E’ un evento speciale, quello del prossimo 13 settembre a Rocca d’Evandro (CE), perché la Via delle Sorgenti, randonnée alla sua undicesima edizione riporta in primo piano un territorio, quello dell’Alta Campania che non viene solitamente considerato come una delle rotte cicloturistiche più battute fra quelle della luminosa regione tirrenica. Eppure ha tanto da offrire, sia dal punto di vista paesaggistico che delle sue prerogative.
Due percorsi, di 180 chilometri per 2.300 metri di dislivello e di 90 per 900, che sono lo specchio del territorio, uno spunto ideale per imprimersi nella memoria una zona che può offrire davvero molto anche perché sa cambiare aspetto nel suo sviluppo. A raccontarla è Giuseppe Carino, vicepresidente della società organizzatrice che ne parla con grande trasporto passionale.


La parte casertana del Matese
«La prova si sviluppa su un territorio nel Parco Regionale del Matese, transitando in quell’area di mezzo che è l’area del Monte Maggiore, delle acque minerali quali Riardo, dov’è la sorgente Ferrarelle e Pratella, dove c’è l’acqua Lete per andare all’area del Parco Regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano. Parliamo di un’area che confina con il Molise e con il Basso Lazio, un percorso caratterizzato da zone di laghi, di fiumi, di eccellenze territoriali enogastronomiche che vanno dalla mozzarella di bufala alla melannurca, dai noccioleti, ai castagneti di Roccamonfina.
Poi ci sono i piccoli borghi, caratteristici per castelli medievali, così come avviene per il transito a Sessa Aurunca. E’ un territorio ricco di vestigia ausone, greche, romane, medievali. Dove sono stati riscontrati gli elementi di primi ceppi di lingua italiana per arrivare quest’anno a Valle Agricola che è il cuore del Matese».


L’apporto delle Pro Loco
La randonnée ultimamente ha un po’ cambiato faccia: «La Via delle Sorgenti si sviluppa interamente nella porzione casertana del Parco del Matese, ma abbiamo deciso di offrire un percorso più contenuto in luogo di quello che allestivamo e che toccava i 300 chilometri. Siamo andati a tracciare un itinerario che va dal mare del litorale Domizio per arrivare al cuore del Matese.
«Ogni anno partiamo da un punto diverso per un percorso ad anello, dove cerchiamo di rendere protagoniste tutte le comunità e quest’anno abbiamo scelto Rocca d’Evandro, trovando accoglienza nel Comune ma un aiuto importante arriva dalle Pro Loco, che consentono il passaggio a Sessa Aurunca, Pietramelara, Valle Agricola, Tora e Piccilli.


Un’occasione per guardare, capire, tornare
«A Sessa, ad esempio, il punto di controllo sarà proprio nel piazzale del castello, all’ingresso di uno dei musei archeologici più importanti per una terra di lavoro, così come a Pietramelana, in uno dei centri storici ovali come a Lucca, con la sua torre medievale».
La scelta della randonnée è fatta espressamente per lanciare un messaggio cicloturistico: «Esatto, noi portiamo a conoscenza dei ciclisti un territorio attraverso una pedalata condivisa che non può certo essere quella esasperata di una prova agonistica. Per questo privilegiamo i centri storici e andiamo a fare i passaggi medievali. C’è sempre, anche nella randonnée chi la interpreta guardando l’orologio. Un brevetto richiede sì di arrivare entro un tempo massimo, ma con questo sistema c’è tutto il tempo per guardarsi intorno, capire il contesto, farsi un’idea».


Il progetto del percorso permanente
Chi partecipa poi ha l’occasione, da quello che voi sapete, di tornare e vedere con calma quegli stessi territori e farsi una vacanza in quei luoghi?
«Sì, è capitato tantissime volte che le Pro Loco oppure associazioni ciclistiche ci inviano le foto. Anche perché stiamo ragionando con la Regione Campania di fare de La Via delle Sorgenti un percorso permanente che funga da richiamo cicloturistico con tutto quel che ne consegue dal punto di vista dell’indotto economico. Capita tantissime volte ed è questo il grande valore di chi partecipa alle randonnée, poi ritorna con i familiari in luoghi di cui non immaginava minimamente l’esistenza».


Lavorare sulle strutture logistiche
Per far questo però serve anche che il territorio sia preparato dal punto di vista dei servizi: «Questo è un aspetto controverso. Notiamo che si fa fatica ad attuare un progetto di condivisione e per questo il passaggio con la Regione è fondamentale, anche attraverso un processo di frecciatura permanente, per rendere consapevole tutto il territorio di partecipare a qualcosa dove non c’è una prevalenza di uno rispetto a un altro. Se però parliamo di strutture logistiche, nelle zone di Rocca d’Evandro ma anche nelle terre del Galluccio DOC, cioè uno dei vigneti più importanti nella regione come anche a Roccamonfina, ci sono bed and breakfast, agriturismi di altissimo livello, così come cantine, eccetera.
«Ma serve che queste strutture si attrezzino per offrire servizi ai cicloturisti, diventare veri e propri bike hotel perché significherebbe capire la forza economica che il cicloturismo può avere per questi territori. Noi andiamo dal mare alla montagna e di mezzo c’è tantissimo da vedere: valorizziamolo».







