A.Ri.Bi. e la situazione a Bergamo. Richiami che valgono per tuttiA.Ri.Bi. e la situazione a Bergamo. Richiami che valgono per tutti

| 3 Settembre 2026

A.Ri.Bi. e la situazione a Bergamo. Richiami che valgono per tutti

Torniamo a parlare di A.Ri.Bi., Associazione per il Rilancio della Bicicletta che è attiva dal secolo scorso in Lombardia ed è diventata, soprattutto a Bergamo, una voce forte sui diritti dei ciclisti, un contraltare profondo per la politica locale. Bisogna però fare attenzione a non pensare che le loro battaglie siano prettamente locali perché ci si rispecchia dentro una situazione che è comune a tantissime realtà italiane e l’ultimo documento che l’associazione ha diffuso lo dimostra.

A.Ri.Bi. ha infatti diffuso un richiamo su alcuni aspetti della mobilità sostenibile chiedendo una risposta urgente da parte delle autorità. Nelle loro richieste si notano aspetti che danno un quadro chiaro della situazione non solo bergamasca, a ben guardare c’è sempre qualcosa che risuona anche per il proprio territorio. Parlando con la sua responsabile Claudia Ratti abbiamo quindi focalizzato l’attenzione su alcuni aspetti.

A.Ri.Bi. svolge a Bergamo svariate attività, principalmente lezioni e seminari in scuole e aziende
A.Ri.Bi. svolge a Bergamo svariate attività, principalmente lezioni e seminari in scuole e aziende
A.Ri.Bi. svolge a Bergamo svariate attività, principalmente lezioni e seminari in scuole e aziende
A.Ri.Bi. svolge a Bergamo svariate attività, principalmente lezioni e seminari in scuole e aziende
Qual è la realtà locale sul piano dell’educazione stradale, ad esempio nelle scuole guida?

Noi non ce ne occupiamo direttamente, possiamo parlare come testimoni e vediamo che alcune si stanno attivando e stanno insegnando, ad esempio, all’automobilista ad aprire la portiera con il braccio destro anziché col sinistro. Il pilota è quindi costretto a ruotare il busto e guardare nello specchietto retrovisore. Questo per prevenire gli incidenti con i ciclisti che sopravvengono. E’ importante, per chi vuole prendere la patente, fargli percepire il rischio del ciclista quando sta sulla strada.

La vostra attività dove si svolge?

Principalmente nelle aziende e nelle scuole, dove abbiamo contatto con le giovani generazioni. Lì insegniamo il codice della strada e sulla base di quello, come comportarsi sulla strada partendo dal rispetto della segnaletica. Ma non ci rivolgiamo solamente a chi guida l’auto, ma anche a chi pedala perché una nostra battaglia è quella relativa a una bicicletta sicura.

L'A.Ri.Bi. propone l'utilizzo di due specchietti retrovisori come misura di sicurezza
L’A.Ri.Bi. propone l’utilizzo di due specchietti retrovisori come misura di sicurezza
L'A.Ri.Bi. propone l'utilizzo di due specchietti retrovisori come misura di sicurezza
L’A.Ri.Bi. propone l’utilizzo di due specchietti retrovisori come misura di sicurezza
Che cosa deve prevedere una bici sicura?

Innanzitutto due freni funzionanti e il campanello. Pochi lo sanno, ma il campanello è obbligatorio. Quindi le luci, che adesso sono obbligatorie e che devono essere accese quando la luce del giorno inizia a calare. Prima non era previsto l’obbligo di avere le luci sulla bicicletta, bisognava averle solo nelle ore di buio. Adesso, col nuovo codice della strada, devono essere montate a prescindere che si circoli di giorno o di notte. Noi insegniamo agli studenti e lavoratori queste nozioni, cerchiamo di metterli in strada su biciclette sicure e di infarinarli su quello che è previsto dal codice.

Voi chiedete che nel codice della strada siano resi obbligatori due dispositivi di sicurezza come il casco per ciclisti e lo specchietto retrovisore. Il problema non riguarda però il movimento ciclistico stesso che è refrattario all’utilizzo del casco in ogni situazione?

