L’evoluzione della Ciclovia VenTo. Tristemente lontana dai suoi primordiL’evoluzione della Ciclovia VenTo. Tristemente lontana dai suoi primordi

| 11 Ottobre 2026

L’evoluzione della Ciclovia VenTo: un triste passo indietro

La Ciclovia VenTo (in apertura, foto Giacomel) è una delle principali arterie della nostra rete ciclabile, potremmo dire che sta alle bici come l’Autostrada del Sole sta a quella automobilistica. Connette i due lati del Nord Italia, ma va considerata come un progetto sempre in evoluzione il che ha vantaggi e svantaggi. Per fare il punto sulla sua situazione avevamo pensato di andare alle sue radici e quindi rivolgerci al Politecnico di Milano e allo staff guidato dal Prof.Paolo Pileri, della Facoltà di Architettura che ha ideato la ciclovia ma parlando con lui siamo entrati in contatto con una realtà delicata e una storia andata in maniera diversa da quella che si pensava.

La mappa della Ciclovia VenTo con la divisione fra le regioni e le attribuzioni di responsabilità
La mappa della Ciclovia VenTo con la divisione fra le regioni e le attribuzioni di responsabilità
La mappa della Ciclovia VenTo con la divisione fra le regioni e le attribuzioni di responsabilità
La mappa della Ciclovia VenTo con la divisione fra le regioni e le attribuzioni di responsabilità

Un progetto iniziato nel 2010

«L’idea della Ciclovia VenTo parte nel 2010, quindi ormai 16 anni fa. Col mio gruppo di lavoro abbiamo lanciato questa iniziativa che poi nel corso del tempo si era trasformata in un progetto preliminare vero e proprio, da cui si è poi sviluppato il progetto di fattibilità tecnico-economica. Ci abbiamo lavorato sopra, innanzitutto nel rapporto con le istituzioni. Sono entrato in contatto con i ministri dell’epoca, i presidenti delle regioni, i comuni e così via, ma intanto il mio staff dava vita a un enorme lavoro di progettazione partecipata lungo tutto il percorso, facendo ogni anno decine di riunioni e con un evento ogni anno in bicicletta che si chiamava Vento Bici Tour.

«Fino a quando siamo arrivati al 2016, a far approdare l’idea del progetto all’interno del SNCT, Sistema Nazionale Ciclovie Turistiche, che tra l’altro ci siamo inventati insieme al governo di allora. Da lì in poi sono partite le altre fasi progettuali che all’inizio abbiamo accompagnato assieme alle regioni. Dopodiché a un certo punto le regioni ci hanno dato il ben servito, nel senso che hanno deciso di fare da sole e noi siamo stati del tutto estromessi, al punto che le sue evoluzioni ulteriori le apprendiamo dalla stampa e dai social».

Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano e progettista della VenTo
Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano e progettista della VenTo
Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano e progettista della VenTo
Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano e progettista della VenTo

Un’evoluzione imprevista e sgradita

Un epilogo che fa ancora oggi molto male, considerando che la VenTo era una creatura nata e cresciuta con grandissima passione: «Esatto, ne parlo con grandissimo dispiacere, anche perché devo dire che realizzare una ciclabile come progetto di territorio è interessante, ma non è quello che stanno facendo. Ragionando sulla VenTo come exemplum, io vedo che nel mondo delle biciclette, delle associazioni vediamo che piace l’idea di fare ciclabili, però secondo me si perde un’enorme occasione per disegnare nei territori attraversati da queste ciclovie o anche dai grandi cammini, delle condizioni di pianificazione, di progettazioni sociali dedicate alla lentezza.

«Su questo tema avevo scritto un libro nel 2020 che si chiamava “Progettare la lentezza”, ma mi sembra che non abbia sortito grandi effetti: io spiegavo come ci fosse tutto il necessario per fare qualcosa di simile al Cammino di Santiago, ma il problema è che in Italia anche sulle ciclovie si vuole fare speculazione».

