Serpente vipera animali selvatici (Foto Lo Scarpone)Serpente vipera animali selvatici (Foto Lo Scarpone)

| 7 Giugno 2026

Estate in MTB e incontri poco simpatici: cosa fare?

Senza dubbio pedalare d’estate in gravel e soprattutto in MTB è bello. Entusiasmante. Specie se si è in vacanza, la mente è sgombra dai pensieri del lavoro e si ha più tempo a disposizione. Tuttavia, la stessa estate nasconde qualche insidia in più a chi pratica l’offroad. E’ questo infatti il periodo degli animali. E alcuni di questi, ammettiamolo, non è del tutto simpatico incontrarli. Pensiamo in primis alle vipere, ma anche ai cinghiali, che sono molto attivi poiché si trovano nella fase riproduttiva. O ancora ai cani da pastore, specie se si va in montagna (in apertura foto Lo Scarpone).

Sono situazioni che prima o poi tutti gli amanti della bici fuoristrada, sia essa gravel o MTB, hanno incontrato. E in questi casi come bisogna comportarsi? Ne abbiamo parlato con Ezio Di Cintio, Guardia Forestale in pensione e per anni nei quadri del Parco Nazionale del Gran Sasso. Tra l’altro ci ha confidato di essere anche un biker. Con la sua esperienza cerchiamo di saperne di più.

«La convivenza con gli animali – esordisce Di Cintio – ci può essere senza problemi». E già con questa dose di ottimismo, tipica di chi conosce bene la materia, iniziamo il nostro viaggio.

L'incontro con i cani pastore è forse il più frequente. la prima regola è non scappare e interporre la bici tra noi e l'animale (foto Max Res)
L’incontro con i cani pastore è il più frequente. La prima regola è non scappare. La seconda, interporre la MTB tra noi e l’animale (foto Max Res)
L'incontro con i cani pastore è forse il più frequente. la prima regola è non scappare e interporre la bici tra noi e l'animale (foto Max Res)
L’incontro con i cani pastore è il più frequente. La prima regola è non scappare. La seconda, interporre la MTB tra noi e l’animale (foto Max Res)

Con i cani…

Partiamo dai cani. Okay i randagi, ma quello è un altro discorso. Spesso, quando si va in montagna, non solo in MTB, o nelle alte colline, capita d’incontrare i famosi cani da pastore. Di solito sono i maremmani, ma anche quelli abruzzesi non sono da meno. Anzi.

«I cani da guardia s’incontrano soprattutto quando ci sono le greggi di pecore, anche se adesso vengono utilizzati anche con le vacche. Tra i vari incontri questo è relativamente quello più problematico, anche da un punto di vista giuridico. Il pastore legalmente non è obbligato a segnalare la zona dove c’è il pascolo e neanche quella dove c’è il recinto con gli animali. Spesso questi cartelli li mettono le associazioni, magari le guide che portano a spasso i clienti o le squadre sportive. Nella nostra zona su queste tabelle c’è scritto anche come comportarsi con i cani da guardia. Insomma, cartelli che invitano a fare attenzione».

Come comportarsi dunque quando in MTB s’incontrano questi grossi cani che, per istinto, sono portati a proteggere il gregge e persino la proprietà?

«Bastano pochi accorgimenti perché il pastore abruzzese, come altri cani da guardia, se resta a un centinaio di metri dal gregge difficilmente aggredisce. Davvero raro. Però può accadere che magari il cane te lo ritrovi dietro una curva e quindi non ci sia questa distanza. In casi simili conviene fermarsi subito. Non bisogna correre perché il cane, come qualsiasi predatore, è tentato per istinto a rincorrere ciò che si muove. In quei casi allora sì che aumenta il rischio di prendere qualche morso, qualche escoriazione ai polpacci o anche alle ruote della MTB. La prima cosa è avere un po’ di sangue freddo. Fermarsi e poi muoversi molto lentamente».

