l’Everest di Claudio Piani. Denso di riflessioni

Ci sono viaggi che mantengono nel tempo un proprio valore, che testimoniano un racconto che non perde mai d’attualità. Il suo (uno dei tanti), Claudio Piani l’ha fatto due anni fa, partendo un bel giorno da Milano per arrivare pedalata dopo pedalata fino alle pendici dell’Everest. Anzi, fino al suo campo base.

Ma come molto spesso succede, non è tanto la meta che conta, anche se in questo caso ha una suggestione tutta sua, quanto il viaggio stesso, che nel caso di un ciclista diventa un crogiolo di storie. Un viaggio che proprio in questi giorni è diventato un docufilm, “Road to Everest”, disponibile su Amazon Prime.

Sullo sfondo la Cattedrale di Santa Sofia a Istanbul, la porta verso l'Asia
Sullo sfondo la Cattedrale di Santa Sofia a Istanbul, la porta del viaggio di Piani verso l’Asia
Sullo sfondo la Cattedrale di Santa Sofia a Istanbul, la porta verso l'Asia
Sullo sfondo la Cattedrale di Santa Sofia a Istanbul, la porta del viaggio di Piani verso l’Asia

Un viaggio oggi quasi irrealizzabile

«Sono partito il 19 febbraio 2024 e ho impiegato 227 giorni fino al campo base dell’Everest. Dall’Italia del Nord ho attraversato i Balcani, poi sono entrato in Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan, India, Nepal e campo base dell’Everest».

Sono passati due anni, ma rileggendo l’elenco dei Paesi attraversati da Piani sembra un’eternità. Soprattutto è un viaggio oggi improponibile nelle identiche condizioni, in territori oggetto di guerre, dove si assiste al peggio che l’umanità sa offrire e nel ripensare a quei giorni Piani sente un profondo dolore, che si perpetua a ogni contatto con gente diventata amica.

«In Iran ho trovato delle persone straordinarie – racconta – tra le più generose che ho incontrato in tutti i miei viaggi e quindi l’idea di vedere le condizioni di quel Paese, quel popolo, quelle persone che comunque sento settimanalmente quando hanno la disponibilità di Internet, è devastante».

La Moschea di Goharshad in Iran. Due anni fa, ma sembra passata un'eternità...
La Moschea di Goharshad in Iran. Due anni fa, ma sembra passata un’eternità…
La Moschea di Goharshad in Iran. Due anni fa, ma sembra passata un'eternità...
La Moschea di Goharshad in Iran. Due anni fa, ma sembra passata un’eternità…

Un popolo vittima di una follia umana

«Vedere cosa stanno affrontando penso che sia un’ingiustizia senza senso – prosegue Piani – l’Iran l’ho attraversato in una cinquantina di giorni dove mi hanno aiutato tutti: chi mi ha ospitato, chi si fermava a darmi del cibo. Odio l’impotenza di vedere delle popolazioni che a livello politico soffrono pur essendo persone generosissime, che fanno della bontà e della condivisione il centro della loro vita».

Per Claudio Piani quello non era il primo viaggio in Asia: «Ci sono stato via terra tre volte, la prima quando ho fatto da Milano all’Australia coi mezzi pubblici ed ero passato facendo la Transiberiana, quindi Russia, Cina, sud-est asiatico. La seconda volta avevo fatto da Singapore a Milano in autostop, quindi la Via della Seta settentrionale e poi avevo fatto dal Tibet a Milano in bicicletta, un altro pezzo della Via della Seta.

«Con questo seguivo una quarta strada, quindi ripercorrendo l’Hippie Trail, quella strada che dopo la Turchia va in Iran, Afghanistan, Pakistan e che era famosissima negli anni Settanta».

L'accoglienza delle popolazioni locali è forse il lato più bello di un viaggio difficile come quello fatto da Piani
L’accoglienza delle popolazioni locali è forse il lato più bello di un viaggio difficile come quello fatto da Piani
L'accoglienza delle popolazioni locali è forse il lato più bello di un viaggio difficile come quello fatto da Piani
L’accoglienza delle popolazioni locali è forse il lato più bello di un viaggio difficile come quello fatto da Piani

Dallo zerbino di casa… fino all’Everest

«Poi chiaramente l’Everest ha un fascino tutto suo – racconta Piani – non l’avevo mai visto e mi sono riproposto di arrivare al campo base. Mi piaceva questa idea di partire dallo zerbino di casa mia e arrivare al campo base dell’Everest solo con le mie gambe. Lasciare la bici alle pendici dell’Himalaya e salire a piedi fino al campo base, a 5.300 metri di altitudine. Per arrivarci ho fatto diversi passi, 4-5 oltre i 2.000 metri, poi ho lasciato la bici al Giri River che è a 1.900 metri e da lì ho proseguito a piedi».

