Appenninica MTB Stage Race non è semplicemente una gara a tappe: è un attraversamento, un viaggio. Un lento passaggio di uomini e biciclette sul filo dell’Appennino Emiliano, dove la competizione diventa quasi un pretesto per misurarsi con il paesaggio e con se stessi.
Dal 22 al 26 giugno 2026 l’ottava edizione riporterà i biker lungo il crinale, tra boschi profondi, pascoli alti e pietre antiche levigate dal vento.
Cinque tappe, 310 chilometri e circa 11.000 metri di dislivello: numeri severi, ma mai freddi. Si parte da Lizzano in Belvedere e si arriva a Castelnovo ne’ Monti, attraversando un Appennino che qui smette di essere semplice dorsale geografica e diventa racconto. E’ stupenda, grandiosa, dura… potremmo definirla come la Cape Epic italiana. E infatti il suo richiamo è sempre più internazionale. L’unica differenza è che qui non si gareggia a coppie (tutte le foto di questo articolo sono di Appenninica MTB Stage Race).


In viaggio sui crinali
Il primo giorno è un risveglio progressivo. Attorno a Vidiciatico la montagna non aggredisce: accompagna. La pedalata scorre tra faggi e radure, poi si fa più nervosa, tecnica, viva. E’ il modo in cui la corsa introduce i suoi ospiti: non con violenza, ma con promessa. I suoi 34 chilometri e 1.600 metri di dislivello, infatti, sono un vero antipasto di ciò che attenderà gli atleti nel corso della settimana.
Il secondo giorno la montagna cambia voce e i numeri iniziano a farsi “cattivi”: 56 chilometro e 2.300 metri di dislivello. La strada verso la Madonna dell’Acero sale regolare, quasi meditativa, poi il terreno si rompe, si fa pietra, vento, quota. Al Lago Scaffaiolo l’orizzonte si allarga e il silenzio diventa parte della fatica. Qui la prestazione perde centralità: resta la respirazione, il battito, la percezione del proprio limite. E’ questa la “Pink Stage”, la tappa rosa in onore del Giro d’Italia che proprio qui transita a maggio. I primi 11 chilometri sono in sterrato sulla stessa strada percorsa dai girini. Ci sarà anche uno speciale KOM da assegnare.
«Le strade di Appenninica MTB Stage Race e del Giro d’Italia si incrociano nuovamente e non possiamo che esserne felici – affermano Milena Bettocchi e Beppe Salerno, organizzatori di Appenninica MTB Stage Race – Corno alle Scale è da sempre di casa per la nostra corsa e siamo felici possa godere di questa ulteriore occasione di visibilità. Il percorso ricalcherà a grandi linee quello del 2025 ma non mancheranno delle novità legate al KOM e agli abbuoni per rendere la sfida ancor più spettacolare».
La terza tappa segue il crinale. Si pedala sospesi tra Emilia e Toscana, lungo tracce antiche come la Via Vandelli e sentieri dal nome severo, Giro del Diavolo. Non è durezza: è solitudine. E’ la sensazione di essere piccoli dentro uno spazio grande. Si dice sia la frazione più panoramica. E guarda caso è quella centrale dell’intero tracciato dell’Appenninica MTB Stage Race. A proposito i suoi numeri: 52 chilometri e 1.700 metri di dislivello


Poi arriva la giornata regina, la Mountain Queen Stage”, con i suoi 88 chilometri e 3.000 metri di dislivello. L’Appennino sembra alzare la voce: salite lunghe, discese remote, chilometri che si accumulano più nella testa che nelle gambe. E quando la Pietra di Bismantova appare improvvisa, verticale nel cielo, la gara torna a essere viaggio. Si capisce di essere arrivati in un luogo, non solo a un traguardo intermedio.
L’ultima tappa (58 chilometri e 1.400 metri di dislivello) non è liberazione. E’ consapevolezza: almeno così hanno raccontato coloro che vi hanno preso parte. Ognuno ha avuto in qualche modo il suo diario che ha consegnato ai propri social. Il Monte Ventasso chiede ancora attenzione, precisione, energia mentale: questa infatti è la frazione con il maggior tasso tecnico. La stanchezza rende ogni gesto più autentico e la vista finale sulla Pietra non celebra la vittoria: racconta il percorso.
La vera MTB
La natura dell’evento emerge soprattutto lontano dal cronometro. Lontano anche dalla retorica sportiva. Quando al pomeriggio ci si ferma e tutti si ritrovano. E’ lì che ti accorgi che questo evento va oltre la gara. Nel corso dei giorni ci si conosce, si fa amicizia, ci si scambiano idee, pareri, si aggiustano bici, si “rubano” idee su assetti o tattiche d’idratazione, per fare un esempio, ci si riposa, si gioca a carte!
Gli organizzatori lo chiamano Race Village Concept: un villaggio itinerante che si sposta insieme alla corsa. Ma più che un servizio è un modo di vivere, come detto. Al villaggio di gara c’è tutto: cibo, bevande, docce, assistenza tecnica.
E per dormire? Niente alberghi impersonali, niente isolamento da gara professionistica. Si dorme in strutture locali convenzionate che siano piccoli B&B o dormitori. La tappa, insomma, non finisce all’arrivo: continua la sera.


La mountain bike torna così alla sua forma originaria: esplorazione. Il biker non è cliente, ma viaggiatore. La prestazione resta importante, ma perde centralità davanti all’esperienza. E’ la differenza tra partecipare a una gara e vivere per cinque giorni la montagna. E da montanaro… moderno, ma montanaro!
La sfida interiore
All’Appenninica MTB Stage Race, ha detto qualcuno, la vera selezione non è il dislivello. E’ il tempo. Cinque giorni consecutivi in ambiente naturale portano inevitabilmente a un dialogo interno: gestione delle energie, dei momenti difficili, della lucidità. Dopo un po’ si smette di confrontarsi con gli altri e si inizia a confrontarsi con la propria continuità. La medaglia finale non certifica la posizione in classifica, ma la capacità di restare dentro l’esperienza.
Le iscrizioni per la Appenninica MTB Stage Race sono sono già aperte e, come sempre, limitate a 150 partecipanti per preservare sentieri e qualità dell’assistenza. Anche perché la logistica è di quelle importanti e il tracciato che scorre a lungo in quota o in posti isolatissimi non è facile da seguire La quota, ora a 1.290 euro (pagabili anche in tre tranches), comprende ospitalità, logistica e supporto: elementi necessari perché il biker possa concentrarsi su ciò che davvero conta: pedalare, adattarsi, ascoltare.
Perché Appenninica, prima ancora di essere una gara, è un modo di attraversare l’Appennino. E’ una distanza geografica che diventa personale.







