Che cosa significa realizzare una ciclovia in un territorio? E’ sempre una scelta condivisa, apprezzata? Spesso, nel giudicare quanto fa, o meglio si vorrebbe che venisse fatto dalle amministrazioni comunali si dovrebbe anche valutare il contesto, le difficoltà nelle quali le stesse amministrazioni si dibattono. Non sono sempre e solo problemi tecnici e burocratici. C’è anche un sentimento comune da interpretare e quando si parla di politica è un argomento di primaria importanza.
Torniamo indietro di qualche giorno. Abbiamo già avuto modo di parlare di come la Capitanata sia diventata ufficialmente il primo territorio della Puglia a inaugurare il proprio tratto della Ciclovia Adriatica, lungo ben 88 chilometri di percorso cicloturistico d’eccellenza. L’infrastruttura ha fatto fare un deciso passo avanti a tutta la mobilità sostenibile pugliese e non solo.


Una ciclovia che NON mette d’accordo tutti
Il presidente della Provincia di Foggia (nonché sindaco di Vieste), Giuseppe Nobiletti ha spinto fortemente per la sua realizzazione e inaugurato personalmente il nuovo tratto sottolineando la sua importanza per dare una nuova impronta alla ciclabilità della zona. Considerando che Foggia, intesa come città, da tempo sta cercando di darsi una nuova immagine lavorando proprio sul discorso legato alla bici. Nel caso dell’Adriatica, le tempistiche europee sono state pienamente rispettate, un fatto importante per un’opera cruciale per lo sviluppo economico locale.
L’accoglienza dei cittadini è stata generalmente caratterizzata da un forte entusiasmo per le prospettive turistiche, sebbene non siano mancate discussioni su nodi strutturali ancora da sciogliere e isolati episodi di intolleranza. Episodi che però sono stati amplificati dai social e comunque hanno anche sottolineato come alcune frange della cittadinanza non siano state poi così contente di questo cambio di prospettive.


Un percorso interrotto intenzionalmente
Subito dopo il taglio del nastro si sono verificati alcuni inspiegabili atti di vandalismo e soprattutto ostruzionismo registrati a ridosso dell’apertura. In particolare, nel territorio del comune di Apricena, sono comparsi cancelli abusivi e grandi massi posizionati deliberatamente al centro della carreggiata (nella foto di apertura di FoggiaToday) proprio al fine di bloccare il transito dei ciclisti.
La risposta delle istituzioni è stata immediata. Un’operazione congiunta coordinata da Questura e Prefettura, con il supporto di Carabinieri, Polizia Locale e operai stradali, ha provveduto alla rapida rimozione dei blocchi abusivi, restituendo la pista alla pubblica fruizione. Ma il danno resta, non solo d’immagine, quanto nella consapevolezza che non tutti comprendono il valore dell’impegno pubblico verso un modo di vivere più sano.
«Per me è sconcertante, non ha senso – ha affermato Nobiletti – Queste persone penalizzano il proprio territorio, invece di essere contente di un’opera così bella e di avere tanta gente che può visitare queste bellissime terre, ancora poco conosciute ma che hanno tanto da dare a livello turistico e, voglio sottolinearlo, cicloturistico».


Un caso che non riguarda solo la Puglia
Non si può indicare quanto avvenuto come un episodio isolato, soprattutto se lo si inserisce in un contesto differente. Guardiamo il tema da un punto di vista più generale: quando avviene un incidente sulle strade a danno dei ciclisti, l’umana pietà viene troppo spesso messa da parte. C’è anzi chi plaude, e abbiamo visto come a farlo siano anche autorità che hanno un certo seguito mediatico e social. Ma non solo: nel corso dei mesi si moltiplicano i casi di manifestazioni ciclistiche e cicloturistiche lanciate promozionalmente, approvate dagli enti preposti ma improvvisamente annullate, spesso perché i permessi vengono revocati, dalle autorità locali e anche dai proprietari che negano il proprio passaggio.
Ecco quindi che il caso della Capitanata diventa lo specchio di un comportamento non diciamo maggioritario perché non è così, ma più comune di quanto si pensi ed è un segnale importante che Nobiletti voglia comunque andare avanti su questa strada con un ulteriore finanziamento di quasi 2 milioni e mezzo di euro derivante dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo. Un fondo da destinare alla videosorveglianza, all’illuminazione dei punti critici e al miglioramento complessivo dei servizi di accoglienza. Una porzione importante di quel progetto primigenio dche vuole collegare ininterrottamente Trieste a Santa Maria di Leuca.


L’impegno dei cittadini
La maggioranza della popolazione ha accolto positivamente l’opera politica locale. Le associazioni ambientaliste e i gruppi di cicloamatori locali, Fiab in primis, hanno accolto la pista come una svolta culturale attesa da anni. Già sono nati raduni spontanei, già c’è chi, a dispetto del gran caldo, ha trovato nella ciclovia una nuova soluzione per i suoi spostamenti, già si pensa a eventi da poter allestire su quel territorio e quel nuovo disegno stradale.
Quanto avvenuto resta però un campanello d’allarme. E non si può delegare tutto alle autorità. E’ anche compito dei cittadini proteggere questo bene comune dagli atti di sciacallaggio e degli imprenditori privati saper cogliere le opportunità economiche che il nuovo percorso crea. Esempi virtuosi non mancano, possono nascere grandi opportunità economiche, ma potrà avvenire solo se si marcerà tutti insieme verso un nuovo modo di identificare turismo e spostamento.







