Otto regioni italiane rappresentate, partecipanti e relatori provenienti da quattro Paesi europei, progetti che spaziano dalla Slovenia all’Austria e una giornata conclusiva in sella sui sentieri della Bernadia Trail Area. E’ il bilancio dell’IMBA Gathering 2026, svoltosi sabato e domenica scorsi a Nimis, in provincia di Udine.
IMBA, per chi non lo sapesse, è l’International Mountain Bicycling Association nata negli Stati Uniti sul finire degli anni ’80. Dal 2012 è diventata internazionale con IMBA Europe e si occupa di formazione per un trail building sostenibile, sostegno alle associazioni ed un proficuo rapporto con le istituzioni.


Abbiamo chiesto a Edoardo Melchiori, presidente di IMBA Italia, quali siano state le novità più interessanti emerse nella due giorni friulana e cosa possano insegnare alle destinazioni italiane.
Edoardo, qual è stata la principale novità di questa edizione?
Per la prima volta abbiamo avuto relatori internazionali, con ospiti dalla Slovenia, dall’Austria e dall’Olanda, oltre a un partecipante dalla Croazia. Mark Torsius, direttore generale di IMBA Europe, ha presentato il progetto Trail Towns, uno strumento di autovalutazione che arriverà anche in Europa.
Come funziona?
Le associazioni locali potranno compilare un questionario e ottenere punteggi sulla qualità della propria rete sentieristica, sulla comunità e sulla varietà dei percorsi. Nasce negli Stati Uniti, ma lo stiamo adattando al contesto europeo. Servirà anche per andare dalle amministrazioni con dati concreti e mostrare dove occorrono investimenti.


Dalla Slovenia è arrivato un esempio particolare: sentieri MTB praticamente nel centro di Lubiana.
Tadej Kevavcic, presidente di Golovec Trails, ci ha raccontato come siano passati da sentieri utilizzati in maniera informale a una vera trail area vicinissima al centro storico di Lubiana. E’ interessante soprattutto il lavoro con i giovani: la scuola collegata al progetto coinvolge centinaia di ragazzi ogni anno. E’ un esempio perfetto del concetto “more trails close to home”, più sentieri vicino casa.
E’ un modello esportabile nelle città italiane?
Assolutamente sì. Io ad esempio sono di Torino, la quale ha due grandi colline piene di sentieri che avrebbero bisogno di una gestione più strutturata. Anche Roma dispone di enormi aree verdi. Avere sentieri raggiungibili direttamente in bicicletta elimina la necessità di farsi accompagnare in macchina, soprattutto per i ragazzi. Negli Stati Uniti il criterio delle trail towns è avere sentieri a mezz’ora d’auto dalla città; in Europa abbiamo preferito parlare di sentieri raggiungibili in bici, sfruttando anche le infrastrutture ciclabili urbane.


Che cosa avete imparato dall’esperienza austriaca di Lake.Bike?
Andreas Holzer, responsabile dello sviluppo del prodotto bike della Region Villach, ci ha mostrato quanto sia importante costruire prima un’offerta di qualità e soltanto dopo promuoverla turisticamente. Se pubblicizzi una destinazione quando hai appena due sentieri, rischi che i visitatori rimangano delusi e ne parlino male. In Austria, tra l’altro, andare in bicicletta sui sentieri, comprese le strade forestali, è vietato salvo esplicita autorizzazione. Questo obbliga a lavorare fin dall’inizio su permessi e progetti molto strutturati.
Avete ospitato anche relatori di casa nostra?
Certo, ad esempio Pietro Ielpo ha presentato Sirino Gravity, una realtà attiva sul Monte Sirino in Basilicata, mentre Massimiliano Misdaris ha raccontato l’evoluzione di Maglia Nera e della Bernadia Trail Area. Maglia Nera è nata come gruppo sportivo legato alle gare di enduro: per allenarsi servivano sentieri e così hanno cominciato a recuperarli e mantenerli. Con il tempo è diventata una realtà capace di gestire una trail area e promuoverla anche turisticamente.
Immaginiamo che sia la consuetudine che siano gli stessi biker a sistemare i sentieri, o no?
Sì, ma IMBA insiste sul fatto che bisogna farlo correttamente, dialogando con istituzioni e proprietari dei terreni. Decidere autonomamente di intervenire in un bosco può creare problemi e comportare anche sanzioni. Maglia Nera e Sirino Gravity sono esempi interessanti proprio per i rapporti costruiti con gli enti e le comunità locali. La fiducia è fondamentale, anche quando si cercano sponsor. Andrea Benesso (organizzatore del raduno BAM! e altro relatore in Friuli, ndr), ha affrontato proprio questo tema durante il Gathering.


Domenica avete lasciato la sala conferenze per pedalare. Com’è andata?
Abbiamo fatto una social ride sui sentieri della Bernadia Trail Area. Era piovuto molto fino al giorno precedente, ma i trail erano in condizioni migliori di quanto temessimo. Ci siamo fermati per due workshop: uno sui lavori di trail building realizzati da Maglia Nera e l’altro per dimostrare il funzionamento dell’applicazione ITRS, che serve a valutare la difficoltà tecnica dei sentieri.
Come funziona questa nuova app?
E’ lo strumento che stiamo sviluppando per l’International Trail Rating System. Un certificatore può raccogliere direttamente sul campo dati su pendenze, ostacoli, salti e strutture artificiali. Rispetto alla scala STS (quella ad esempio usata da Komoot, con valori da S0 a S5, ndr), che valuta principalmente i sentieri naturali, ITRS considera anche quelli costruiti appositamente per la mountain bike. L’app è attualmente in versione beta, disponibile soltanto per chi segue i nostri corsi. Contiamo di pubblicarla entro circa sei mesi, anche per Android, con una versione destinata agli utenti finali.




Interessante… Un’ultima curiosità: il mondo gravel può beneficiare del lavoro di IMBA sui sentieri?
C’è sicuramente una sovrapposizione, soprattutto sulle strade bianche e sui sentieri più facili. ITRS è già stato utilizzato anche per percorsi gravel e bikepacking, perché valuta il sentiero indipendentemente dalla bicicletta. Ma non significa che dobbiamo rendere tutti i tracciati percorribili con una gravel.
Avrebbe poco senso…
L’obiettivo è avere un’offerta diversificata: un sentiero “verde”, o un “blu” poco tecnico, può essere adatto a un principiante, a un bambino e anche a chi usa una gravel. Su un “rosso” o un “nero” non avrebbe senso intervenire per abbassare artificialmente la difficoltà. La varietà dei sentieri è proprio ciò che permette di soddisfare pubblici differenti.
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