Di solito una regola è quella di porre la MTB tra noi biker e l’animale. Già quella è una prima barriera. Ma Di Cintio svela un piccolo segreto. Noi pensavamo agli ultrasuoni o allo spray al peperoncino e invece…

«Non sarebbe male avere con sé dei raudi. Bastano un paio di botti e nella netta maggioranza dei casi tutto si risolve. Lo spray al peperoncino meglio di no, perché crea problemi agli occhi del cane e potrebbero esserci poi contestazioni da parte del pastore. Molto spesso in servizio mi è capitato d’incontrarli e, da quello che ho constatato, se ci si ferma all’istante il cane non attacca».

Quando si va in MTB i cinghiali più piccoli possono creare maggior rischio di attacco da parte delle mamme per un loro istinto di protezione (foto Depositphotos)
Quando si va in MTB i cinghiali più piccoli possono creare maggior rischio di attacco da parte delle mamme per un loro istinto di protezione (foto Depositphotos)
Quando si va in MTB i cinghiali più piccoli possono creare maggior rischio di attacco da parte delle mamme per un loro istinto di protezione (foto Depositphotos)
Quando si va in MTB i cinghiali più piccoli possono creare maggior rischio di attacco da parte delle mamme per un loro istinto di protezione (foto Depositphotos)

Con i cinghiali…

Passiamo poi ai cinghiali. Oggi sono in numero enorme. E non si incontrano solo in montagna o in alta collina. Anzi, è facilissimo trovarli in paese e persino fuori dai centri commerciali, specie nella porzione dell’Appennino Centrale… altro che MTB estrema!

«Per quanto riguarda la fauna selvatica – prosegue Di Cintio – la problematica praticamente non esiste. Tralasciando i cinghiali per un istante, è una fauna che tende a scappare, a nascondersi. Quando sente l’arrivo delle MTB fugge. E questo vale, in gran parte, anche per i cinghiali. Quello che può capitare è che il cinghiale attraversi all’improvviso, ma se sta da qualche parte e ti vede non ti viene addosso. Come detto, si può essere davvero sfortunati se lo s’incontra mentre attraversa il sentiero. E’ la stessa identica dinamica degli incidenti d’auto: quando il cinghiale ha deciso di attraversare non si ferma. Per istinto cerca subito di allontanarsi da quella che per lui è una zona di pericolo e quindi spesso va a incidentarsi con le automobili e, più raramente, anche con le bici. Quindi quello del cinghiale non è mai un attacco, ma un incontro fortuito».

A Di Cintio facciamo notare che il cinghiale, rispetto a qualche anno fa, sembra aver cambiato parecchio il proprio comportamento. Il fatto che siano sempre più numerosi e vicini alla civiltà li rende quasi più simili a un animale domestico che al cinghiale selvatico che eravamo abituati a conoscere. Di conseguenza appaiono meno aggressivi, forse anche perché hanno più facilità nel reperire cibo. E Di Cintio ci spiega che in effetti è così.

«Per la maggior parte dei cinghiali, quelli che si trovano più vicini ai centri abitati, è vero: vale quanto detto. La cosa che ipoteticamente fa aumentare il pericolo è la presenza dei piccoli o il fatto che si sentano chiusi. Mi spiego. Con i piccoli, quando sono ancora striati e quindi davvero giovani, la scrofa, essendo molto sensibile alla prole, potrebbe caricare. In quel caso conviene sempre stare un po’ alla larga. A volte c’è anche la curiosità del biker di osservarli se li nota in una radura. Meglio evitare. Ma, come ripeto, anche il cinghiale, come gli altri animali selvatici, cerca sempre la fuga.

«C’è invece il caso in cui il cinghiale si senta intrappolato. Magari lo s’incontra davanti a una macera, a un muro o a una masseria. E’ chiaro che per lui l’unica via di fuga può essere la direzione del biker e in quel caso può venire addosso. Ma è più una fuga nella nostra direzione che una vera carica. Qui serve un minimo di buon senso e la capacità del biker di capire se l’animale non abbia altre vie di fuga. Anche a me, durante dei censimenti in mezzo a un querceto, è capitato che dei cinghialetti striati mi passassero in mezzo alle gambe e le varie madri mi evitassero. Non mi sono venute addosso».

