Poche settimane fa il Canada è stato il centro del ciclismo globale. Tutti abbiamo visto i più forti corridori del mondo sfidarsi nel circuito di Montreal e, tra una gara e l’altra, abbiamo ammirato gli scorci del grande fiume San Lorenzo che lambisce il centro della città.
Ma il Canada, e in generale il grande nord, sono da sempre una grande attrazione per chi va in bicicletta ed è in cerca di avventure. E’ quello che hanno fatto, per esempio, due amici bellunesi nel 2013.
Alberto e Fausto sono partiti dal punto più ad est dell’isola di Terranova per raggiungere l’Alaska, attraversando tutto il Canada da est a ovest.
Più di 9.000 chilometri in circa tre mesi, tra foreste, montagne, animali selvatici e incontri inattesi. Un viaggio che li ha portati molto lontano da casa ma anche più vicini tra loro.



Tutto comincia davanti a una birra
Alberto veniva da una vita più regolare, da geometra, mentre Fausto era appena rientrato da un lungo viaggio in Asia. Si conoscevano solo di vista ma poi, complice una sagra, hanno deciso di mettere insieme le loro strade.
Il progetto originale di Alberto era in realtà un altro, raggiungere i quattro punti cardinali dell’Europa. Gliene mancava uno, quello orientale, in cima agli Urali, ma il visto russo non gli avrebbe permesso di affrontare il viaggio con i tempi necessari. Dunque serviva un altro sogno. Durante una sagra di paese, davanti a qualche birra, hanno iniziato a chiacchierare ed è arrivata la risposta. Fare la Trans Canada Highway e già che c’erano, proseguire fino all’Alaska, dove Alberto aveva un’amica.


Imparare a dividersi il vento
A fine luglio sono arrivati a St. John’s, sull’isola di Terranova, il punto più orientale del Canada. Avevano tende, borse e tutto il necessario per viaggiare in autonomia. Anzi, forse avevano anche troppo. Si erano portati anche un carrellino, ma è durato appena due giorni, prima di essere abbandonato al proprio destino.
I primi 900 chilometri, quelli di Terranova, sono stati probabilmente i più duri dal punto di vista fisico. Un susseguirsi infinito di saliscendi, condito da un continuo vento contrario. Fausto era la prima volta che usava le scarpe con gli attacchi, e in generale è occorso del tempo per trovare il ritmo. In quei giorni di fatiche, però, dandosi il cambio ogni dieci chilometri per sopravvivere al vento, ha cominciato a prendere forma il loro modo di viaggiare insieme.
Sono sbarcati nel Canada continentale con un traghetto, dove hanno incontrato grandi foreste e fiumi enormi, e assieme a loro i molti animali che ci abitano, alci, aquile, castori e porcospini.
Stiamo parlando di un viaggio di 13 anni fa, ma che per alcuni aspetti sembra molto più distante. Per esempio, Alberto e Fausto non avevano lo smartphone. Si muovevano di giorno in giorno scegliendo sulla mappa cartacea la strada più diretta possibile tra il punto di partenza e d’arrivo.


Una vasca per due
La parte centrale del Canada, ci hanno raccontato, è stata forse quella meno emozionante dal punto di vista paesaggistico. E’ la zona delle grandi coltivazioni, con le giornate si assomigliavano e le distanze che sembravano non finire mai. Ma pedalare per ore lasciava molto tempo per parlare, raccontarsi e conoscersi.
Perché un viaggio di quasi tre mesi mette alla prova, oltre che le gambe, anche il rapporto tra chi lo affronta. La strada li ha costretti a semplificare, a liberarsi dei pesi inutili (dei quali il carrellino è un’ottima metafora) e a trovare prima un equilibrio, poi una sintonia.
Un episodio su tutti. Una volta hanno sbagliato i calcoli e, invece che pedalare per 70 chilometri, sono finiti per farne 140. A complicare la giornata, neve e il freddo. Quando alla fine hanno trovato un motel dove rifugiarsi, stanchi e intirizziti, dentro c’era solo una vasca da bagno. Nessuno dei due voleva avere il diritto di scaldarsi per primo, quindi sono entrati nella vasca assieme.


Sotto il cielo del Grande Nord
E poi gli incontri. Lungo la strada hanno conosciuto un giovanissimo canadese che aveva deciso di cambiare vita da un giorno all’altro e voleva arruolarsi. Era alla sua prima esperienza fuori casa e si arrangiava a modo suo, per esempio mangiando – a colazione, pranzo e cena – dodici uova crude. Ha pedalato qualche giorno con loro prima di andare per la sua strada, ma è stato uno di quegli incontri che rendono un viaggio qualcosa più di una lunga traversata.
Una volta raggiunta l’Alberta, il paesaggio ha cambiato nuovamente volto, presentandosi davvero, e in modo definitivo, con le fattezze del grande nord. A ovest si alzavano le Montagne Rocciose, oltre le quali si aprivano la British Columbia e lo Yukon, sempre più vicini all’Alaska.
In Alberta videro anche il primo cartello stradale che indicava la loro meta, e chi ha fatto almeno un viaggio in bici sa cosa significa. Fino a quel momento l’Alaska era stata un nome e un punto sulla carta geografica, qualcosa di lontano e quasi astratto. Vedere quel cartello è stata la prima prova concreta che ormai c’erano quasi, che stavano arrivando davvero.
Durante la loro ultima notte in Canada, Fausto è uscito a fare la pipì. Ha alzato gli occhi al cielo e è subito rientrato in tenda a chiamare Alberto. Dopo settimane trascorse a guardare la strada davanti alle ruote, il Canada aveva deciso di salutarli regalandogli lo spettacolo dell’aurora boreale.


Novemila chilometri dopo
Poi è arrivato il confine. Dopo due mesi e mezzo, davanti al cartello dell’Alaska, Alberto e Fausto hanno festeggiato preparandosi un caffè con la moka, capendo ormai di avercela fatta.
Da lì a Fairbanks hanno incrociato orsi (anche investiti, purtroppo), pedalato accanto ai bisonti e sono infine arrivati nella città statunitense, ad appena 300 chilometri a sud del Circolo Polare Artico, il 19 ottobre. Appena prima del grande freddo, dopo 9.160 chilometri in bicicletta.
In questo viaggio nato un po’ per caso, al tavolo di una sagra, Alberto e Fausto hanno attraversato un continente, tutto il Canada e un pezzo di Alaska, portandosi a casa dei ricordi che ancora oggi, quando ne parlano, continuano ad illuminargli gli occhi. Ma forse, soprattutto, sono tornati a casa con un’amicizia più lunga di qualsiasi giro del mondo.







