Se il Lazio ha la sua ciclovia dedicata al retaggio lasciato ai posteri dagli Etruschi, anche la Toscana ha un forte legame con la popolazione e la cultura preromana. E proprio su questa base Bike Rando ha costruito la sua ultima creatura, “Le Vie Etrusche della Maremma”, un progetto di bikepacking teso a offrire al vasto popolo cicloturistico un nuovo modo di inquadrare i territori maremmani legandoli al proprio passato.


Nel cuore del territorio etrusco
A garantire la qualità dell’evento c’è l’esperienza di Bike Rando, che ha dalla sua la storia della GF della Vernaccia come anche della Tuscany 999, una delle principali è più radicate randonnée del calendario italiano. L’idea di base è coprire tutto il territorio etrusco, che va dalle coste del Mar Tirreno attraverso il bellissimo scenario dell’Argentario fino al Monte Amiata, attraverso due percorsi, uno riservato agli amanti della strada e l’altro per i fanatici di MTB e gravel.
L’evento del prossimo 19 settembre è per l’organizzatore Paolo Marrucci un importante veicolo di promozione di un territorio fortemente legato al suo passato, con l’idea di far conoscere tutta la parte toscana dell’Etruria, ricca di vestigia esattamente com’è quella laziale: «Questa è la seconda edizione, la prima l’abbiamo fatta due anni fa con la partenza da San Rossore passando per la Via Francigena e la Via del Sale. Quest’anno invece facciamo la Via Francigena e le Vie Etrusche della Maremma. Qui gli etruschi avevano la loro parte principale della loro estensione culturale, perché uscendo dal Lazio abbiamo subito la parte più interessante, estendendoci da una parte all’Argentario e dall’altro verso il Monte Amiata, quindi c’è da sbizzarrirsi».


Perché legare la vostra iniziativa agli Etruschi?
Qui avevano costruito la loro base e le vestigia caratterizzano ancora in maniera forte tutto il territorio, offrendo molti motivi di interesse per i cicloturisti e non solo. Ho visto quanto nel Lazio l’idea di visitare necropoli e passare con le proprie bici attraverso i resti della cultura etrusca sia importante, ma la parte toscana ha un’importanza pari se non preponderante, per chi vuole conoscere le radici delle nostre terre.
E quindi è anche un’occasione per chi viene per poter magari prendersi qualche giorno e fare una vacanza per così dire cicloculturale…
Sì, c’è tantissimo da visitare, considerando tutti gli scavi, da Roselle alle Terme di Saturnia. E’ un territorio che offre tantissimo, basti pensare all’Argentario e a tutta la sua tradizione legata alle due ruote e all’accoglienza per chi pratica il ciclismo, è anche una parte che garantisce frescura anche nelle più torride porzioni dell’estate. Senza dimenticare il Parco della Maremma che è una cosa bellissima. Poi c’è la strada che costeggia tutta la Diaccia di Botrona dove è stata fatta la bonifica con quei casolari dove ci sono le chiuse molto belle da vedere. E’ anche un viaggio enogastronomico perché ci possiamo trovare vini di pregio come il Morellino e il Monte Cucco insieme ai piatti della tradizione.


Qual è l’idea alla base della vostra iniziativa?
Vogliamo dare alla nostra manifestazione una forte impronta turistica per le famiglie che possano venire al seguito. Per i ciclisti sarà un’esperienza notevole perché potranno visitare tutti questi meravigliosi luoghi d’interesse culturale e paesaggistico. L’enogastronomia poi è il fiore all’occhiello. Questo è un viaggio aperto a tutti e a tutti i tipi di bici: strada, gravel e MTB proprio perché vogliamo che sia un evento da condividere in base alle proprie capacità e gusti ciclistici. E poi se uno vuole seguire anche chi pedala, abbiamo questi porti di terra invece che di mare, dove ci sono infinite possibilità di svago e d’interesse.
Perché avete pensato al bikepacking?
Perché al giorno d’oggi è una vera espressione di libertà, perché il ciclista non vuole più tante imposizioni. Le Granfondo sono arrivate al capolinea nella loro versione competitiva e avendoci lavorato per molti anni posso dirlo con cognizione di causa. La gente preferisce una formula diversa, dettata più dalla conoscenza e dal piacere che dà il percorso stesso, i luoghi toccati. Potersi alzare quando si vuole, pedalare senza vincoli. Da noi c’è chi andrà veloce, ma c’è anche chi si potrà godere in toto tutto il percorso.


Tu conosci bene quelle zone. Se dovessi scegliere un punto specifico della Via Etruria che ti piace particolarmente e quindi da consigliare?
Mi metti in difficoltà… Potremmo dire l’Argentario per tutto il suo carico di fascino legato al percorso e dall’altra parte la zona fra Saturnia e Sovana dove si trovano anche le Vie Cave (in apertura, foto L’Angolo del Biker) dove le vestigia etrusche sono un grande richiamo turistico. A me poi piacciono particolarmente tutti quei paesini che si trovano lungo il percorso verso l’Amiata e Sasso d’Ombrone che ancora sono quasi intonsi, dove non c’è stata una speculazione edilizia, sicché si può vedere ancora la storia di questi luoghi senza filtri, immergendosi nel passato.


Com’è tecnicamente il percorso?
Abbiamo pensato all’evento di settembre come a qualcosa accessibile a tutti: il tracciato su strada è di 461 chilometri per 6.500 metri di dislivello, quello offroad di 465 per 7.100 metri, entrambi con partenza alle 8,00 da Castiglione della Pescaia. Si passerà per Grosseto, il Parco della Maremma e da Albinia addentrarsi nell’Argentario e nella parte marittima del progetto, per poi entrare da Sorano nell’Alta Tuscia. Ci sarà una parte laziale con Acquapendente per poi giungere alle falde del Monte Amiata. Passeremo per i borghi medievali di Roccalbegna e Paganico, sfiorando le Colline Metallifere rientrando a Castiglione da Vetulonia, borgo di origine etrusca che è un po’ il compendio di tutto ciò che vogliamo trasmettere con la nostra iniziativa.







