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| 20 Maggio 2026

Due giorni sul Gargano / Oggi turisti tra i vicoli di Manfredonia

MANFREDONIA (FG) – Se ieri vi abbiamo raccontato delle nostre pedalate sulle pendici del Gargano, verso Monte Sant’Angelo, Mattinata e la Baia delle Zagare, accompagnati dalle cicloguide di Mooveng, oggi vogliamo portarvi nei vicoli della città che ci ha ospitato: Manfredonia. L’accoglienza del Sud è nota e il nostro viaggio è iniziato subito dalla tavola. Al ristorante Bacco,Tabacco e Venere abbiamo trovato un racconto gastronomico del territorio fatto di cucina marinara, prodotti locali e sapori fortemente identitari. Un primo assaggio di quella contaminazione continua tra mare e terra che caratterizza tutto il Gargano.

L’indomani mattina, lasciato il Regiohotel Manfredi, abbiamo dapprima fatto una sosta all’Azienda agricola Il Parco dove si produce (unica in Puglia) la mozzarella di bufala campana dop, poi abbiamo iniziato a salire verso Monte Sant’Angelo. Prima di giungere al paese, abbiamo fatto sosta al pastificio Casa Prencipe, ai piedi della Foresta Umbra. Domenico Prencipe ci ha raccontato come l’azienda sia nata una decina di anni fa.

«Eravamo degli studenti universitari – ricorda – che avevano voglia di tornare a casa e di avviare una nuova azienda. Qui produciamo grano, tramite una filiera corta biologica. In particolare, tra le varietà, abbiamo il Senatore Cappelli, che è un inno alla nostra terra. Nasce proprio nel Foggiano, intorno al 1890 ed è il primo grano duro a larga diffusione mondiale. Pensate che oggi più del 90% dei grani moderni sono sue modificazioni genetiche».

Le api e la cartapesta

Un’altra storia di giovani che hanno voluto puntare sulla propria terra di origine è quella di Ludovico Guerra, giovanissimo apicoltore che, dopo aver lavorato nientemeno che in Ferrari per sei anni, ha scelto di costituire Liberapi, curando le arnie da cui estrae varie tipologie di miele.

«Tra i più particolari – dice – ci sono quello al rosmarino e al timo. Durante la stagione sposto gli apiari in altre località del Gargano, proprio per produrre più varietà. La cosa che più colpisce delle api è la loro organizzazione sociale: dalla nascita alla morte ciascuna di loro sa qual è il suo compito».

Rientrati dal tour in bici a Manfredonia il viaggio è proseguito dentro l’anima più artigianale della città. Nella bottega di Matteo Trotta, ad esempio, si entra in punta di piedi da una porticina anonima e segnata dal tempo. Egli è un cartapestaio, ovvero un artigiano (ma potremmo dire artista) della cartapesta.

«Da più di 50 – racconta – anni realizzo maschere, buste e statue dai calchi in gesso, appositamente per il Carnevale di Manfredonia. La maschera più tipica è questa qui, quella di “Zi’ Peppe”», spiega mentre sorregge il simpatico volto di un contadino baffuto e con le guance purpuree (avvinazzate?).

Se invece preferite la ceramica potete ammirare le creazioni di Angela Quitadamo, conosciuta in Italia e all’estero come l’artista delle ceramiche dàunie. I suoi pezzi sono esposti in vari musei, tra cui quelli di Capitanata e persino al British Museum di Londra. 

Presi per la gola

Naturalmente un viaggio del genere, ancorché fatto in bici, non poteva non passare anche attraverso il cibo di strada. Alla Maison della Farrata abbiamo assaggiato uno dei simboli gastronomici di Manfredonia: la farrata, appunto, rustico salato ripieno di ricotta e menta. Un autentico plus energetico che abbiamo scherzosamente utilizzato come “carburante” per gli ultimi chilometri in bici.

Pochi colpi di pedale ed è stata la volta degli scaldatelli, i tipici taralli locali, assaggiati all’antico Forno Nella, fatti con farina, olio extravergine di oliva e vino bianco: «Erano immancabili nel “pacco da giù” durante i miei anni universitari» dice una ragazza del posto ricordando il suo periodo da studente fuorisede. 

Il fascino del porto

Durante la nostra partecipazione al press tour imbandito da Michele De Meo, presidente della Fondazione Re Manfredi, non è poi mancata una visita al porto di Manfredonia. Anzi, “ai” porti dato che ce ne sono diversi. Oltre a quello turistico dove sono ormeggiate varie imbarcazioni e dove fanno capolino ristoranti raffinati, come il Seashell ed il Marincanto (ma ce ne sono di ottimi anche nel centro storico, come Moody e Osteria Boccolicchio), ci ha incuriosito la visita al Porto Alti Fondali, in realtà accessibile solo agli addetti ai lavori.

Il suo molo si spinge nell’Adriatico per ben 3 chilometri e qui facciamo la conoscenza della professoressa Michela Cariglia, docente universitaria che vi sta portando avanti il progetto Shell Fish Farm, relativo all’acquacoltura.

«Attraverso questa pratica – spiega – da un porto abbandonato dell’Enichem è nato un modello di sostenibilità della blue economy, tanto che è stato dimostrato che la maricoltura favorisce la ripopolazione dei fondali con la poseidonia e la cymodocea nodosa (piante acquatiche, ndr) e attraverso il filtraggio naturale delle cozze e dei ricci è possibile depurare il mare. Anche dalle microplastiche, tanto che è partito un gemellaggio con un porto del Perù».

Tra storia e pellegrinaggi

Tornati sulla terraferma, riprendiamo a pedalare verso Siponto, l’antica colonia romana preesistente a Manfredonia. Le guide di Daunia TuR, i gemelli Giuseppe e Raffaele Frattarolo, ci hanno accompagnato al Parco archeologico delle Basiliche di Siponto cui abbiamo accennato ieri. Qui la celebre installazione in rete metallica dell’artista Edoardo Tresoldi ricostruisce il volume dell’antica basilica paleocristiana, creando un effetto quasi irreale.

«Era un tempio romano dedicato a Diana, dea della Caccia. Poi, nel Medioevo, a seguito delle apparizioni dell’Arcangelo Michele avvenute al Vescovo Lorenzo Maiorano proprio qui a Siponto, i pellegrini partivano da qui per raggiungere la Sacra Grotta di Monte Sant’Angelo. Era un continuo cammino verso l’alto».

Il nostro viaggio si conclude sulle mura del Castello di Manfredonia (foto in apertura). Al suo interno oggi trova spazio un interessante museo archeologico in cui sono conservate, tra le altre cose, le stele dàunie risalenti al VIII e VII secolo a.C. e che testimoniano delle usanze del popolo pre-romano dei Dauni.

A spasso per Corso Manfredi

C’è ancora tempo per una fetta di cassata Da Tommasino, storica gelateria avviata nel 1952, a due passi dal castello. Un’altra chicca di Manfredonia che non finisce di sorprendere. 

E’ sabato ed il sole sta tramontando. Corso Manfredi si popola di gente in cerca di svago, tanto che decidiamo di procedere con la bici a spinta. E così ammiriamo meglio alcuni murales dedicati a Lucio Dalla, il quale aveva un legame profondissimo con Manfredonia grazie alle origini materne. Qui trascorse parte dell’infanzia e volle persino immortalare la città nella copertina del 45 giri di “4 marzo 1943”, fotografata dal faro del molo di Ponente. Per alcuni fu proprio la città ad ispirare il brano. Del resto “dice che era un bell’uomo e che veniva dal mare”…

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