La cosa che colpisce maggiormente, in tutti coloro che affrontano la Ciclovia del Naviglio Grande in tutta la sua lunghezza, è che si tratta di un’arteria importante per il Nord Italia eppure su uno sviluppo contenuto, una cinquantina abbondante di chilometri. Molti pensano di trovare un tracciato sempre uguale a se stesso e qui sta la sua magia: alla fine ci si rende conto che quella lunghezza non risponde a quel che si è visto, perché sono tanti i colpi d’occhio, i paesaggi, le carattereistiche che cambiano al suo interno. Alla fine si fatica a credere che non sia una di quelle ciclovie che passano per svariate regioni…


Una storia che parte quasi nove secoli fa
Anche per questo la Ciclovia del Naviglio Grande è considerata una delle vie verdi più affascinanti, storiche e frequentate d’Italia. Come tante altre adagiata al fianco dello scorrere di un corso d’acqua, unisce il Ticino al cuore di Milano. Pedalando lungo le sue sponde sin scoprono tesori legati al passato di queste terre, dai grandi progetti idraulici del Medioevo alle storiche dimore della nobiltà milanese, dai campi coltivati del Parco del Ticino fino alla vibrante movida della Darsena. Lo scenario cambia sempre, in maniera sorprendente.
La ciclovia è adatta a tutti e questa è un’altra sua forza: famiglie, cicloturisti della domenica e ciclisti esperti in cerca di un lungo percorso pianeggiante. Un tracciato alla scoperta del Naviglio Grande, non un semplice canale, ma la più antica opera del genere in Europa, basti pensare che i lavori di scavo iniziarono intorno al 1177, inizialmente per puri scopi difensivi e di irrigazione, per poi essere trasformati nel 1272 in un canale navigabile vero e proprio. Che, per secoli, è stato “l’autostrada commerciale” di Milano. Barconi che portavano merci di ogni tipo: carbone, vino, derrate alimentari e, soprattutto, i giganteschi blocchi di marmo di Candoglia estratti in Val d’Ossola, che andarono a comporre il Duomo di Milano.


Si passa per piccoli borghi silenziosi
I barconi (chiamati burchielli) scendevano la corrente carichi di materiali e venivano poi trainati a monte, verso il Ticino, da cavalli e buoi che camminavano sulle sponde. Sono proprio quelle storiche vie di traino, chiamate alzaie, che oggi compongono la ciclovia, che ha ridato vita a un percorso abbandonato dopo la fine della navigazione commerciale.
La sua caratteristica, come detto, è che cambia aspetto pur in pochi chilometri. La prima parte del percorso è dominata dalla natura rigogliosa della Valle del Ticino, dove la vegetazione boschiva avvolge la ciclabile e l’acqua del Naviglio è incredibilmente limpida. Si pedala per centri abitati piccoli, storici, discreti, immersi in un silenzio di pace, interrotto solo dal rumore delle dighe e delle chiuse. O delle stesse ruote.


Il fascino delle “Ville di Delizia”
Oltre la metà del percorso, il paesaggio agricolo si sposa alle storiche cittadine della provincia milanese come Abbiategrasso, Robecco e Cuggiono. E’ il territorio delle “Ville di Delizia”, sfarzose residenze estive che la nobiltà milanese fece costruire tra il XVII e il XVIII secolo per sfuggire alla calura della città. I ponti in pietra e i giardini monumentali diventano il contorno dello scorrere sui pedali.
Negli ultimi 10-15 chilometri, lo spazio se lo prende l’urbanizzazione. Corsico e Trezzano sul Naviglio aprono alla transizione industriale e residenziale, fino a quando la ciclabile si immette nel tessuto urbano di Milano. I vecchi opifici e le case di ringhiera prendono il sopravvento, culminando nell’atmosfera modaiola e pedonale dei Navigli milanesi e della Darsena.


Dove programmare una sosta
La Ciclovia del Naviglio Grande, pur in uno sviluppo ridotto ha tanti punti di richiamo, che invitano a una sosta. Ad esempio Tornavento dove il Naviglio inizia. E’ un piccolo borgo sopraelevato nel comune di Lonate Pozzolo che offre un belvedere spettacolare sulla valle del Ticino e sulla catena del Monte Rosa. Da qui, scendendo verso il fiume, si trova la “Camerizzazione”, il punto esatto in cui le acque del Ticino vengono incanalate per dare vita al Naviglio Grande.
Bellissimo anche un altro borgo, Castelletto di Cuggiono contraddistinto dall’imponente Palazzo Clerici, affacciato direttamente sull’acqua, con una monumentale scalinata che scende fino al livello del canale che un tempo era usata per l’imbarco degli ospiti. Con Robecco sul Naviglio si entra nella zona “nobile”, fatta di splendide ville d’epoca. Poco distante si trova Villa Annoni, il cui parco pubblico in stile romantico è uno dei più grandi della Lombardia: perfetto per una sosta all’ombra.


La gravel è la scelta giusta
Boffalora non è un nome sconosciuto per tanti appassionati, qui la bici fa parte della tradizione locale, soprattutto l’offroad. Le storiche taverne sulla sponda offrono un’atmosfera autentica e il luogo ideale per una sosta prima di avventurarsi verso Abbiategrasso dove il Naviglio Grande compie una curva ad angolo retto per dirigersi verso Milano. Arrivati nella metropoli, nel cuore del quartiere Navigli, si scopre questo vicolo magico. E’ un antico lavatoio rimasto intatto, dove fino agli anni ’50 gli uomini (i lavandai) lavavano i panni su sponde di pietra, protetti da una tettoia in legno.
Quale bici usare per percorrere la ciclovia? L’ideale è la gravel, che assorbe benissimo i tratti di sterrato e pavé urbano, ma altrettanto efficace è la city bike, con il portapacchi ideale per godersi il viaggio a passo lento. Come dovrebbe essere…







