L’estate è in arrivo e i sentieri si popolano sempre di più. E sempre più spesso non ci sono solo biker, ma anche escursionisti a piedi (a dire il vero sono stati loro i primi frequentatori), oltre a persone a cavallo, motociclisti e altri utenti. Quando si incrociano tanti soggetti diversi, il rischio del caos è dietro l’angolo. Per questo abbiamo cercato di capirne di più grazie a chi sui sentieri ci lavora o ci ha lavorato (in apertura foto CAI).
La prima cosa da chiarire è che non esiste una regola univoca sulla regolamentazione e sul conseguente comportamento da tenere sui sentieri. Non esiste una legge valida in tutta Italia. Anzi, non esiste una vera e propria legge nazionale, ma piuttosto regolamenti e disposizioni che cambiano a seconda dei territori. Di solito ci si rifà a quanto indicato dall’IMBA, International Mountain Bicycling Association, ma non si tratta di una normativa vincolante. Sono linee guida riconosciute un po’ ovunque e declinate dai vari organismi nazionali presenti nei diversi Paesi.


Quali regole?
La volta scorsa, quando abbiamo parlato degli incontri con gli animali, ci siamo rivolti a Ezio Di Cintio, ex guardia forestale in Abruzzo. Sempre lui, ma in un altro ambito, ci aveva spiegato che nel Parco Nazionale del Gran Sasso e sui suoi sentieri non era ancora in vigore un regolamento specifico per le MTB.
«Alcuni parchi italiani – spiegava Di Cintio – tra cui quello del Gran Sasso, non hanno ancora un regolamento approvato per le bici e per le attività specifiche, per esempio la mountain bike, ma anche l’equitazione. Quindi, se un agente di polizia o un forestale dovesse intervenire in seguito a un danneggiamento, la questione non sarebbe affatto scontata.
«Faccio un esempio. Uno dei problemi maggiori delle MTB in quota sono i solchi che si creano quando, in discesa, si frena. Con l’inverno e le piogge quei solchi diventano canali di scolo e si aprono veri e propri fossi. Risultato: il sentiero si danneggia. Chiaro che il problema principale non sono le bici, bensì le moto, ma volendo, se l’agente ritiene opportuno contestare un danneggiamento della superficie, può farlo. Nei Parchi Nazionali è possibile».
Questo per dire che la questione è molto complessa e che sui sentieri, siano essi in quota, in media montagna, nei Parchi o in altre aree protette, la situazione cambia continuamente. «In Abruzzo – conclude Di Cintio – per esempio, il Parco della Majella ha regolamentato bene la materia. E’ tutto tabellato: ci sono i sentieri percorribili anche dalle mountain bike, quelli vietati alle bici, quelli riservati agli escursionisti e quelli condivisi».


Il buonsenso prima di tutto
Quando si parla di montagna e sentieri, però, non si può prescindere dal coinvolgere il CAI, il Club Alpino Italiano, che, come ci spiega Francesco Battisti, presidente del CAI di Rieti, ha come missione primaria la tutela dell’ambiente.
«Spesso – dice Battisti – si pensa che escursionisti e biker siano in conflitto, ma non è così. Noi favoriamo la presenza dei biker. Pensate che vorremmo istituire, oltre al gruppo escursionistico, anche quello dei biker del CAI. Aiutano la montagna, portano ricchezza: come potremmo essere contrari? Certo, serve buonsenso. Sono favorevole, purché si rispettino le regole e il buon senso. Soprattutto perché i sentieri in quota sono ambienti molto fragili».
Anche Battisti parla dei solchi e della delicatezza che certi luoghi richiedono. Ma richiama all’attenzione persino i camminatori.
«Non esistono regolamenti univoci in merito alla convivenza fra biker ed escursionisti. Le competenze normative sono principalmente delle Regioni e le regole possono variare da zona a zona. Quello che dico io, però, e che vale ovunque, è che esistono regolamenti non scritti da rispettare. Per esempio, sui sentieri in discesa, si dà precedenza a chi sale e a chi va a piedi. Questo vale sia per chi cammina sia per chi pedala. E vale tanto per il biker che incontra l’escursionista quanto viceversa».
Il problema nasce laddove non esistono sentieri specifici per biker e per escursionisti. In questo caso, secondo Battisti, bisogna affidarsi alla classificazione CAI per capire fino a dove spingersi con una MTB e dove sia meglio fermarsi.
«Faccio un esempio – dice Battisti – Sulla vetta del Terminillo, la montagna più importante e turistica del Reatino, il sentiero è classificato EE, cioè Escursionisti Esperti. Pertanto è sconsigliabile, anche per una questione di sicurezza, arrivare fin lassù in bici. Si possono incontrare rocce, passaggi stretti e tratti esposti. Quei sentieri sono sconsigliati». Sconsigliati, notate bene, Battisti non ha usato, né ha potuto usare il termine vietati. Sempre perché, ed anche in questo caso, manca una normativa valida su tutto il territorio nazionale.
«Per me una regola fondamentale dell’andare per sentieri, a prescindere dal mezzo utilizzato, è il rispetto. Rispetto verso gli altri, verso se stessi e verso la montagna. Ognuno dovrebbe cercare di lasciare i luoghi esattamente come li ha trovati. Un’altra regola per chi va in montagna, a prescindere se in bici o a piedi, è quella della conoscenza, dell’essere informati. Bisogna essere consapevoli di ciò che si sta andando a fare».


