Peccioli Gravel Clinic 2026 (foto Michele Ghisoni)Peccioli Gravel Clinic 2026 (foto Michele Ghisoni)

| 20 Maggio 2026

Il pianeta Peccioli, dove la bici è cultura, scoperta e passione

Peccioli e la bicicletta. Nella cittadina pisana che conta meno di cinquemila abitanti, le due ruote hanno scalato spazi e gradimento. E se per i vecchi appassionati di ciclismo scatta facile l’associazione con la Coppa Sabatini dei professionisti, per tutti gli altri Peccioli sta diventando un punto di riferimento, grazie al territorio che sembra disegnato per pedalare, gli eventi che vi si svolgono e quel filo di cultura che accomuna le iniziative messe in campo negli ultimi anni.

Ci sono le strade bianche recentemente valorizzate dalla Peccioli Gravel Clinic, come pure i due Giganti ideati e realizzati da Gianluca Salvadori di Naturaliter, azienda leader nel settore degli allestimenti museali. Quei due colossi dalle sembianze umane, che arrivano fino a 9 metri di altezza, simboleggiano la rinascita e la rigenerazione: progetto concepito per valorizzare l’impianto di smaltimento e trattamento dei rifiuti su cui Peccioli ha costruito la propria fortuna.

Il sindaco di Peccioli

Il sindaco Renzo Macelloni, che a Peccioli è nato nel 1950, ha guidato per tre mandati i progressi della città. E’ a lui che ci siamo rivolti per averne una lettura dall’interno, con gli occhi di chi ne conosce i segreti e l’onestà di ammetterne i limiti.

«Anche se non sono un grande appassionato – ammette – di fatto sono sempre stato vicino al ciclismo. Sullo slancio della Coppa Sabatini, sono sempre stato convinto che una gara di professionisti non bastasse e non potessimo non avere una squadra di ragazzi. Ho provato diverse volte a convincere gli organizzatori e non ci sono mai riuscito.

«Poi però abbiamo cominciato a capire che c’erano anche altre possibilità di giocare sul turismo e in modo particolare su alcuni aspetti del turismo che fossero consapevoli, più lenti, anche più intensi, più a misura del nostro territorio. Abbiamo capito che la bicicletta risponde a questo tipo di impostazione e abbiamo cominciato a incontrare le persone giuste e a lavorarci».

La coppa Sabatini si svolge a Peccioli dal 1952
La Coppa Sabatini si svolge a Peccioli dal 1952
La coppa Sabatini si svolge a Peccioli dal 1952
La Coppa Sabatini si svolge a Peccioli dal 1952
Che cosa avete scoperto lavorandoci?

Il valore vero che c’è dentro la bicicletta. Ho visto le corse, le seguo da quando ero piccolo, perché a Peccioli la Coppa Sabatini è sempre stato un grande avvenimento. Quando ero piccolo, era uno dei pochi che avevamo. Poi crescendo da sindaco, ho dovuto seguirla con altre attenzioni. La prima idea è stata quella di fare un progetto di diffusione, mettendo insieme 170 chilometri quadrati di territorio. Un grande parco percorso da turisti a piedi e da ciclisti. Per ora siamo a metà del guado, ma continuiamo su questo percorso.

Avete messo in atto alcune iniziative molto interessanti…

Abbiamo ospitato la prima Gravel Clinic, che può avere un impatto importante non solo sul territorio, ma anche sulla salute. Così vissuta, la bicicletta diventa uno stile di vita, il modo in cui misuri il tuo rapporto con la vita. Permette di curare il corpo e di raccontare in maniera efficace il nostro territorio. Questo lo abbiamo sempre detto parlando della Coppa Sabatini, a maggior ragione lo diciamo ora parlando di persone che vengono con la bici a pedalata assistita e vanno a scoprire il territorio.

Che cosa cercano?

Cercano storie e anche loro diventano parte di un racconto, di una storia. Secondo me, questo è il turismo che vogliamo. Non ci interessa veder arrivare i pullman dei turisti o la gente delle crociere, non ci interessa nulla. Certo non li manderemmo via, ma non sarebbero la massima esperienza. Quando invece vediamo arrivare quattro coppie di ciclisti che vanno in giro e si disperdono per il territorio, siamo certi che diventeranno anche loro testimoni delle nostre zone.

