Dopo settimane di feste, pranzi abbondanti e una certa indulgenza alimentare che tendiamo a concederci senza troppi sensi di colpa, arriva puntuale il momento dell’anno in cui sentiamo il bisogno di “rimettere ordine”. Non tanto per tornare in forma in senso estetico, quanto per riprendere in mano aspetti più profondi della salute, spesso trascurati finché non diventano un problema. Il controllo del colesterolo rientra esattamente in questa categoria.
Non è un tema glamour, non fa notizia come le diete miracolose, ma resta uno dei pilastri della prevenzione cardiovascolare. Oggi, nel contesto post-pandemico, è difficile ignorare come gli eventi cardiovascolari sembrino colpire sempre più spesso anche fasce di popolazione giovani, apparentemente lontane da questi rischi.
Il colesterolo non è un nemico da abbattere a prescindere, ma una molecola fondamentale per la vita. Entra nella composizione delle membrane cellulari. E’ indispensabile per la produzione di ormoni steroidei, della vitamina D e degli acidi biliari necessari alla digestione dei grassi. Senza colesterolo, semplicemente, non funzioneremmo. Il problema nasce quando i suoi livelli circolanti sono eccessivi e si inseriscono in un contesto metabolico sfavorevole.


Colesterolo buono e cattivo
Tutti abbiamo sentito parlare di colesterolo “buono” (HDL) e “cattivo” (LDL). Tuttavia, queste sono delle lipoproteine con funzioni diverse e limitarsi a “questo è buono, questo è cattivo” è poco utile dal punto di vista clinico. La valutazione del rischio cardiovascolare non può basarsi su un singolo numero fuori limite, soprattutto se di poco.
Un colesterolo totale o LDL lievemente superiore ai valori di riferimento, in assenza di altri fattori di rischio, non equivale automaticamente a una condanna. E’ compito del medico valutare il quadro complessivo, tenendo conto di età, familiarità, stile di vita, pressione arteriosa, assetto glicemico e, non ultimo, del rapporto tra trigliceridi e colesterolo HDL. Un indicatore, quest’ultimo, spesso più informativo del singolo valore isolato.
A questo si aggiunge la componente genetica, che troppo spesso viene ignorata nella divulgazione generalista. Esiste infatti la lipoproteina (a), detta Lp(a), un parametro dosabile tramite esame del sangue che rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare indipendente, fortemente determinato geneticamente, ma soggetto a variazioni in condizioni specifiche.


Il ruolo dell’alimentazione
Se il quadro clinico non è dei migliori, la dieta e lo stile di vita restano fondamentali alleati, ma rinunciare a uova e formaggio non è sufficiente.
Oggi sappiamo che l’impatto maggiore sull’assetto lipidico, soprattutto sui trigliceridi, deriva dall’eccesso di zuccheri semplici, di prodotti ultraprocessati e di un’alimentazione cronicamente sbilanciata. I trigliceridi sono particolarmente sensibili allo stile di vita. Sedentarietà, eccesso calorico e abuso di zuccheri, compreso il fruttosio, sono infatti una combinazione perfetta per farli salire. Non a caso, l’attività fisica regolare rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurli.
La qualità della dieta influisce maggiormente sul colesterolo HDL. Un’alimentazione ricca di fibre, grassi insaturi, pesce, frutta secca, olio extravergine di oliva e povera di prodotti industriali favorisce un profilo lipidico più protettivo. Al contrario, un consumo frequente di carni processate, insaccati e carni rosse in eccesso contribuisce a peggiorare il quadro. Non tanto per il colesterolo in sé, quanto per il contesto infiammatorio e metabolico che questi alimenti favoriscono se consumati abitualmente.


Il ruolo dell’attività fisica
Parlare di dieta per il colesterolo, quindi, significa parlare di equilibrio, smettere di inseguire il singolo alimento colpevole e iniziare a osservare le abitudini nel loro insieme. L’attività fisica non è un accessorio opzionale, ma una vera e propria terapia preventiva. E’ capace di limitare i trigliceridi, migliorare la sensibilità insulinica e la salute cardiovascolare in modo trasversale. Si consigliano settimanalmente almeno due ore e mezza di attività fisica moderata o novanta minuti se di tipo intenso, ai quali si dovrebbe aggiungere il movimento quotidiano utile per contrastare la sedentarietà.
In conclusione, se è vero che non possiamo spiegare con certezza tutte le ragioni per cui oggi assistiamo a un aumento degli eventi cardiovascolari, è altrettanto vero che qualcosa possiamo fare prevenzione. Non bisogna temere il colesterolo né puntare alla sua ossessiva riduzione quando i valori sono già nella norma. Basta curare sé stessi ogni giorno, sfruttare la scienza per il monitoraggio intelligente dei parametri e affidarsi alla medicina quando necessario.