Il viaggio ha avuto una porzione dai sentimenti contrastanti nel suo passaggio in Afghanistan e non poteva essere altrimenti: «E’ stato probabilmente il mese più complicato dei miei viaggi, forse della mia vita. L’Afghanistan è un Paese dove c’è povertà, c’è disagio, c’è stata la guerra, gli effetti della lunga occupazione. Quindi a ogni angolo hai delle sfide da affrontare e farlo in bicicletta ti mette davanti tutte queste sfide. Chi va con gruppi organizzati non riesce a avere un vero quadro di quanto è difficile viaggiare in Afghanistan.

Piani insieme a due talebani a un posto di blocco. Non tutti però si sono dimostrati gentili...
Piani insieme a due talebani a un posto di blocco. Non tutti però si sono dimostrati gentili…
Piani insieme a due talebani a un posto di blocco. Non tutti però si sono dimostrati gentili...
Piani in un posto di blocco talebano. Non tutti però si sono dimostrati gentili…

Fermato, bendato, caricato in macchina…

«In bici sei sempre in giro, sei sempre accerchiato da persone che sono curiose perché non hanno mai visto uno straniero, non sanno cosa aspettarsi. Pedalavo e mi seguivano, facevo la spesa e mi seguivano, dormivo e stavano lì a guardarmi e dopo un po’ la cosa diventa pesante. Parallelo a questo ci sono i problemi morfologici, le montagne, i deserti, il caldo e poi… E poi i talebani!».

La pressione imposta dal regime afghano è stata fortissima, portando anche Piani a vivere più di un brutto quarto d’ora: «Hanno posti di blocco ogni 10-15 chilometri. Diciamo, per usare un eufemismo, che è gente non abituata alle buone maniere, c’è sempre un fucile puntato. Ho avuto la sfortuna di essere preso da una milizia talebana dopo Jalalabad, ero quasi in Pakistan e loro mi hanno fermato.

«Anziché lasciarmi andare come facevano di solito, mi hanno trattenuto portandomi alla loro base. Poi il giorno dopo mi hanno portato in un’altra base, mi hanno bendato e caricato in macchina. E’ servito un po’ di sangue freddo, qualche preghiera ma alla fine ce la siamo cavata… E’ un Paese difficilissimo da attraversare».

Il bellissimo lago di Attabad nel nord del Pakistan, nella regione montuosa del Gilgit-Baltistan
Il bellissimo lago di Attabad nel nord del Pakistan, nella regione montuosa del Gilgit-Baltistan
Il bellissimo lago di Attabad nel nord del Pakistan, nella regione montuosa del Gilgit-Baltistan
Il bellissimo lago di Attabad nel nord del Pakistan, nella regione montuosa del Gilgit-Baltistan

Afghanistan, duro per tutti, ma per le donne…

Un’esperienza che gli ha lasciato profonde ferite, legate solo superficialmente a quest’episodio: «In tutte le nazioni dove sono stato, c’era sempre qualcosa di bello che vedevo, anche in quelle povere, dove trovi morte, sporcizia. I colori, i suoni, la musica vanno un po’ a colmare le difficoltà, ma lì no, la parte brutta, faticosa, questa pressione costante rendono tutto molto pesante. E’ un Paese che ti toglie tantissime energie».

Il pensiero di Claudio va anche a chi queste sofferenze le vive amplificate per il solo fatto di essere nata donna: «Quella è la cosa che purtroppo salta all’occhio prima. Io ovviamente ero un po’ preparato, ma in realtà non si è mai preparati per dinamiche di questo tipo. La prima donna che ho visto col burqa stavo svenendo per l’impressione di vedere una donna così coperta. In Afghanistan ho visto anche tante donne scoperte, molto più libere di quello che pensiamo, addirittura fare la spesa, uscire coi figli. Ma la situazione è comunque gravissima, soprattutto nelle periferie, nei paesini.

