LEVICO TERME (Trento) – Dalle placide e azzurre acque del lago di Levico, a una manciata di chilometri a sud est di Trento, nascono due direttrici. Una è il fiume Brenta, l’altra è la ciclabile della Valsugana. Scorrono entrambe verso Bassano del Grappa e per un’ottantina di chilometri non fanno che sfiorarsi, intrecciarsi, come un unico organismo vivo e complementare.
Per omaggiare questo legame lo scorso fine settimana, sulle sponde del lago di Levico, si è tenuta l’edizione zero di Valbeat, un nuovo “ciclomusic festival” diffuso che unisce la passione per le due ruote alla scoperta della musica, della cultura e del territorio.
Diffuso, appunto. Perché se è vero che molti degli incontri si sono tenuti al campo base allestito sulla spiaggia libera del lago, molti altri si sono sviluppati tutto attorno, lungo la ciclabile e nei luoghi che la circondano. L’idea alla base di Valbeat, insomma, non era quella di costruire un festival in un unico luogo, ma di usare il territorio come un grande palcoscenico.


Un’autostrada di biciclette
Quando abbiamo imboccato la ciclabile all’altezza di Primolano, a circa metà strada tra Bassano e Levico, la prima impressione è stata di stupore. In un bel sabato mattina di fine settembre la ciclovia pareva un’autostrada di biciclette. Di tutti i tipi, con ciclisti di tutte le età, impegnati in ogni modalità di pedalata. Da chi si godeva una semplice passeggiata, a chi si muoveva in grandi gruppi organizzati arrivati dall’estero, agli agonisti che sfrecciavano a 40 all’ora su bici da corsa, a ciclo viaggiatori solitari.
All’inizio, presi dal dovere di cronaca, abbiamo provato a contarli. Ma dopo essere arrivati ad oltre 50 in meno di cinque minuti, e dopo aver incrociato l’ennesimo, numerosissimo gruppo di tedeschi in e-bike, abbiamo dovuto abbandonare il proposito.
In ogni caso una stima prudenziale è di diverse centinaia di persone incrociate in 40 chilometri. E via via che salivamo la cosa si è sembrata sempre meno strana. Perché la ciclabile della Valsugana è davvero un piccolo gioiello infrastrutturale. E’ sempre ben segnalata, nella maggior parte degli incroci ci sono dei sottopassi che permettono l’attraversamento di sicurezza, e anche quando non ci sono si tratta sempre di attraversamenti di strade assolutamente secondarie. Poi ci sono i bicigrill, tre solo nel tratto che abbiamo percorso, perfetti per fermarsi a rifocillarsi o risolvere qualche piccolo inconveniente meccanico.
Altra cosa bella è che la ciclabile entra direttamente nei paesi, diventandone parte. A Borgo Valsugana, per esempio, attraversa il centro storico e permettendo scoprire l’architettura e le tracce di una storia sospesa fra mondo alpino e cultura veneziana. Insomma, mano a mano che ci avvicinavamo alla meta l’idea di Valbeat di utilizzare la ciclabile come direttrice di un festival ci è parsa sempre più interessante.




Un festival sulle sponde del lago, ma non solo
Sabato poco dopo l’ora di pranzo la spiaggia del lago di Levico sembra riuscita da un quadro dell’800 inglese e francese. L’erba digrada dolcemente fino all’ampio specchio d’acqua, incastonato tutto attorno da rilievi boscosi. Approfittando di questa della bellissima giornata quasi estiva molte persone se ne stanno sdraiate a prendere il sole, alcune nuotano assieme agli uccelli acquatici. Forse per la stagione, forse perché il lago di Levico è meno frequentato del vicino lago di Caldonazzo, appena oltre la collina, non c’era nessuna ressa. Nessun ingorgo di persone, nessuna sensazione di turismo di massa. Solo un luogo bello e sorprendentemente tranquillo.
Per dire che, una volta arrivati lì, non stupisce che l’APT della Valsugana, l’ente che ha avuto l’idea di proporre per la prima volta questo festival, abbia scelto questo luogo come centro della prima edizione di Valbeat. Quando, davanti ad una birra, chiediamo agli organizzatori il perché di questa scelta, cioè di tenere insieme musica e ciclismo, ci dicono che il motivo è stato la varietà di possibilità che questo connubio garantisce. Poiché la musica e la bici hanno moltissime possibili declinazioni, se ne possono trovare di adatte ad tipologia anagrafica, sociale, umana. Così ogni anno il festival potrà esplorare stili e anime differenti, potenzialmente all’infinito. Senza contare il fatto che, anche all’interno di ogni edizione c’è spazio per tutti.
Alcuni esempi. Lungo la ciclabile per due giorni ci sono stati aperitivi a tema musicale, e il grande palco allestito proprio sulla sponda del lago, quasi a pelo d’acqua, nel tardo pomeriggio del sabato ha ospitato il concerto di un gruppo Jazz funky, e poi un DJ set al crepuscolo.
Prima però c’è stato spazio anche per incontri e racconti di viaggio. Il primo è stato quello di Alessandro Bertolini, che ha raccontato i suoi viaggi in giro per alcuni dei posti più remoti del mondo. Il secondo è stato quello di un gruppo di ragazzi che quest’estate hanno percorso a ritroso dalla rotta balcanica in bici, per raccontare l’epopea delle persone migranti che cercano di arrivare in Europa.


Tra Battiato e fisarmoniche, musica e natura
Il secondo giorno di Valbeat si è aperto già alle 8 del mattino, al Forte delle Benne, appena sopra Levico, con l’evento Buongiorno Live – Spazio Franco. Lì, i partecipanti saliti a piedi o in bicicletta, hanno potuto godersi una (ricchissima) colazione nel verde e vista lago, e poi indossare delle cuffie wireless per immergersi nella musica e nelle storie di Franco Battiato.
Poi ci si è spostati al Bosco della Memoria di Tenna, sul crinale che divide il Lago di Levico da quello di Caldonazzo. Qui c’era in programma un’esibizione delle fisarmoniche dell’Ensemble Accordeon, che hanno suonato dal vivo in un piccolo quanto suggestivo teatro naturale, costruito con gli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia. Un modo per trasformare un dramma in un nuovo inizio, e il bosco in un luogo da vivere e ascoltare.
Alla fine del concerto gli alpini della sezione locale, hanno preparato per tutti uno di quei bei pranzi da montanari a base di polenta e spezzatino che si sperano sempre di trovare dopo una pedalata (o una camminata). Nel frattempo, lungo la ciclabile tra i due laghi, si potevano ammirare le installazioni artistiche del progetto LakeART o fermarsi nei vari punti di ristoro che da mezzogiorno in poi hanno iniziato a servire grigliate, picnic in riva al lago e pranzi con sottofondo musicale.
Così poi quando è ora di partire e tornare a casa – perché ad un certo punto finiscono anche le cose belle, come questa edizione zero del festival Valbeat – farlo pedalando lungo una ciclabile è più dolce del solito. Specie dopo un fine settimana in cui si sono nutrite, oltre le gambe, anche gli occhi e le orecchie.