Questo è vero e mi ricorda la situazione del 2009, quando entrò in vigore l’obbligo di indossare il giubbino catarifrangente, anche su quello i ciclisti fanno resistenza. Quando venne apportata questa modifica al codice della strada, si disse che si doveva introdurre anche l’obbligo ai giovani per l’utilizzo del casco. Lì fu addirittura una federazione (la FIAB, ndr) a impegnarsi per far stralciare quella parte, una scelta imbarazzante, uno dei motivi per cui noi abbiamo lasciato quella federazione. Noi vogliamo che si introduca per tutti l’obbligo del casco, perché il casco salva la vita. In ambito urbano, anche su una strada sicura, una caduta può essere letale.

Rendere il casco obbligatorio in città è una battaglia che A.Ri.Bi. combatte da quasi vent'anni...
Rendere il casco obbligatorio in città è una battaglia che A.Ri.Bi. combatte da quasi vent’anni…
Rendere il casco obbligatorio in città è una battaglia che A.Ri.Bi. combatte da quasi vent'anni...
Rendere il casco obbligatorio in città è una battaglia che A.Ri.Bi. combatte da quasi vent’anni…
E per lo specchietto?

Noi siamo arrivati a consigliarne due, sulla base degli eventi legati alla BRT. Questa è una nuova linea pubblica elettrica che va da Bergamo fino a Verdellino. Per costruirla con fondi del PNRR ci si è impossessati della corsia di destra che non è quella del trasporto pubblico, quindi i mezzi di trasporto pubblico lì non possono salire e il ciclista non può entrarvi. Risultato, il ciclista è costretto a marciare esterno a questo bus elettrico rimanendo esposto sul lato sinistro ai mezzi pesanti e motorizzati e sull’altro lato al trasporto pubblico, quindi o ti arrotano a destra o ti arrotano a sinistra…

Gli specchietti sono quindi una difesa…

Noi siamo arrivati a dire: «mettete due specchietti retrovisori perché dovete guardare anche la vostra destra». Lo specchietto aiuta tantissimo, soprattutto con l’avvento delle auto elettriche che non si sentono, è l’unica difesa.

La nuova linea BRT di Bergamo desta non poche preoccupazioni ne A.Ri.Bi. ha chiesto un incontro con le autorità cittadine
La nuova linea BRT di Bergamo desta non poche preoccupazioni e A.Ri.Bi. ha chiesto un incontro con le autorità cittadine
La nuova linea BRT di Bergamo desta non poche preoccupazioni ne A.Ri.Bi. ha chiesto un incontro con le autorità cittadine
La nuova linea BRT di Bergamo desta non poche preoccupazioni e A.Ri.Bi. ha chiesto un incontro con le autorità cittadine
Quando voi avete presentato le vostre rimostranze a proposito della nuova linea, qual è stata la risposta politica?

Non c’è stata. L’opposizione l’ha cavalcata, ma da parte di chi governa la città non c’è stata alcuna reazione. Io con A.Ri.Bi sto sollecitando questa riflessione sul fatto che i ciclisti non avrebbero potuto entrare in questa corsia dal 5 di agosto dell’anno scorso. E’ passato più di un anno e soltanto questa settimana è arrivata una richiesta di incontro da parte dell’assessore alla mobilità alla nostra associazione per fare dei ragionamenti. Quando martedì si è verificato un incidente tra un ciclista e uno di quei mezzi…

Voi fate promozione nelle aziende e nelle scuole, ma c’è sensibilità da chi raccoglie il messaggio?

Noi notiamo tanta sensibilità da parte di chi dirige le scuole ma parlando con i ragazzi riceviamo tante provocazioni giuste, tante osservazioni e forse è più costruttivo oggi entrare in queste scuole. Abbiamo anche prodotto delle mappe bilingue italiano/inglese dove richiamiamo il codice della strada e tutto ciò che la bicicletta deve osservare perché ci rendiamo conto che tanti che vivono qui magari ancora non parlano bene italiano e hanno così un mezzo più semplice per capire la nostra realtà. Certo, non ci si aspettava invece un totale disinteresse da parte dell’amministrazione di Bergamo ma considerando che il progetto BRT è costato 84 milioni, ci chiediamo se tanti silenzi siano forse ben pagati…

TUTTE LE CATEGORIE DEL MAGAZINE