Le ragazze Kalash, piccola minoranza pakistana con caratteristiche somatiche euroasiatiche e usanze molto diverse da quelle della cultura locale
Le ragazze Kalash, minoranza pakistana con caratteristiche somatiche euroasiatiche e usanze molto diverse da quelle della cultura locale
Le ragazze Kalash, piccola minoranza pakistana con caratteristiche somatiche euroasiatiche e usanze molto diverse da quelle della cultura locale
Le ragazze Kalash, minoranza pakistana con caratteristiche somatiche euroasiatiche e usanze molto diverse da quelle della cultura locale

Il terrore in casa, la fuga verso l’Europa

«Vedere come viene trattata la donna è una cosa che ovviamente lascia il segno, come anche certe minoranze, perché capita di finire in paesi, per esempio nel centro, dove c’erano gli Yazara, questa minoranza di cui parla anche il libro “Il cacciatore di aquiloni” e lì ho conosciuto ragazzi che sono perseguitati.

«Una settimana fa mi è arrivato un messaggio da uno di questi dicendomi: “Claudio, adesso che sono tornati i talebani ho paura, devo scappare”, quindi ho mandato delle mail alla Croce Rossa, solo che questi qui per scappare devono andare o in Iran o in Pakistan e sperare di trovare un campo profughi che li accolga e li porti in Europa. Con tutto quel che ne consegue, in realtà dove non sono bene accetti. E’ quasi un’utopia aiutare queste persone….

«Vedi un Paese che è allo sfacelo perché non ha nulla, ma che si dibatte con questi problemi interni. Eppure trovi le persone comuni che sono buonissime, generose, disposte ad aiutarti, veramente speciali, comunque anche loro vittime di questo regime talebano. Non puoi fare a meno di riflettere sul perché si possano toccare simili limiti alla propria disumanità».

L'arrivo di Piani al campo base dell'Everest a 5.364 metri, da dove inizia la vera scalata
L’arrivo di Piani al campo base dell’Everest a 5.364 metri, da dove inizia la vera scalata
L'arrivo di Piani al campo base dell'Everest a 5.364 metri, da dove inizia la vera scalata
L’arrivo di Piani al campo base dell’Everest a 5.364 metri, da dove inizia la vera scalata

L’emozione di ogni incontro

Le parti più belle di questo viaggio? «A livello paesaggistico ovviamente l’Himalaya e le montagne in Pakistan. C’è una parte lì in Pakistan dove si incontrano i tre giganti del mondo, Himalaya, Karakorum e Hindo Kush – afferma Piani – e io le ho percorse un po’ tutte e tre, sicuramente quella è stata la parte più bella. Poi gli incontri: a qualsiasi latitudine, longitudine o paese, incontrare il bambino che ti viene incontro e ti dà due datteri o incontrare alla moschea il signore che ti vede in difficoltà e ti porta a casa sua, penso che sia la cosa più bella. In quegli sguardi, in quei sorrisi c’è proprio la bellezza del mondo, del genere umano».

Claudio Piani è un viaggiatore, che ora sta attraversando un difficile momento personale legato alla sua salute, ma l’a sua ‘anima è sempre in movimento. Ma è ancora possibile fare viaggi del genere nel mondo che viviamo?

«Io penso che sia possibile – risponde – perché, contrariamente a quanto pensiamo, probabilmente il più grande problema del mondo siamo noi occidentali che lo stiamo inquinando, consumando. Sono stato in tanti Paesi “difficili”, dove la Farnesina sconsigliava di andare. Io ho trovato solo persone buone, che mi hanno aiutato e ospitato, persone che mi hanno dato tutto quello di cui avevo bisogno, anche se non l’ho chiesto».

Claudio Piani ha scritto 4 libri sui suoi viaggi, acquistabili al seguente link: https://amzn.to/3nNd0dH
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Riappropriamoci del rispetto per gli altri

«Io penso che viaggiare sia fattibile – riflette Piani – sempre con attenzione, con certe precauzioni, ma dovremmo preoccuparci di come andiamo. Perché probabilmente siamo più noi occidentali che viaggiando in un certo modo stiamo consumando il mondo. Bisogna farlo in punta di piedi, con rispetto, perché ho visto troppe persone andare in Himalaya con la presunzione di arrivare lì per dire sì, ho visto l’Everest, però poi sostanzialmente inquinandolo, maltrattando e snobbando le persone e le culture locali. E’ un modus vivendi che dovremmo toglierci il prima possibile».

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