Una convivenza possibile
Nel Nord Italia, soprattutto in regioni come il Trentino-Alto Adige, esistono spesso sentieri ben distinti per escursionisti e biker e il problema si pone meno. O almeno non dovrebbe porsi, visto che c’è sempre qualcuno, da entrambe le parti, che trasgredisce alle regole. Anche in questi casi sarebbe necessario più buon senso.
«Si sa che al Nord – prosegue Battisti – sono spesso più avanti. Cercano di sfruttare al meglio tutte le opportunità offerte dal territorio. Faccio un esempio senza andare in montagna. Sui Colli Euganei, nel Padovano, hanno tracciati specifici sia per l’escursionismo sia per bike ed e-bike. Ogni giorno ci sono decine di fruitori che non fanno male a nessuno e, anzi, portano ricchezza. Chiaro che anche lì sarebbe meglio che una moto da trial non transitasse sui percorsi dedicati».
In tal senso molto possono (e devono?) fare anche i vari enti locali, persino quelli turistici. Tante volte si lascia l’onere alle associazioni locali, che spesso sono volontarie, quasi pretendendo che siano queste ad occuparsi magari della cartellonistica o della manutenzione dei sentieri. E questo succede soprattutto dal Centro al Sud dove, a parte qualche isola felice, tutto è lasciato al caso. Sarebbe importante far capire alle Regioni, che come ha spiegato Battisti ne hanno competenza, che una cartellonistica o regole più precise non sono optional, ma sono necessarie.


Le MTB e il CAI
Negli ultimi anni anche il CAI ha preso sempre più in considerazione il fenomeno della mountain bike sui sentieri, tanto da sviluppare una vera e propria sezione dedicata al cicloescursionismo. Non si tratta di un regolamento con valore di legge, ma di linee guida tecniche e comportamentali che aiutano a capire dove e come pedalare in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.
Il Club Alpino Italiano distingue i percorsi in base alle difficoltà tecniche del tracciato, utilizzando una scala che va da TC (turistico) fino a OC (ottime capacità), mentre la categoria EC identifica percorsi estremi che esulano dall’attività cicloescursionistica promossa dal CAI. La classificazione tiene conto sia dell’impegno fisico sia delle difficoltà tecniche presenti in salita e in discesa.
Ma il principio che emerge dai documenti del CAI va oltre la semplice tecnica. Il cicloescursionismo viene infatti considerato una forma di frequentazione consapevole della montagna, basata sulla conoscenza del territorio, sulla sicurezza e sul rispetto degli altri fruitori dei sentieri. La velocità non deve mai prevalere sulla convivenza e la precedenza va sempre concessa a chi procede a piedi, soprattutto nei tratti stretti o particolarmente frequentati. L’obiettivo è condividere gli spazi naturali limitando l’impatto sul terreno e preservando l’ambiente per tutti.







