Città particolare, Treviso. La si potrebbe definire virtuosa dal punto di vista ciclabile, considerando che la percentuale di chi usa abitualmente la bici per spostarsi supera il 20 per cento. Non tutto però funziona a dovere, tanto che la Fiab Treviso ha alzato la voce lamentando in un comunicato diffuso nel pieno dell’estate una “paralisi decisionale” su temi urgenti e scottanti legati alla gestione delle strade e alla loro messa in sicurezza.


Nell’affrontare alcuni punti specifici alla base delle richieste dell’associazione, il presidente Francesco Serafino sottolinea come questo non voglia sminuire l’immagine positiva che la città ha sul piano della mobilità sostenibile.
«I problemi principali sono legati alla gestione delle strade provinciali. Treviso è una città che per FIAB raggiunge quattro bike smile su 5 nella nostra iniziativa di comuni ciclabili, quindi è una città di livello avanzato. L’amministrazione comunale ha adottato un piano urbano della mobilità sostenibile che ha anche degli obiettivi abbastanza ambiziosi e quindi spingiamo perché questo piano venga attuato. La situazione per chi pedala è favorevole, ma chiaramente ci sono delle criticità nella viabilità, c’è la possibilità di migliorare soprattutto i servizi e l’intermodalità e diminuire la velocità dei veicoli a motore in diverse zone della città».


Voi proponete a tal proposito isole pedonali e attraversamenti pedonali rialzati sulle strade provinciali. La vostra idea qual è?
Noi parliamo di strade provinciali in ambito urbano. In tutti i comuni d’Italia ci sono delle strade che, pur essendo in zona abitata in ambito urbano, sono di competenza della provincia, e siccome si tratta per lo più di strade ad alto scorrimento c’è questa idea che siano intoccabili, riservate alle auto. Quindi si pensa di non mettere alcun tipo di dissuasore fisico di velocità su queste strade, anche se siamo in mezzo alle case. I dossi, quelli o di plastica o anche fatti in asfalto che servono solo per rallentare i veicoli sono vietati, ma non altrettanto attraversamenti rialzati o isole salvagente, che sono quegli spazi per pedoni nella parte centrale della carreggiata che spezzano in due l’attraversamento.
Perché sono così importanti per voi?
Perché rappresentano un presidio di sicurezza, garantendo i pedoni e influendo comunque sulla condotta di guida. L’attraversamento non è più da un marciapiede all’altro, ma da un marciapiede al centro strada, verso questa zona di sicurezza e poi dopo c’è la parte restante. E’ un concetto che alla fine aiuta tutti, anche chi pedala perché si trova a farlo su strade promiscue ma dove c’è maggiore attenzione anche da parte di chi guida, almeno rispetto al “liberi tutti” di adesso.


La risposta del presidente della Provincia qual è stata?
La stiamo aspettando. Abbiamo scritto due volte: la prima volta l’abbiamo fatto solo noi di Fiab, la seconda abbiamo allargato anche ad altre associazioni che hanno voluto sostenere la nostra iniziativa. E’ importante che arrivi per istituire un tavolo di discussione e affrontare anche altri temi, visto che i dati sugli scontri stradali in provincia di Treviso nel 2026 parlano purtroppo di un aumento dei decessi nei primi sei mesi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, soprattutto per i motociclisti. Noi come FIAB parliamo prevalentemente di chi va in bicicletta, ci occupiamo anche di chi va a piedi, ma non possiamo essere semplici testimoni di un aggravarsi della situazione che coinvolge tutti.


Accennavate anche al discorso del ripristino degli autovelox e dei telelaser. E’ sempre la provincia che se ne deve occupare?
Dipende da chi ha la competenza sulla singola strada. Il presidente della Provincia ha sempre detto di essere favorevole all’uso degli autovelox e del controllo automatico della velocità e noi siamo più che d’accordo. Ma se è una strada provinciale ci pensa la provincia, se è una strada comunale ci pensa il comune e così via.
Vista la situazione e considerando anche i referenti politici, siete abbastanza ottimisti sul fatto che le vostre parole non cadano nel vuoto?
Io penso che, avendo noi preso una posizione ufficiale, quando il presidente prenderà in mano l’argomento, lo affronterà. Noi diciamo qualcosa che pensiamo possa aiutare sia dal punto di vista tecnico che della sicurezza, che è quello che a noi interessa di più. Quindi sono sicuro che ci sarà una risposta positiva.







