Velo-city, Rimini, Emilia-Romagna, conferenza mondiale della ciclabilitàVelo-city, Rimini, Emilia-Romagna, conferenza mondiale della ciclabilità

| 27 Giugno 2026

Velo-city, 4 giorni nel futuro. E poi il duro ritorno alla realtà…

RIMINI – Per quattro giorni Rimini è stata la capitale mondiale della ciclabilità. Dal 16 al 19 giugno Velo-city, la conferenza organizzata dalla European Cyclists’ Federation, è tornata in Italia dopo 35 anni riunendo oltre 1.500 delegati provenienti da decine di Paesi. Urbanisti, amministratori, ricercatori, tecnici, associazioni e aziende hanno discusso di città, sicurezza stradale, salute pubblica e mobilità sostenibile (in apertura, foto di una delle sessioni plenarie).

Partecipare a Velo-city è stato come entrare in una piacevole “bolla”, fatta di competenze, dati, esperienze concrete e progetti già realizzati o da realizzare. Abbiamo ritrovato tante facce che abbiamo raccontato su queste pagine e conosciuto di nuove che vi presenteremo. Per qualche giorno è sembrato normale parlare di città dove la bicicletta rappresenta una parte consistente del totale degli spostamenti, di infrastrutture ciclabili considerate investimenti e non costi, di quartieri ridisegnati mettendo al centro le persone.

Gli esempi virtuosi

Qualche esempio? La Ministra della Mobilità delle Fiandre, Annick De Ridder, ha raccontato il percorso del Belgio verso una mobilità sempre più ciclabile. «Nel 2040 vogliamo raggiungere il 30% di spostamenti in bici – ha detto durante una delle conferenze plenarie – è ambizioso, ma fattibile». Un obiettivo che poggia su un principio molto semplice: «Sono le infrastrutture che creano ciclisti – ha sancito – nelle Fiandre abbiamo la bici nel DNA. Questa cosa la trasmettiamo nei giorni che precedono il Giro delle Fiandre ma anche tutto l’anno trovate studenti o lavoratori che vanno in bici».

Poi ha concluso così il suo intervento: «Vent’anni fa prendevo la macchina per fare due chilometri nel centro di Anversa. Ora penso che ero pazza. Vent’anni fa andare in bici era una cosa da ambientalisti di sinistra o da amanti dello sport. Oggi la bici è diventata mainstream».

Non meno significativa la presenza del ministro belga Jean-Luc Crucke (Ministro dei Trasporti del governo federale), una figura istituzionale di primo piano che ha presentato il piano triennale Be Cyclist 2.0. «Non voglio fare competizioni tra i mezzi di trasporto. Voglio che le persone possano scegliere come muoversi e pedalare in sicurezza» ha detto con chiarezza.

Velo-city, Rimini, Emilia-Romagna, conferenza mondiale della ciclabilità
Il Ministro dei Trasporti del Belgio, Jean-Luc Crucke, ha presentato il piano 2026-2029 “Be Cyclist 2.0”
Velo-city, Rimini, Emilia-Romagna, conferenza mondiale della ciclabilità
Il Ministro dei Trasporti del Belgio, Jean-Luc Crucke, ha presentato il piano 2026-2029 “Be Cyclist 2.0”

I nostri governanti? Non pervenuti

Insomma, presenze che hanno fatto inevitabilmente riflettere. A Rimini c’erano ministri stranieri, rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sindaci o assessori di importanti città europee e delegazioni provenienti da tutto il mondo. E’ mancata invece una rappresentanza governativa italiana ai massimi livelli (un ministro, un sottosegretario…), oltre alla cassa di risonanza dei TG nazionali, a confermare quanto il tema della ciclabilità fatichi ancora a entrare stabilmente nell’agenda politica del nostro Paese.

Eppure gli esempi concreti su come cominciare c’erano eccome. Da Berlino è arrivata la testimonianza di Jakob Baum: «Non sapevamo quale misura di traffic calming potesse funzionare meglio e così abbiamo cominciato a sperimentare». Un approccio pragmatico che si è ritrovato anche nell’intervento dell’assessore di Udine, Ivano Marchiol: «Ridisegnare le città per le persone invece che per le auto non ci fa perdere spazio, ci fa guadagnare città da ridare alle persone». Un concetto accompagnato da un invito ricorrente durante tutta la conferenza: non aspettare il momento perfetto, ma iniziare dalle piccole trasformazioni, sperimentare e comunicare ai cittadini i benefici ottenuti.

Velo-city, Rimini, Emilia-Romagna, conferenza mondiale della ciclabilità
Ci sono stati anche dei tavoli di lavoro più specifici. In questo caso si parlava di progettazione degli incroci stradali
Velo-city, Rimini, Emilia-Romagna, conferenza mondiale della ciclabilità
Ci sono stati anche dei tavoli di lavoro più specifici. In questo caso si parlava di progettazione degli incroci stradali

Il contributo dell’OMS

Tra gli interventi più interessanti nelle sessioni plenarie di Velo-city, segnaliamo quello della dottoressa Francesca Racioppi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. «Può sembrare ridicolo ricordare che la bici è un mezzo di trasporto serio, ma non lo è perché in molti Paesi è vista ancora come un mezzo ricreativo o sportivo». Da qui deriva spesso anche una minore attenzione istituzionale. Eppure i numeri parlano chiaro: «Ogni investimento nella mobilità ciclabile ha un ritorno otto volte maggiore, considerando incidenti, infortuni e salute».

Proprio Rimini è stata una delle protagoniste della conferenza. La European Cyclists’ Federation ha premiato il Parco del Mare, il grande progetto di riqualificazione del waterfront cittadino, riconoscendolo come esempio di trasformazione urbana capace di restituire spazio alle persone e alla mobilità attiva. Un riconoscimento che dimostra come anche in Italia esistano esperienze virtuose in grado di dialogare con le migliori realtà europee.

Le tragedie di Joele, Adele, Nicoleta…

Tuttavia, finita la conferenza, è sembrato che questi “alieni” arrivati da altri mondi, così ordinati e garbati nel gestire le varie sale del Palacongressi e nel passare da un panel all’altro, fossero nuovamente decollati verso l’edizione 2027 che si terrà in Giappone. E noi siamo rimasti a fare i conti con la dura realtà: nel fine settimana, come è noto, hanno perso la vita in bicicletta i giovanissimi Joele Nathan Malvasi ed Adele Cobelli e, poi, Mirela Nicoleta Rusu. Tre tragiche vicende che hanno riportato immediatamente tutti con i piedi per terra.

E allora il messaggio più forte lasciato da Velo-city è che le idee ascoltate a Rimini non possono rimanere patrimonio di una conferenza internazionale frequentata da addetti ai lavori. Devono uscire dalle sale congressuali e diventare strade più sicure, incroci meglio progettati, città dove scegliere la bicicletta non sia un atto di coraggio ma una normalità. Solo allora questi quattro giorni romagnoli non saranno stati solo degli “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ma l’inizio di una lunghissima salita che l’Italia non ha mai affrontato ma che, prima che sia troppo tardi, dovrà decidere di scalare. 

Velo-city

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