Il chinotto è uno di quegli alimenti che incuriosiscono. Lo conosciamo principalmente sotto forma di bevanda, ma in natura si presenta come un agrume, più piccolo dell’arancia, ma molto amaro (in apertura, immagine depositphotos.com). Proprio per questa caratteristica, non nasce per essere mangiato con la stessa spontaneità di un’arancia o di un mandarino, ma richiede tempo: una lavorazione per ridurne l’amarezza e soprattutto attenzione alla qualità della materia prima.
Le sue origini non sono del tutto certe. Secondo alcune ipotesi, sarebbe arrivato in Europa dall’Asia, forse dalla Cina, e proprio da qui deriverebbe il suo nome. Altri collocano le sue origini in India. Portato in Italia intorno al 1500, il chinotto ha trovato il suo ambiente ideale lungo le coste di Sicilia, Calabria, Toscana e soprattutto Liguria, dove si è sviluppata una varietà storica diventata simbolo della tradizione locale.
Il chinotto di Savona si è nel tempo dimostrato più adatto alla trasformazione per via delle dimensioni ridotte, della buccia più spessa, resistente e profumata, e della maturazione precoce rispetto alle altre varietà.


Proprietà digestive superiori
Dal punto di vista nutrizionale, il chinotto non è un agrume ricco in senso assoluto. Non eccelle per contenuto di vitamina C se confrontato con arance, kiwi o agrumi più comuni, e non apporta esaltanti quantità di altri micronutrienti. Il valore del chinotto sta piuttosto nella presenza di composti bioattivi tipici degli agrumi amari, come flavonoidi e altre sostanze antiossidanti, tra cui la naringina.
Questi composti contribuiscono al profilo amaro del frutto e sono interessanti per il loro ruolo nel contrasto allo stress ossidativo e nei processi infiammatori di basso grado. Inoltre, il frutto ha proprietà digestive superiori rispetto ad altri agrumi più dolci.


Solo prodotti di qualità
Data la sua forte amarezza, è difficile che questo frutto sia consumato fresco, ma piuttosto sotto forma di marmellata, mostarda o bevanda. I processi di trasformazione ne possono ridurre il potenziale benefico, pertanto, la qualità della materia prima e della lavorazione diventano cruciali. Se coltivato con attenzione, raccolto nel giusto grado di maturazione e trasformato con tecniche rispettose, conserva meglio non solo gli aromi, ma anche quei composti bioattivi che ne giustificano l’interesse nutrizionale.
In un’alimentazione sportiva varia, il chinotto può trovare spazio soprattutto se consumato sotto forma di prodotti di qualità. Al contrario, se si consumano sottoprodotti industriali, nei quali troviamo quantità minime di estratto e sono aggiunti aromi artificiali e zuccheri in abbondanza, il risultato finale è un prodotto che richiama il chinotto solo nel nome. In questi casi non ha senso attribuirgli benefici nutrizionali paragonabili al frutto o alle sue trasformazioni artigianali ben fatte.


La marmellata per colazione
Tra i prodotti più interessanti dal punto di vista gastronomico e nutritivo, anche per chi pratica sport, se inseriti con buon senso, troviamo le marmellate di chinotto artigianali, realizzate utilizzando polpa, succo e scorza. Quando la lavorazione è attenta e non aggressiva, queste preparazioni riescono a mantenere il profilo aromatico del frutto e parte dei suoi composti bioattivi, evitando l’uso di aromi artificiali.
Esistono anche mostarde di chinotto e, naturalmente, la celebre bevanda. Qui la differenza tra tradizione e industria è particolarmente marcata. Le versioni più industriali contengono spesso percentuali minime di estratto di chinotto e non possono essere considerate equivalenti al consumo del frutto o di un derivato artigianale.
Se siete amanti del caratteristico sapore del chinotto, inseritelo nella dieta per facilitare i processi digestivi o per avere un ulteriore supporto nel recupero e nel contrasto all’infiammazione, ricordando di scegliere i prodotti a base di chinotto più naturali e concentrati.







