Ciclabile del Mincio a ValeggioCiclabile del Mincio a Valeggio

| 15 Settembre 2026

Il Veneto in bici, pedalando al ritmo lento dei fiumi

Il Veneto è una Regione in cui, dal punto di vista del cicloturismo, si può trovare tutto. Dalle Dolomiti alla laguna di Venezia, dalle colline UNESCO alle città d’arte in pianura. E’ tutto racchiuso in un portale dedicato al turismo, che dedica ampio spazio anche alle direttrici da seguire in bicicletta e alle varie opzioni che le due ruote permettono di scegliere, offrendo descrizioni e tracce GPX.

Il Veneto, si diceva. Un modo per scoprirlo è seguendo il corso dei suoi fiumi, ad un ritmo che lascia spazio al paesaggio e alle soste per ammirarlo. In questo modo l’acqua che dalle montagne scende verso il mare diventa un filo trasparente che accompagna in un viaggio nel quale ogni tappa racchiude innumerevoli occasioni per visitare un piccolo borgo, entrare in un museo, fermarsi a scoprire le ricette del territorio. 

In questo articolo approfondiremo quattro diverse direttrici che attraversano il Veneto ognuna da un punto di vista diverso. Ma sempre mettendo insieme natura, storia, cultura ed enogastronomia.

Mincio, dal Garda alla città dei Gonzaga

Partiamo dall’itinerario più ad ovest del Veneto, quello che da Peschiera del Garda porta fino a Mantova, seguendo il corso del Mincio, l’unico emissario del Lago di Garda. Il percorso è lungo circa 45 chilometri, completamente pianeggiante, e quindi perfetto per essere affrontato senza fretta da tutta la famiglia

Già il punto di partenza, Peschiera, merita una visita per la sua città fortificata, inserita nel Patrimonio mondiale UNESCO delle Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo. Da lì la ciclabile scende verso sud arrivando a Valeggio sul Mincio e Borghetto, tra mulini, acqua e campagna, prima di proseguire verso i laghi che circondano Mantova.

Un breve viaggio, che è però ricco anche di spunti enogastronomici. Il territorio del Lugana offre un’ottima occasione per una sosta dedicata all’omonimo vino, mentre Valeggio è legato alla tradizione del Nodo d’amore, un tortellino sottilissimo il cui nome romantico deriva da una leggenda che racconta il travagliato amore tra un soldato e una ninfa. Questo è esattamente il genere di itinerario nel quale 45 chilometri possono diventare una giornata memorabile, specie se al tempo della pedalata si aggiunge quello delle visite e della tavola.

Baccalà alla vicentina con polenta
Ogni itinerario è ricco di piatti eccezionali, come il celebre baccalà alla vicentina (foto Archivio Regionale del Veneto)
Baccalà alla vicentina con polenta
Ogni itinerario è ricco di piatti eccezionali, come il celebre baccalà alla vicentina (foto Archivio Regionale del Veneto)

Bacchiglione, tra città d’arte e colline

Spostandoci più ad est, incontriamo la Ciclovia del Bacchiglione, che collega due delle città d’arte più importanti del Veneto, Vicenza e Padova. Anche qui siamo in un percorso del tutto pianeggiante che attraversa un paesaggio fatto di acqua, ville, e campagna. E anche in questo caso si tratta di un itinerario breve, di circa 40 chilometri, che però offre talmente tante occasioni per fermarsi e varianti che è anche possibile dividerlo in più tappe

Entrando nel merito, da Vicenza si pedala lungo la Riviera Berica, dove si incontrano alcune delle architetture che hanno reso celebre questo territorio. Per esempio Villa Valmarana ai Nani e la Rotonda di Palladio. Poi il percorso segue il fiume verso Montegalda e Cervarese Santa Croce, dove è consigliata una sosta al Castello di San Martino della Vaneza ospita il Museo del Fiume Bacchiglione. Poco distante si passa affianco ai Colli Euganei, dove ci sono forse le salite più note della pianura veneta e dove si trovano moltissime chicche culturali come l’Abbazia di Praglia, che certamente offre un’altra possibile deviazione.

«Conosco bene la ciclabile del Bacchiglione, perché mi capita spesso di usarla per i miei spostamenti», ci ha raccontato Silvio Martinello, campione del mondo e olimpico su pista, padovano. «Si vede che negli ultimi anni qui in Veneto hanno lavorato molto per rendere fruibile alle bici questo tratto come anche altri, e certamente il turismo ne sta giovando». L’ex pistard ha poi ricordato anche un’altra zona a lui cara quando correva, quella del Delta del Po. «Era un posto straordinario dal punto di vista paesaggistico, allora poco conosciuto. Potevo allenarmi bene e lontano dal traffico, una cosa preziosa per un professionista».

E dopo le pedalate, anche qui non mancano i motivi per sedersi a tavola. Bigoi al torchio con ragù d’anatra, baccalà alla vicentina, gallina padovana e risotto al tastasal sono soltanto alcuni dei sapori da cercare nei menù lungo il percorso, insieme ai moltissimi vini dei Colli Euganei.

Villa Foscari, detta anche La Malcontenta, a Mira
Lungo la ciclabile del Brenta si possono ammirare molte ville storiche, come Villa Foscari, detta anche La Malcontenta, capolavoro di Palladio a Mira (foto Archivio Regione del Veneto)
Villa Foscari, detta anche La Malcontenta, a Mira
Lungo la ciclabile del Brenta si possono ammirare molte ville storiche, come Villa Foscari, detta anche La Malcontenta, capolavoro di Palladio a Mira (foto Archivio Regione del Veneto)

Riviera del Brenta, tra ville e acqua

Un altro passo più ad est e arriviamo alla ciclovia della Riviera del Brenta. Da Padova a Venezia il filo dell’acqua passa dal Piovego al Naviglio Brenta, accompagnando i cicloturisti attraverso le cittadine di Stra, Fiesso, Dolo e Mira. Questa è una delle zone del Veneto dove il rapporto tra acqua e architettura è più evidente. Lungo le rive si susseguono numerose ville venete e dimore storiche che raccontano benissimo il legame secolare tra Padova e Venezia.