L'erba alta non consente di vedere eventuali serpenti quando si va in MTB o in gravel
L’erba alta non consente di vedere eventuali serpenti quando si va in MTB o in gravel (foto Gulliver)
L'erba alta non consente di vedere eventuali serpenti quando si va in MTB o in gravel (foto Gulliver)
L’erba alta non consente di vedere eventuali serpenti quando si va in MTB o in gravel (foto Gulliver)

Con i serpenti…

Questa è per molti la fobia maggiore, forse anche la più subdola, perché i serpenti, vipere o meno, non si vedono facilmente e si nascondono molto di più. Erba alta, tratti rocciosi… l’incontro è meno frequente di quanto si possa pensare. Non sono però rare storie di serpenti attorcigliati nei raggi delle ruote della MTB o, peggio ancora, tra ruota in movimento e telaio. In questo secondo caso si può intuire facilmente la fine del serpente.

«Vero – spiega Di Cintio – può succedere che le serpi si arrotolino nelle ruote della MTB. I rettili in generale hanno poca vista, ma una grandissima sensibilità alle vibrazioni del terreno. Quando si va a piedi con i bastoncini e si cammina soprattutto sui sentieri sassosi è difficile coglierle impreparate. Spesso vanno via prima perché avvertono il rumore e le vibrazioni del terreno. Però può succedere che stiano recuperando dopo uno sforzo, oppure che si stiano termoregolando al sole e siano un po’ rallentate perché si trovano in una zona d’ombra o perché è stato un periodo freddo. In quel caso potrebbe essere relativamente più facile l’incontro.

«Però con le bici è diverso. Sentono di più le vibrazioni ma hanno meno tempo per scappare e questa situazione si verifica non tanto con le vipere quanto con le natrix. Sono serpenti con livree molto variegate. Molte natrix somigliano alle vipere, anche nella forma della testa. Il mio consiglio circa l’incontro con le serpi è quello di fare un piccolo lavoro di autoformazione, sempre utile per chi ama andare nella natura. Ci sono dei libricini, dei Bignami, anche sui rettili. Informarsi su internet… questo serve per non allarmarsi. La vipera, più di altri serpenti, è un animale molto corto ed è più difficile che si attorcigli nelle ruote e poi, come sempre torno a ripetere, cerca sempre la fuga».

Però a Di Cintio poniamo il caso limite, vale a dire il morso della vipera. Come ci si deve comportare in quelle situazioni durante le nostre uscite in MTB o in gravel?

«Anche noi della Forestale abbiamo fatto dei corsi in merito e ci hanno spiegato che molto spesso si va in panico. Questo è il primo problema. Invece bisogna sapere che il morso delle vipere, anche delle specie più velenose presenti in Italia, non è quasi mai mortale. Chiaro che se ti morde alla gola o in altre parti della testa la situazione diventa molto pericolosa. Sono però davvero casi limite. Nelle altre situazioni, e parlando di chi va in MTB penso che eventuali morsi potrebbero arrivare alle gambe, il rischio è molto più contenuto. Si ha tutto il tempo per raggiungere un presidio sanitario.

«Il consiglio che do è quello di non usare mai il siero. Molta gente non lo sa, ma può provocare reazioni allergiche molto serie e complicare ulteriormente i soccorsi. La cosa migliore è creare, con quel che si ha, anche una maglia, il fermo della circolazione. Fare il laccio emostatico a monte del morso. A monte del morso significa tra il cuore e il morso stesso. In questo modo la circolazione nella zona interessata si ferma o rallenta moltissimo e si ha il tempo per andare a pronto soccorso. E’ importante stringere bene questo laccio. Altra regola preziosa: mantenere la calma e limitare i movimenti, così da rallentare la diffusione del veleno nell’organismo».

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