Quando una ciclabile è sbagliata. Gli errori da non commettereQuando una ciclabile è sbagliata. Gli errori da non commettere

| 22 Gennaio 2026

Quando una ciclabile è sbagliata. Gli errori da non commettere

Che in Italia ci sia un boom nella costruzione di piste ciclabili è cosa buona e giusta, su questo non si discute. Ma bisogna anche farlo con criterio e girando per il Bel Paese non è che siano tutte rose e fiori… Nei giorni scorsi ha destato scalpore il caso della ciclabile lungo la statale Briantea (nella foto di apertura), all’altezza del comune di Curno, disseminata di archetti metallici in corrispondenza di ogni passo carrabile, ben 8 per un chilometro di sviluppo, rendendo la stessa un vero percorso a ostacoli, dove i ciclisti sono costretti continuamente a entrare e uscire. Il risultato? I ciclisti trovano più agevole e conveniente pedalare direttamente sulla statale, con i conseguenti rischi che ne derivano.

Claudia Ratti, presidente dell'Associazione per il Rilancio della Bicicletta
Claudia Ratti, presidente dell’Associazione per il Rilancio della Bicicletta
Claudia Ratti, presidente dell'Associazione per il Rilancio della Bicicletta
Claudia Ratti, presidente dell’Associazione per il Rilancio della Bicicletta

Del caso si è fatta carico Claudia Ratti, presidente dell’Aribi, Associazione per il Rilancio della Bicicletta, definendo la pista inagibile e adoperandosi per una sua rivisitazione: «Devo dire che a seguito della nostra presa di posizione il sindaco di Curno Andrea Saccogna mi ha incontrato dicendosi consapevole del fatto che così non vada bene. Lui stesso è un ciclista che va al lavoro ogni giorno in bici ed era concorde sul disagio provocato. Mi ha rassicurata sul fatto che appena riprenderanno i lavori, li farà rimuovere. Una soluzione potrebbero essere i cartelli di fine-inizio pista ciclabile, per rendere fluido lo scorrere delle biciclette e quindi metterà in evidenza la precedenza alle due ruote».

Che segnale arriva dalla vicenda?

Io vorrei mettere in risalto la disponibilità del sindaco ad ascoltare, questo è un buon segno. Tante volte non c’è questa disponibilità, c’è più uno scarico di responsabilità: «Io ho fatto l’opera ma non ne voglio più sapere niente». Invece si sono resi ben conto e quindi questo fa piacere.

La ciclabile di via Berto a Roma, dove per fortuna gli ostacoli sono stati rimossi
La ciclabile di via Berto a Roma, da cui per fortuna gli ostacoli sono stati rimossi
La ciclabile di via Berto a Roma, dove per fortuna gli ostacoli sono stati rimossi
La ciclabile di via Berto a Roma, da cui per fortuna gli ostacoli sono stati rimossi
Guardando dalla vostra posizione di osservatorio, non è però un caso isolato…

No, purtroppo ce ne sono tante. Posso citare gli esempi di Costa Volpino (BS), di Roma (Via Berto, con gli ostacoli per fortuna rimossi dopo un ricorso della Fiab, ndr), di Porto d’Ascoli, di Modena e così via. Ma ci sono anche casi positivi: a Urgnano la ciclabile passa davanti al cimitero dove hanno usato i cartelli fine-inizio pista ciclabile, quindi col cartello si allerta il ciclista.

La sensazione è che negli ultimi tempi il fatto di poter attingere al ai fondi del PNRR abbia spinto tanti Comuni a fare piste ciclabili quasi per il solo fine di farle…

E’ vero, si vede quando un comune ci tiene. Noi a Bergamo abbiamo istituito un concorso provinciale, si chiama “la piccola Copenhagen. Praticamente un sondaggio che noi abbiamo posto ai Comuni della nostra provincia (sono ben 242) intorno al mese di novembre e loro hanno avuto tempo fino a metà dicembre per risponderci dicendoci che cosa hanno fatto per promuovere la bicicletta. Osservando i risultati, tanti Comuni la ciclabile non l’hanno fatta, magari sono in fase di espropri bonari proprio per ricavare quel sedime giusto, sicuro dove andare a farla. Quindi vanno premiati anche soltanto per il metodo.

A Porto d'Ascoli infuriano le polemiche per la "pista ciclabile più stretta d'Italia"
A Porto d’Ascoli infuriano le polemiche per la “pista ciclabile più stretta d’Italia”
A Porto d'Ascoli infuriano le polemiche per la "pista ciclabile più stretta d'Italia"
A Porto d’Ascoli infuriano le polemiche per la “pista ciclabile più stretta d’Italia”
E chi opta per una soluzione diversa?

Ci sono gli esempi di coloro che hanno fatto la scelta del 30 all’ora su strade che erano di forte percorrenza, ad esempio Cavernago, una scelta coraggiosissima sulla via d’accesso principale. All’inizio si sono lamentati tutti, nel frattempo hanno aperto una bretellina alternativa e oggi il traffico è defluito e le bici pedalano in sicurezza. Meritano di più queste scelte che cose raffazzonate giusto per spendere i soldi del PNRR

Che cosa bisogna guardare nel decidere di fare una pista ciclabile che alla fine poi funzioni e sia veramente utile per la cittadinanza?

Intanto parliamo di ciclopedonale, perché comunque le ciclabili in città è difficile realizzarle. A Treviglio abbiamo raccordato innanzitutto l’esistente, per far sì che fossero di servizio, quindi da e per i luoghi di interesse. Ma partendo proprio dai servizi, quindi l’ospedale, le scuole, tutto ciò che è di prima necessità per consentire proprio anche alla casalinga di andare in bicicletta anziché prendere la macchina e spostarsi con quella. Da lì si è realizzato questo grosso progetto che si chiama Bicipolitana, sei linee delle quali ne manca solo una e devo dire che i risultati sono stati più che soddisfacenti.

Un aspetto che viene trascurato nel disegnare queste piste ciclopedonali è anche la cosa che dovrebbe balzare subito agli occhi: la larghezza delle carreggiate…

Sì, le posso citare l’esempio di Azzano San Paolo: per collegarsi all’Orio Center, quindi andare verso il confine col comune di Orio, c’era una strada priva anche di marciapiede e lì era veramente impensabile realizzare una ciclabile. Invece hanno ridotto a una corsia la circolazione delle auto e l’altra corsia l’hanno interamente dedicata allo scorrimento biciclette/pedoni con il cordolo e i palettini gialli. Anche a Bergamo hanno tracciato le bike lane e vanno bene. La gente che si lamenta non sa che se guardiamo la statistica degli incidenti, non ce ne sono sulle bike lane. Hanno insegnato il rispetto, al ciclista di stare a destra e all’automobilista e a tutti gli altri che sulla destra ci può stare il ciclista.

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