A Stra si incontra per esempio la celeberrima Villa Pisani, mentre Dolo conserva ancora l’atmosfera dei centri fioriti proprio grazie alla presenza del naviglio. Qui, pedalando lentamente verso il mare, si può ricordare il Burchiello, l’imbarcazione con cui i nobili veneziani risalivano il Brenta per raggiungere le loro residenze estive. Tra queste per esempio, proseguendo verso Venezia si incontra Villa Foscari, detta anche La Malcontenta, grande capolavoro di Andrea Palladio.

Questo percorso è anche un invito a fermarsi nelle numerose osterie della Riviera per scoprire la cucina tradizionale veneta e i prodotti del territorio, che dalla campagna contadina sfuma verso il mare. Ovunque in Veneto, ma forse soprattutto pedalando da Padova a Venezia, il consiglio è di non considerare la distanza come l’obiettivo, ma come un’occasione per godersi le soste lungo il percorso. 

Cimitero dei Burci, ciclovia del Sile
Il cimitero dei Burci è certamente uno dei passaggi più suggestivi delle ciclovie di tutto il Veneto (foto Isabella Michielin)
Cimitero dei Burci, ciclovia del Sile
Il cimitero dei Burci è certamente uno dei passaggi più suggestivi delle ciclovie di tutto il Veneto (foto Isabella Michielin)

Sile, dalle risorgive alla laguna

Arriviamo ora all’ultimo itinerario di questo viaggio ciclofluviale in Veneto, quella che è stata chiamata Greenway del Sile. Qui la stella polare è il Sile che accompagna i ciclisti per oltre cento chilometri, dalle campagne trevigiane fino alla laguna e a Jesolo. Considerata la lunghezza è il percorso che più si presta ad essere diviso in tappe, anche perché il paesaggio progressivamente cambia molto, come molte sono le occasioni per fermarsi.

Si parte dalle risorgive del Sile, attraversando un ambiente naturale nel quale il fiume nasce – caso particolarissimo – direttamente dalla pianura. Poi arrivano gli antichi mulini, l’Oasi di Cervara e Treviso, dove la Restera (la storica strada che affianca il fiume) offre alcuni degli scorci più caratteristici del percorso. A Casier poi si incontra il Cimitero dei Burci, certamente uno dei punti più suggestivi del tragitto, dove si incontrano quelle antiche imbarcazioni da trasporto (i Burci, appunto) parzialmente sommerse lungo un’ansa del fiume.

Da qui il paesaggio cambia ancora, avvicinandosi alla laguna. Ne abbiamo parlato con la Soraya Paladin, professionista trevigiana in forza alla squadra World Tour Canyon/Sram. «Mi è capitato di fare un viaggio in bici da casa mia, a Cimadolmo, fino a Roma, e il primo tratto l’ho fatto lungo il Sile, da Treviso a Venezia», ci ha raccontato. «Se sono in bikepacking preferisco sempre utilizzare le ciclabili, perché sono lontane dalle auto e mi permettono davvero di godermi il viaggio e i panorami».

Anche qui le soste gastronomiche sono parte di un viaggio che dalla pianura scende in laguna. Cicchetti, baccalà mantecato, radicchio rosso di Treviso e piatti di pesce di fiume e di laguna raccontano un territorio che cambia lentamente, insieme ai corsi d’acqua.

Famiglia lungo la ciclabile del Sile
Questi itinerari sono completamente pianeggianti, quindi perfetti anche per le famiglie (foto Matto Danesin)
Famiglia lungo la ciclabile del Sile
Questi itinerari sono completamente pianeggianti, quindi perfetti anche per le famiglie (foto Matto Danesin)

Una rete tutta da vivere

Quattro itinerari diversi, ma un’unica idea, quella di attraversare il Veneto al ritmo che soltanto la bicicletta riesce a dettare. Questa fitta rete ciclabile permette infatti di collegare itinerari e costruire quindi anche viaggi più lunghi, scegliendo ogni volta quanto pedalare e quando fermarsi.

Un altro veneto che di bici se ne intende è l’ex corridore Filippo Pozzato. Le sue uscite più frequenti si dipanano sulla pedemontana tra Marostica e Bassano del Grappa, ma pedala spesso per tutta la Regione, dai Colli Berici alla ciclabile Treviso-Ostiglia. Ci offre una riflessione che racchiude le quattro direttrici lungo i fiumi, ma che va anche oltre.

«Il Veneto si sta muovendo molto bene creando e promuovendo queste ciclovie – spiega – delle infrastrutture che non esistevano ai tempi in cui correvo io. Certo c’è ancora da fare, perché la bici non è ancora vista come un mezzo di trasporto, e dovremmo avere la cultura per pensarla così. Però la rete c’è e sicuramente è un bene, ora va educata la gente all’utilizzo».

Forse questo sarà il passo successivo, cioè non soltanto costruire nuove ciclabili, ma anche imparare a viverle. Intanto, seguendo il Mincio, il Brenta, il Bacchiglione e il Sile, il Veneto offre già quattro ottimi modi per cominciare questa piccola grande rivoluzione. Pedalando lentamente, fermandosi spesso e lasciando che siano i fiumi ad indicare la strada.

Veneto, The Land of Venice

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