Il turismo sportivo è un ambito che sta guadagnando sempre più spazio e importanza nell’universo economico nazionale. Parliamo di un bacino stimato in 800 miliardi di crescita, una fetta importante del PIL e con tassi di crescita esponenziali. Ma è anche un terreno vergine, dove si naviga ancora molto a vista, dove ci si affida spesso a iniziative personali e a spunti quasi casuali.
Rispetto a molti altri ambiti che hanno anche meno prospettive, ma che sono molto più strutturati, c’è la necessità di costruire una rete, che possa permettere ai vari attori di questo mondo di entrare in contatto. E’ ciò che si propone Sport Routes, Associazione di Promozione Sociale che vuole proprio strutturare, tutelare e aiutare la crescita di tutto l’ecosistema basato su due colonne portanti: turismo e sport.


Turismo sportivo, un ambito dai mille risvolti
Luigi Spera non è solo il presidente, ma il vero motore di questa nuova entità nata con grandi ambizioni: «L’idea nasce da una sorta di passione personale, esperienza e professionalità nel mondo del turismo. In tutta la mia vita ho spesso viaggiato per praticare sport o seguire grandi eventi. Avevamo pensato di organizzare direttamente una fiera sul turismo sportivo e avevamo parlato con una serie di stakeholder, istituzioni, eccetera, per cercare di realizzarla. Ma poi abbiamo fatto un ragionamento diverso visto che c’è una sorta di disomogeneità nell’offerta, c’è una frammentazione. Tutti parlano di turismo sportivo, ma è un tema talmente trasversale che si disperde. Anche nel mondo del ciclismo.
«Così abbiamo pensato che prima dovevamo strutturarci attraverso un’associazione nazionale, ma anche internazionale, perché ci stiamo allargando anche con altri delegati in altri Paesi, con degli esperti all’interno, ognuno per uno dei filoni che andremo a trattare. Il turismo sportivo attivo, il turismo passivo, il turismo nostalgia, l’urban sport tourism, il wellness e la parte comunque legata allo sviluppo dei territori sono un po’ le maxi categorie su cui dobbiamo lavorare».


Il rapporto con le istituzioni pubbliche
Creare un ecosistema significa connettere aziende e federazioni, operatori turistici, territori, istituzioni pubbliche. Non con tutti loro però i rapporti sono semplici, ci sono partner, enti che sembrano più refrattari ad accogliere questo messaggio…
«Purtroppo è vero e le prime difficoltà le incontriamo nelle istituzioni. Abbiamo dei territori che possono offrire grandi opportunità di sviluppo, grazie alla loro bellezza e alla possibilità di praticare sport lavorando anche sulla destagionalizzazione. Il problema è che c’è una scarsa e spesso assente progettualità.
«C’è una lentezza burocratica che non aiuta, noi invece dobbiamo coinvolgere sempre più gli enti pubblici, convincerli delle grandi possibilità che il turismo sportivo può garantire. In alcune regioni italiane troviamo terreno fertile, dobbiamo fare in modo che non ci siano disparità geografiche e tutti comprendano le potenzialità. In questo modo potremmo lavorare tutti quanti insieme per formare, per arricchire e valorizzare il turismo sportivo come un asset strategico nazionale».


Una rappresentanza promozionale in tutto il mondo
Ci troviamo spesso a confrontarci con iniziative private che promuovono il territorio, che cercano di spingere sul discorso del cicloturismo. L’impegno di Sport Routes è metterle in contatto con gli enti locali, con chi possa fare rete per spingere sul discorso cicloturistico.
«Allargando il discorso noi vogliamo raccogliere le singole filiere e poterle rappresentare con una serie di azioni, per esempio quando pensiamo alle fiere internazionali. Quante aziende non possono permettersi la presenza, quanti noleggiatori e bike hotel oppure determinati territori non sono sufficientemente rappresentati in fiere internazionali?
«Quindi il ruolo dell’associazione è quello di poter rappresentare queste filiere, anche deboli che non sono rappresentate per valorizzare il territorio, quindi questa è una delle nostre mission, mettere in contatto queste figure con un mondo che ha interesse di scoprire territori nuovi, organizzati, sui quali oltre alla pratica sportiva poter fare altri tipi di esperienza, ricordandoci che il turista sportivo comunque è un consumatore molto spesso altospendente».


Gli imprenditori da coinvolgere
Quali sono le aziende che si possono coinvolgere maggiormente in un discorso del genere? «Nel mondo del cicloturismo io penso a quegli imprenditori che hanno investito e che giorno dopo giorno assistono i turisti nelle loro esperienze. Ad esempio le guide, i noleggiatori, i tour operator, che non sono soltanto i colossi. Ci sono tour operator olandesi, americani o altri che lavorano a scapito dei nostri. Invece alle nostre realtà interessa essere nostri partner per sviluppare nuove idee, essere promossi anche all’estero.
«Mettiamoci poi il mondo digital che è una parte rilevante all’interno di questo enorme mondo legato al cicloturismo. Quindi tutte le applicazioni che oggi supportano il cicloturista. Poi abbiamo i bike hotel. Insomma una filiera molto ampia e articolata, alla quale possiamo dare spazio».


Nel segno dell’originalità
Un’idea, quella di Spera che ha anche un altro segreto: l’originalità. «Non abbiamo fatto né benchmark né niente, abbiamo voluto creare qualcosa di unico. Chiaramente dobbiamo crescere e vogliamo metterci in discussione. Piano piano ci stiamo presentando ai professionisti, i media partner che sono all’interno dell’associazione. Ma non ci siamo ispirati a nessuno, neanche all’estero. Per questo dico che siamo entrati in un terreno totalmente vergine…».