L'inaugurazione del tratto veneto della ciclovia. Il suo sviluppo supera i 700 chilometri, quasi tutti su sede propria
L’inaugurazione del tratto veneto della ciclovia. Il suo sviluppo supera i 700 chilometri, quasi tutti su sede propria
L'inaugurazione del tratto veneto della ciclovia. Il suo sviluppo supera i 700 chilometri, quasi tutti su sede propria
L’inaugurazione del tratto veneto della ciclovia. Il suo sviluppo supera i 700 chilometri, quasi tutti su sede propria

Una lunga ciclovia lontana dalle auto

La VenTo è una una ciclovia abbastanza complessa, visto che si sviluppa in quattro regioni su oltre 700 chilometri. E’ stata pensata come ciclovia a sé stante, priva di innesti sul traffico normale? «Per quanto possibile è su corsia propria, ma ci sono alcuni tratti che è invece promiscuo. Sin dall’inizio sono stati ridotti al minimo valutando quel che poteva offrire il territorio. Questo almeno era il nostro progetto iniziale per renderla una ciclabile usufruibile da tutti, a qualsiasi livello di preparazione si abbia, ma anche in base a qualsiasi motivazione la si percorra. Non so se stanno rispettando questa idea, però il nostro progetto era un progetto di assoluta traccia non promiscua con le auto e con altri mezzi».

Il progetto aveva una unica mano alla sua base. Adesso è passato nelle mani delle quattro regioni (Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte). Questo significa anche che ogni tratto della ciclovia poi prende una strada di sviluppo a sé stante? «Questo lo si vedrà nel futuro, ma tutto porta a questo. Noi abbiamo proposto al ministro, all’epoca era Delrio, di dar vita a un dipartimento per la ciclabilità come c’è in altri Paesi, vedi la Germania, proprio per avere una funzione di coordinamento guida che sarebbe stata un’esperienza interessante ma rimasi inascoltato.

Il passaggio della VenTo in Piemonte. La Ciclovia è nata al Politecnico di Milano, ma ora è affidata alle varie Regioni
Il passaggio della VenTo in Piemonte. La Ciclovia è nata al Politecnico di Milano, ma ora è affidata alle varie Regioni (foto Lupone)
Il passaggio della VenTo in Piemonte. La Ciclovia è nata al Politecnico di Milano, ma ora è affidata alle varie Regioni
Il passaggio della VenTo in Piemonte. La Ciclovia è nata al Politecnico di Milano, ma ora è affidata alle varie Regioni (foto Lupone)

La mancanza di una visione centrale

«Ora siamo arrivati al punto che lungo la VenTo nella parte lombarda non c’è una direzione generale dedicata alla ciclabilità piuttosto che alla camminabilità. Ogni regione procede per suo conto e questo non aiuta un progetto che era nato su basi diverse, come un corpo unico pur con le prerogative precipue di ogni territorio».

Qual è invece la realtà? «La realtà è che della ciclovia si occupano persone che dentro le direzioni generali fanno riferimento a strade o a tanto altro e che quindi non è detto che abbiano la sensibilità e anche la dotazione finanziaria e tecnica per poter agire nella maniera migliore. Ripeto che la questione non è solamente infrastrutturale ma è di progetto di territorio e questo vedo che è ancora un concetto che non riesce a passare.

«Non è che manchino le ciclabili nel nostro Paese, ma ci sono esempi come la Trabocchi che è praticamente assalita dal peggior turismo. Quando si fa una ciclabile, ma la si lascia alla predazione di economie e di approcci insostenibili, l’idea di base viene meno.

La Ciclovia VenTo è un progetto in continuo divenire attraverso revisioni dei suoi tratti
La Ciclovia VenTo è un progetto in continuo divenire attraverso revisioni dei suoi tratti
La Ciclovia VenTo è un progetto in continuo divenire attraverso revisioni dei suoi tratti
La Ciclovia VenTo è un progetto in continuo divenire attraverso revisioni dei suoi tratti

Un’agenzia di gestione, come all’estero…

«Quindi non solo c’è bisogno di un coordinamento, c’è bisogno di un approccio culturale, filosofico, la tipologia dei progetti deve essere mirata, questa è una cosa importante ma anche su questo purtroppo non ci sono risposte e anche le associazioni sono indietro».

Probabilmente per una ciclovia del genere, così ampia, una struttura portante per tutta la rete ciclabile, servirebbe appunto un ente unico di sua gestione: «Basterebbe un dipartimento all’interno del Ministero delle Infrastrutture o del Ministero dell’Ambiente. Qui abbiamo un sistema nazionale che è SNPA, Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale, fatto con un decreto legislativo tanti anni fa che costruisce una rete tra tutte le agenzie ambientali regionali. Come c’è quel modello di rete di agenzie, non vedo il problema di immaginarsi un’agenzia capace per le mobilità sostenibili, come c’è in Svizzera. Un’agenzia per la lentezza…».

Ciclovia VenTo

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