Cicloturismo come settore strategico. Uno status non fine a se stessoCicloturismo come settore strategico. Uno status non fine a se stesso

| 3 Giugno 2026

Cicloturismo come settore strategico. Un nuovo status europeo

La notizia è passata un po’ inosservata, ma si sta evolvendo in maniera importante e merita un approfondimento. Il Parlamento Europeo ha infatti conferito lo status di “settore strategico europeo” al cicloturismo. Non si tratta di una semplice definizione burocratica, delle tante che scaturiscono dal consesso di Strasburgo, perché a ben guardare può avere un’importante funzione di sviluppo per tutta l’attività su due ruote.

La sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, che ha posto il cicloturismo come elemento strategico (foto Kovacs)
La sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, che ha posto il cicloturismo come elemento strategico (foto Kovacs)
La sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, che ha posto il cicloturismo come elemento strategico (foto Kovacs)
La sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, che ha posto il cicloturismo come elemento strategico (foto Kovacs)

A cercare di chiarire gli aspetti della decisione presa dal Parlamento Europeo è Pinar Pinzuti, dal 2022 membro italiano di EuroVelo Council, una delle tante cariche che riveste in un mondo che la coinvolge pienamente: «Il riconoscimento del nostro settore del cicloturismo rappresenta un passaggio importante secondo noi consiglieri di Eurovelo. Ora la bici non è solo interpretata come uno strumento per la mobilità, ma anche un motore di sviluppo economico e territoriale e questo rappresenta un cambiamento epocale, avviene per la prima volta per il settore del turismo».

Che cosa comporta?

Io penso che con questo riconoscimento possiamo avere più contributi sia per la crescita delle economie locali, soprattutto nelle aree rurali e nei territori meno interessati dal turismo di massa, ma anche una maggiore legittimità alle richieste di investimenti in infrastrutture ciclabili, servizi dedicati e promozione di queste destinazioni.

A destra Pinar Pinzuti, presidente della Fiera del Cicloturismo e membro italiano del council di Eurovelo
A destra Pinar Pinzuti, presidente della Fiera del Cicloturismo e membro italiano del council di Eurovelo
A destra Pinar Pinzuti, presidente della Fiera del Cicloturismo e membro italiano del council di Eurovelo
A destra Pinar Pinzuti, presidente della Fiera del Cicloturismo e membro italiano del council di Eurovelo
Ora a giugno si attende sempre dal consesso parlamentare l’annuncio di una nuova strategia europea sul turismo sostenibile che prende spunto proprio da questo riconoscimento. Voi che cosa vi attendete?

Penso che gli effetti potrebbero essere molteplici. In primo luogo una maggiore attenzione delle istituzioni europee, ma anche nazionali, che potrebbe tradursi in più risorse economiche per la realizzazione e il miglioramento delle nostre ciclabili, ma soprattutto la rete, compresa quella europea, poi scendendo verso le reti nazionali. Per noi come Paese con un patrimonio naturale e culturale molto diffuso, si tratta di un’opportunità.

Che si tradurrebbe in quali risultati?

Io confido che serva a destagionalizzare i flussi turistici, distribuire i benefici economici anche nei piccoli centri e creare nuove opportunità per operatori turistici, strutture ricettive, guide, le imprese locali, per cui penso che nel medio-lungo periodo avremo un impatto forte, della bici come strumento ideale per conoscere il territorio.

La nuova politica europea potrebbe dare maggiore risalto e opportunità alla rete Eurovelo
La nuova politica europea potrebbe dare maggiore risalto e opportunità alla rete Eurovelo
La nuova politica europea potrebbe dare maggiore risalto e opportunità alla rete Eurovelo
La nuova politica europea potrebbe dare maggiore risalto e opportunità alla rete Eurovelo
Questo può comportare anche una maggiore attenzione verso la rete Eurovelo a scapito di quelle nazionali? In Italia si parla sempre tanto delle ciclovie italiane, del loro sviluppo, ma poco in funzione di un discorso più europeo di ricollegamento con le altre ciclovie estere…

Questo è verissimo. Eurovelo nel nostro Paese ha avuto una visibilità ridotta. Ci siamo concentrati sulla rete provinciale, poi regionale, poi le ciclovie nazionali in rete. FIAB sta portando avanti questa rete italiana di ciclovie. Ma è Eurovelo che permette alle nostre ciclovie di avere una visibilità europea, globale: un turista estero, prima guarda come arrivare in Italia attraverso la rete ciclabile continentale, poi si muove in Italia attraverso quella italiana. Ci aspettiamo maggiori investimenti, come traduzione pratica di questo riconoscimento politico. Ora in tutti i Paesi europei il cicloturismo è strategico, questo vuol dire fare dei piani anche attraverso lo spostamento di budget.

Potrebbe essere quindi un incremento allo sviluppo del turismo sostenibile?

Se inteso come turismo in bicicletta, turismo attivo, sicuramente possiamo dedicare dei fondi, che saranno utili sui nostri territori, quelli comunali, provinciali, regionali, per sviluppare non solamente piste ciclabili, ma anche tanti servizi, seguendo un po’ quella traccia che abbiamo vissuto attraverso in PNRR.

Le decisioni del Parlamento Europeo hanno dato nuovo risalto alla Giornata Mondiale della Bicicletta
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Oggi è la giornata della bicicletta. Questa nuova consapevolezza politica come si inserisce?

Io voglio pensare che la giornata mondiale possa essere un segnale che è stato fatto un passo avanti. La Giornata mondiale della bicicletta nel 2018, quando è stata riconosciuta dall’ONU, era un’affermazione che la bicicletta è un mezzo sostenibile. Con la pandemia tutti gli Stati hanno capito che la bicicletta ci aiuta a spostarci da A a B in maniera più salubre. Ma mancava ancora un riconoscimento come mezzo per la mobilità legata al turismo sostenibile e mi piace pensare che si apriranno ancora più porte, più finanziamenti, ma anche la legittimizzazione delle richieste che vengono dalle aziende private e anche dalle associazioni.

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