Scoprire la Provincia di Torino su due ruote. Cycling Around Torino è una proposta di anello da percorrere in bicicletta in dieci giorni con 480 km e circa 3.200 metri di dislivello da affrontare in diverse tappe. Da nord a sud, mescolando le sfumature di colore e immergendosi tra natura cultura ed enogastronomia, andando alla scoperta delle bellezze del Canavese, Pinerolese e Colline Po. Se l’itinerario, previsto per dieci giorni, vi sembra troppo vasto, ci sono proposte anche più brevi da 4 e 6 giorni.
In questo articolo però, vi faremo immergere nell’esperienza totale, che di sicuro rapirà gli occhi e il cuore di chi ama il cicloturismo lento e consapevole. La comodità è quella di poter partire da una grande città come Torino, raggiungibile facilmente con diverse formule di trasporto (auto propria, bus, treno o aereo) e da qui scoprire le meraviglie che si celano nella sua cintura e addentrandosi nelle bellezze del Piemonte. A questo link trovate la traccia completa.


Fra storia, architettura e campioni
Si va dal Castello di Masino e i vigneti canavesani fino ad Ivrea, famosa per il suo centro storico medievale (senza dimenticare l’eredità architettonica Olivetti e una pausa gustosa alla pasticceria Balla per provare la mitica torta 900). Poi ancora il Castello di Agliè e Castellamonte, la celeberrima Reggia di Venaria Reale e il limitrofo Parco della Mandria, il Castello di Rivoli, il Castello di Moncalieri, le Residenze Reali Sabaude patrimonio dell’UNESCO.
Vi perderete nei paesaggi collinari del chierese, ricchi di castelli e piccoli borghi e poi se vorrete tornare verso Torino con una vista ancor più mozzafiato, vi potrete arrampicare fino alla mitica Basilica di Superga, teatro di tanti arrivi della Milano-Torino e del campionato Italiano del 2015 vinto da Vincenzo Nibali. E poi ancora giù lungo la bellissima panoramica che, se volete ancora far un po’ di salita, si collegherà alla strada della Maddalena, per farvi arrivare al punto più alto della collina torinese coi suoi 715 metri: lì una foto è d’obbligo al Faro della Vittoria per celebrare la vostra piccola, grande impresa.




Un campione come guida
Per raccontarvi ancora qualche segreto di questi splendidi posti abbiamo chiesto a chi li conosce come le sue tasche, pur avendoli cominciati ad assaporare soltanto adesso che non è più un professionista: Fabio Felline.
«La grossa differenza tra essere atleta e uscire in bici per diletto – racconta – senza l’assillo di una tabella predefinita e di un tempo da rispettare, è che ti permette di goderti e vivere dettagli della natura in altro modo. A volte, anche uscendo nei dintorni di casa in centro a Torino, mi capita di vedere con altri occhi un nuovo scorcio e dire: “Ah, che bello”. Prima non potevo farlo perché sceglievo l’uscita in base all’esigenze dell’allenamento, mentre ora pedalo soprattutto per vedere posti belli e scoprirne di nuovi, andando davvero a sensazione».


Il grande fiume e il lago di Viverone
Dunque, il nostro cicerone ideale prosegue nel racconto. «Il parco fluviale del Po me lo trovo lì davanti, appena esco di casa – comincia a raccontare il trentaseienne torinese – e devo ammettere che la sensazione di fresco che percepisci è qualcosa di unico che subito ti stacca dalla frenesia e dal cemento che di solito di avvolgono quando vivi in città. Caluso mi evoca bei ricordi agonistici perché feci secondo nel 2017 nel Campionato italiano a cronometro che arriva proprio lì.
«Viverone, invece, lo lego ai ricordi di quando ero bambino. Ciclisticamente aveva un fascino particolare perché era il lago più grande da circumnavigare non lontano da Torino della misura giusta per me: non troppo piccolo come quelli di Avigliana né gigante come il più lontano Lago Maggiore».


La magia della Serra di Ivrea
Di chilometri Fabio ne ha macinati e per quasi tutti i posti che gli nominiamo ha un aneddoto: «La Serra di Ivrea ti inganna. La vedi da lontano e ti chiedi come ha fatto Madre Natura a fare una linea così perfetta orizzontale, poi ti avvicini nel suo interno non è così, ma è più tortuosa dell’apparenza».
Poi torna bambino e ricorda i primi colpi di pedale: «Quando affrontavo il pavé di Ivrea, non so dirvi perché, ma cominciavo a sognare le grandi classiche del Nord. Poi ho vissuto a Settimo Vittone per un anno, per cui di quelle parte ricordo i vigneti che arrivano fino a Pont-Saint-Martin».




Fra paesaggi e ricordi di gara
Altri ricordi affiorano nel Canavese: «Agliè e Castellamonte mi ricordano quando facevamo i ritiri con l’Androni Giocattoli. Ovviamente, in quelle occasioni, avevo ben poco tempo di guardarmi attorno, ma mi sentivo sempre a casa».
Basti pensare all’accoglienza che, ogni volta che pedala in Piemonte, i canavesani riservano al vincitore del Tour de France 2019 e del Giro d’Italia 2021 Egan Bernal: lo stesso colombiano non si stanca mai di ripetere come quella rappresenti la sua seconda terra natia dopo la Colombia.
«La Reggia di Venaria la conosco benissimo perché essendo nato a Torino nord ci sono passato tante volte davanti. L’unico rimpianto è non essere mai stato presente quando il Giro d’Italia l’ha accarezzata o come lo scorso anno quando la Vuelta è partita di lì, ma purtroppo – prosegue Felline – avevo già smesso di correre. Il Castello di Rivoli, invece, mi ricorda i giri in mountain bike, perché lì dietro mi infilavo nella collina morenica: è un po’ il confine tra il paradiso dei biker e il regno degli stradisti».


La varietà delle strade
Il nostro cicerone d’eccezione prosegue a spulciare nel cassetto dei ricordi: «Pancalieri, Carignano, Pralormo sono i paesi in cui svolgevo i lavori in pianura tornando poi a Torino da Carmagnola. Lì sprigionavo i watt perché è una palestra perfetta, con pochi semafori. Invece, entrando nella sfera personale, da quelle parti c’è Ternavasso, il paesino dove mia moglie Nicoletta teneva il suo cavallo e poi spesso ci spostavamo a Pralormo a far cena». Insomma, come vedete le opzioni non mancano davvero, fino ad arrivare ai piedi della collina torinese.
«Quando arrivavo dal Chierese avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale strada prendere per salire verso Superga e poi riscendere su Torino. Arignano e Martino li chiamo i paesi delle domande perché in quella zona c’è una grande varietà di percorsi e ti chiedi: “Che strada faccio oggi?”. Una volta a Pavarolo – prosegue Felline – hai fatto la tua scelta e stai salendo verso la Basilica e da lì puoi decidere se tirarti ancora un po’ il collo e arrampicarti fino alla Maddalena».







