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| 23 Marzo 2026

Gregario Vera AR, la bici illegale che ammalia e fa riflettere

PIEVE A SALTI (SI) – In effetti le sue forme ci avevano ammaliato, quantomeno incuriosito quando l’avevamo vista ai Craft Bike Days Italia. Poi a fare il resto sono stati i suoi fondatori, gli ingegneri Salvatore Botrugno e Paolo Baldissera quando sul palco hanno parlato di una bici innovatova, rivoluzionare… addirittura illegale! La Gregario Vera AR.

Sì, illegale. In effetti le geometrie del modello visto in Toscana, il Gregario Vera, non sarebbero accettate da un giudice UCI, per i suoi tubi e per la posizione della pedaliera rispetto al tubo piantone. Ma con quell’illegale i due ingegneri non volevano sottolineare questo aspetto, quanto piuttosto la loro arte di poter uscire dagli schemi, di creare una vera bici su misura, una bici diversa. Una bici che fosse espressione della libertà progettuale, della volontà di uscire dai vincoli industriali per creare qualcosa che non sia semplicemente adattato al ciclista, ma costruito su di lui.

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I due fondatori di Gregario, Salvatore Botrugno e Paolo Baldissera, sul palco dei Craft Bike Days Italia
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I due fondatori di Gregario, Salvatore Botrugno e Paolo Baldissera, sul palco dei Craft Bike Days Italia

Startup Gregario

E’ da questo presupposto che prende nasce Gregario, realtà nata nel 2019 proprio dall’incontro tra Botrugno e Baldissera al Politecnico di Torino. All’inizio ci sono le dinamiche tipiche di ogni startup: sviluppo, ricerca, notti in bianco e la necessità di trovare risorse. Ma c’è soprattutto un’idea chiara: cambiare il modo in cui si progettano e si producono i telai in carbonio. Non più stampi rigidi, non più taglie predefinite, ma un sistema (monoscocca) capace di adattarsi. In termini tecnici, uno stampo monoscocca a geometria variabile.

Questo approccio permette a Gregario di muoversi su due livelli. Da una parte la consulenza ingegneristica per altri marchi, dall’altra la creazione di prodotti destinati al cliente finale, dove la personalizzazione diventa totale. Non si tratta solo di dimensionare il telaio, ma di integrare ogni componente, dal cockpit fino ai dettagli più minuti, in un sistema coerente e sviluppato attorno al ciclista. Un lavoro che non è passato inosservato, tanto da valere al marchio il riconoscimento di Best New Builder alla Bespoked 2025.

Il manifesto di questa filosofia è appunto il modello Vera, dapprima prototipo e ora bici (quasi dicono i due ingegneri) al suo stato finale. Gregario Vera è il primo telaio del brand, da cui nasce anche la versione completa Vera AR. Basta osservarla per capire che siamo fuori dagli schemi tradizionali: non c’è un tubo uguale all’altro, le sezioni cambiano, si adattano, rispondono a funzioni specifiche. Ogni elemento è progettato con un obiettivo preciso, senza compromessi legati alla produzione in serie o all’estetica convenzionale. E’ ingegneria applicata, pura, dove la forma segue davvero la funzione. E parliamo di forme piuttosto complesse.

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Reggisella con offset positivo per ridurre lo scostamento del piantone dal movimento centrale (foto Rennrad)
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Reggisella con offset positivo per ridurre lo scostamento del piantone dal movimento centrale (foto Rennrad)

La bici illegale

A questo punto viene naturale interrogarsi su una delle contrapposizioni più radicate nel ciclismo moderno: meglio una bici race, rigida, aerodinamica e aggressiva? Oppure una endurance, più confortevole ma spesso percepita come meno performante?

Secondo Gregario, la domanda è mal posta. Questa distinzione, infatti, non nasce da una reale esigenza tecnica, ma da un limite industriale: la necessità di adattare milioni di ciclisti a un numero finito di taglie. E’ qui che si genera il compromesso. Chi cerca performance deve adattarsi a geometrie pensate per atleti professionisti o comunque standardizzate. Chi privilegia il comfort accetta, spesso, una perdita in termini di reattività o efficienza. Ma se il punto di partenza fosse diverso? Se fosse il telaio a essere progettato sul ciclista e non il contrario?

«Solitamente chi cerca le performance, o una bici aero, deve adattarsi a geometrie da professionista o prestabilite. Chi invece privilegia il comfort deve accettare una bici meno performante. Per noi – dicono in coro i due ingegneri sul palco della Fattoria Pieve a Salti – non è così. Non deve essere così. Tu mi dici che bici vuoi, quali sono le tue esigenze e io realizzo il telaio ideale per te. Poi, chiaramente, anche noi indichiamo delle misure limite, suggeriamo alcuni angoli… ma il concetto di personalizzazione, non solo nelle misure ma anche nell’uso, resta centrale».

Monoscocca variabile

Il punto non è scegliere tra comodità e velocità. Il punto è che non dovrebbe essere il ciclista ad adattarsi alla bici, ma la bici a essere progettata attorno al ciclista.
«Un’esperienza unica, che l’appassionato può seguire passo dopo passo, a partire dal sizing, cioè la definizione delle dimensioni del telaio in base ai parametri biometrici del ciclista. Questo processo può avvenire sia in collaborazione con il bike fitter di fiducia, sia da remoto tramite un’app (la Digital Sizing by Gregario) che noi stessi abbiamo messo a punto».

Quindi non più rigidezza e comfort come elementi in contrapposizione. In realtà, la rigidezza è ciò che consente di trasformare la potenza espressa sui pedali in velocità. Il comfort, invece, è strettamente legato alla posizione in sella. Una geometria non corretta può rendere scomoda qualsiasi bici, anche la più orientata all’endurance. Al contrario, un telaio racing progettato sull’antropometria del ciclista permette di mantenere una postura efficiente senza sovraccarichi. La particolarità di Gregario è che riesce a fare questo con uno stampo monoscocca variabile. In pratica il monoscocca su misura.

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Manubrio e attacco sono integrati ma personalizzabili (anche nell’inclinazione)
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Manubrio e attacco sono integrati ma personalizzabili (anche nell’inclinazione)

Anche il manubrio su misura

Anche l’evoluzione tecnica del comparto ruote ha il suo peso. Oggi, con pneumatici più larghi e pressioni più basse, l’assorbimento delle vibrazioni è sempre più affidato alle gomme. Il telaio, di conseguenza, può concentrarsi sulla precisione, sulla reattività, sulla performance pura.

Anche il cockpit, con manubrio e attacco, è progettato su misura da Gregario. La piega aerodinamica è realizzata su misura ed è disponibile in un’ampia gamma di larghezze. L’attacco manubrio è stampato in 3D per garantire la lunghezza corretta ad ognuno. Inoltre l’angolo dell’attacco manubrio può essere regolato anche in seguito utilizzando spessori interni e spessori aggiuntivi.

Insomma, con Gregario si assiste ad un cambio di prospettiva netto. Non è più il ciclista a doversi adattare alla bici, ma la bici a nascere attorno al ciclista. In un settore ancora fortemente legato alla produzione standardizzata, è una visione che ha il sapore di una piccola rivoluzione. O, come direbbero loro, di qualcosa di “illegalmente” diverso.

Infine una curiosità. Ai Craft Bike Days Italia si parlava di artigianato italiano e una bici così lavorata a mano e con un montaggio, chiaramente made in Italia con quanto di meglio offre Campagnolo costa circa 20.000 euro.

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