Il Park Hotel Kursaal di Misano Adriatico può essere a buon diritto considerato un’istituzione nel panorama della Riviera Romagnola. Inserito in un insieme di strutture logistiche a marchio Ferretti (con un Hotel Kursaal anche a Cattolica, che spicca per il suo style liberty di fine Ottocento), nel tempo si è evoluto e si è legato in maniera sempre più stretta al mondo delle due ruote.
Una struttura famosa anche fra i pro’
Il Kursaal è infatti uno degli hotel più ricercati da chi va in bici, in particolare ospita molti team in occasione delle grandi gare professionistiche romagnole, com’è avvenuto anche in occasione della recente Tirreno-Adriatico, ma la crescente affermazione del cicloturismo porta anche molti appassionati a soggiornare nelle sue stanze, grazie anche all’impronta che il nuovo proprietario Fabrizio Ferretti ha voluto dare alla sua struttura.
«Non c’è voluto molto perché l’hotel aveva già spazi adeguati. Bisogna poi considerare che c’è molta differenza quando si tratta di team, perché questi hanno già camion e propri servizi, com’è successo recentemente. Noi dovevamo dare solo la disponibilità delle camere. Noi però abbiamo dato una forte impronta nel caso dei cicloturisti, ad esempio mettendo a disposizione un buffet per il ristoro dopo le loro escursioni, aperto quindi anche oltre l’orario normale per il pranzo».
I cicloturisti si rivolgono a voi anche per una consulenza su quel che c’è da vedere e sulle escursioni da effettuare?
Sì, ci chiedono anche guide che possano accompagnarli soprattutto se si tratta di gruppi numerosi, noi abbiamo persone specializzate che possono offrire questo servizio. E’ importante perché in questo modo possiamo far fare a tutti le escursioni più adatte alla loro forma, alle loro caratteristiche, sfruttando tutto quel che di bello c’è nella nostra zona. Chi ama gli sforzi prolungati e ha le caratteristiche adatte, ad esempio, può sfidare il Cippo Pantani, altrimenti si possono scegliere le strade per l’entroterra della Valmarecchia che offrono panorami molto suggestivi. Noi consigliamo percorsi per più o meno esperti.
Mettete a disposizione anche le bici?
Nel caso ci appoggiamo a rivenditori storici della zona per noleggi, ma solitamente chi viene ha già la propria bici e noi abbiamo riadattato un’ampia stanza come magazzino per il deposito, con anche uno spazio per una piccola officina per le riparazioni più semplici. Tempo fa avevamo anche bici nostre sfruttando il mercato americano ma poi questo servizio è andato esaurendosi.
La vostra clientela è più italiana o estera, riferendosi sempre a quella cicloturistica?
Più italiana e qui apriamo un tasto dolente: prima avevamo un numero maggiore di prenotazioni dall’estero, soprattutto dal centro Europa. Erano attirati dal clima ideale soprattutto nel periodo che portava verso la primavera. Poi però abbiamo iniziato a perdere colpi – e parlo come territorio – a causa dello stato delle strade. Gli appassionati scelgono luoghi più competitivi, che a parità di condizioni climatiche offrono sedi stradali più adatte e meno pericolose.
E’ un problema che è stato oggetto anche di una protesta ufficiale da parte dell’associazione di bike hotel a Cesenatico e dintorni…
Il problema è che la politica locale è lenta a recepire queste esigenze, di qualsiasi schieramento faccia parte. Non si comprende come il cicloturismo possa essere una risorsa economica notevole per tutto il territorio, si preferisce investire su altro. Ma questo non riguarda solo il ciclismo. Faccio un esempio: fino al 2014 c’erano almeno un centinaio di team calcistici che venivano qui per i ritiri precampionato, anche di altissimo livello, ma l’incuria degli impianti li ha portati a scegliere altri lidi e noi abbiamo perso una risorsa importante.
Perché avviene secondo voi?
C’è come la sensazione che il turista non sia ben visto. Si pensa alle società locali, non a chi viene da fuori e questo vale per il ciclismo come per il calcio, l’atletica, qualsiasi disciplina sportiva. Ora le società sportive scelgono le località gardesane oppure vanno in Turchia o Spagna dove ci sono impianti più curati e si spende meno. E noi perdiamo una risorsa perché a livello paesaggistico, come territorio, questi posti sono ineguagliabili. A me dispiace sentire parlare di turismo destagionalizzato, di investimenti, perché restano solo parole.