Giappone e Spagna. Due Paesi agli antipodi, non solo geograficamente ma anche in tanti aspetti della vita quotidiana, anche nel rapporto con le due ruote. Curiosamente, nelle ultime settimane quest’ultimo è stato messo in discussione in tempi paralleli, pensando alla bici come rimedio al fenomeno dell’overtourism che sta creando non pochi problemi.


Prezzi differenziati per entrare nei luoghi culturali
In Giappone hanno deciso di prendere il problema dell’overtourism di petto, disinteressandosi anche di quanto le scelte fatte possano essere impopolari. Ecco quindi che le autorità hanno deciso d’imporre prezzi di accesso a musei e altri luoghi di alti interesse turistico differenziati in base alla residenza: per i giapponesi il costo dei biglietti rimane inalterato, per chi viene da fuori è più che raddoppiato.
Le autorità locali hanno preso ad esempio il Castello di Himeji, una delle più famose residenze di Samurai risalente al XVII secolo, dove la struttura estremamente delicata, visitata da qualcosa come un milione e 200 mila turisti preventivati per il 2026 aveva destato grande allarme. Ecco quindi che il prezzo d’ingresso normale, 1.000 yen giapponesi pari a poco più di 6 dollari per i residenti è stato portato a 2.500 per gli stranieri (oltre 15 dollari).


Lo scempio del viale di betulle
Una soluzione difficile da digerire, ma almeno non estrema come lo scempio commesso nell’isola di Hokkaido dove il famoso viale di betulle di Biei è stato abbattuto perché attirava troppa gente col risultato di auto mal parcheggiate e danni alla campagna. Una scelta invero “tafazziana”…
Il problema dell’overtourism riguarda anche la circolazione e qui l’utilizzo delle bici può essere visto come una soluzione. Molte città sono sovraffollate, in principal modo Kyoto (foto di apertura) dove la popolazione locale si è decisamente ribellata a una situazione insostenibile, con i mezzi pubblici sempre sovraffollati e non da chi si reca al lavoro. Ecco quindi che si spinge per incrementare l’uso delle bici soprattutto nelle grandi città, in modo da decongestionare il traffico e soprattutto spingere i turisti a un modello di vacanza più sostenibile e godibile.


Barcellona e la “disattenzione” dei turisti
L’overtourism non va visto però come un fenomeno prettamente locale. In Spagna sono alle prese con lo stesso identico problema, in Catalogna in particolar modo dove Barcellona in certi periodi diventa la città più affollata al mondo, considerando la media per metro quadrato. Attenzione però, perché tanti problemi derivano anche dal comportamento di chi arriva.
Il sindaco Jaume Collboni ha deciso di chiudere l’esperienza legata al bike sharing senza stazioni fisse, revocando le licenze concesse a 7 aziende negli ultimi 18 mesi. Il sistema che prevedeva il prelievo di un mezzo in un posto per lasciando in un altro (free-floating) non ha evidentemente funzionato. Nel corso di questo tempo sono state emesse oltre 5.400 sanzioni e i carri attrezzi hanno rimosso più di 2.000 bici. Un dato però ha spinto più di altri verso la clamorosa decisione: ogni singola bicicletta ha ricevuto almeno una multa.


L’abbandono del servizio bike sharing
Il perché è presto detto: i turisti abbandonavano le bici dove capitava, ostruendo passaggi pedonali o posti auto e costringendo i residenti a seppellire di chiamate le autorità perché provvedessero. Ciò però non significa che Barcellona fa passi indietro nel campo della mobilità sostenibile: il servizio Bicing in vigore dal 2007 e che è riservato ai residenti, che possono noleggiare la bici con un documento di residenza, verrà incrementato. Nel capoluogo catalano si contano oltre 8.000 bici, di cui oltre la metà elettriche distribuite in 593 stazioni con oltre 170 mila abbonati. Qui le bici vanno riconsegnate nelle stazioni dedicate, la differenza è tutta qui…
La Spagna anche in questi aspetti si differenzia un po’ dal resto d’Europa. Nel loro Codice della Strada le modifiche più recenti vanno incontro alle esigenze di chi pedala, pensate per migliorare la protezione degli “utenti vulnerabili” e già questa definizione rappresenta una vera rivoluzione. Riguardante non solo i ciclisti, ma anche pedoni, motociclistici e conducenti di monopattini.


Overtourism: la cura è davanti ai nostri occhi…
Tra gli effetti principali delle nuove norme si parla della riduzione di 20 chilometri l’ora da parte dei veicoli a motore nell’atto del sorpasso di un ciclista; del cambio di corsia per operare il sorpasso se la carreggiata ne ha almeno due per senso di marcia; del transito dei ciclisti, nelle strade urbane, al centro della corsia per essere più visibili e non ai bordi. L’obiettivo, tornando al discorso legato all’overtourism, è trovare le strategie migliori per attenuarlo e il cicloturismo ne ha la piena titolarità, permettendo di delocalizzare i flussi turistici verso aree meno note redistribuendo il mercato e conseguentemente il suo valore economico. Per far sì che ciò accada bisogna però investirci sopra, soprattutto in termini di promozione.