Un territorio valorizzato anche da scelte ben precise di sostenibilità: del resto Peccioli brilla per l’impianto di lavorazione dei rifiuti…

Certo, questo è vero. Diciamo che prima di essere eletto, non avevo mai avuto l’aspirazione di diventare un amministratore pubblico. Poi mi sono trovato a fare il sindaco e a quel punto mi sono interrogato seriamente su due cose. Intanto ci hanno eletto per risolvere dei problemi, prima questione. La seconda era la necessità di interrogarci a tutto tondo su come organizzare e dare prospettive a tutta la comunità. Prospettive non vuol dire semplicemente quanto investire e quante strade sistemare: vuol dire anche seminare dei percorsi che creano eventi, che creano emozioni, che creano appartenenza, che creano entusiasmo.

Come si fa?

Bisogna scoprire il territorio in cui sei nato e che magari non conosci, che magari ami oppure odi con la stessa intensità, senza conoscerlo. Invece se lo conosci, a quel punto il tuo territorio diventa un elemento importante, le tue radici. Questo è il senso del ragionamento. Ovviamente se ti metti a fare l’amministratore così, alla fine sei anche ripagato, perché hai soddisfazione a fare cose. E anche per me, questo è uno stile di formazione continua.

Quindi ad esempio la risposta della gente a un evento come la Gravel Clinic è stata positiva?

Totalmente. Anche se a piccole dosi, i miei concittadini si stanno interrogando anche su questo tipo di cose. Vedono della gente sconosciuta che viene e in qualche modo li aiuta paradossalmente a scoprire il loro territorio. Sembra strano, ma a me è capitato che quando giro per il mondo, vedo delle cose che chi c’è nato non ha mai notato. E questo è importante, perché ti aiuta.

A fare cosa?

Quand’è che stai bene e hai un atteggiamento positivo rispetto alle cose che hai intorno? Quando capisci il valore che hanno e capisci che sei in grado di apprezzarle e di scoprirle, perché allora riesci a capire fino in fondo la loro portata. La Gravel Clinic ha fatto questo. Sono stati per tre giorni in questo territorio. Hanno partecipato ai vari eventi che c’erano nel paese. Si sono, in qualche modo, confusi col paese. Non si sono limitati a fare la loro cosa, poi sono andati in albergo, si sono lavati e sono andati via. Sono stati lì, hanno mangiato alle feste, hanno vissuto e hanno scoperto. Si sono contaminati con i nostri cittadini.

Si può dire che per fare tutto questo serva una visione bagnata nella cultura?

E’ esattamente così. Io poi penso che la cultura non sia solamente leggere e studiare, ma è anche fare e costruire. Sono da sempre un ammiratore della pedagogia nordamericana. Imparare facendo le cose, sviluppando anche una riflessione che fa crescere il pensiero. Più fai, più pensi, più cresci e più impari: questo è un percorso virtuoso. Alla luce di questo, ho sempre sostenuto che un’amministrazione comunale fa cultura da come si pone, dalla postura che ha e non solo dalle cose che fa in senso stretto. Per me è cultura anche il modo in cui ti muovi, reagisci come collettività, come Giunta, come organismo. Ecco, anche quella è cultura.

Senza cultura non si fa niente?

Quando tutti si muovono e fanno qualcosa è perché a monte c’è un pensiero. E nel momento in cui si stanno facendo le cose, il pensiero si arricchisce e si proietta oltre. E’ la cultura del fare, che è anche una grande dimensione pedagogica.

C’è un traguardo legato a questa dimensione del cicloturismo che ha ancora in testa e che ancora non ha raggiunto?

L’idea mia sarebbe creare due o tre hub cicloturistici, dove hai un punto di approdo e di appoggio. Dove puoi arrivare in macchina e prendere la bicicletta a noleggio. Dove puoi girare e disperderti nel territorio, avendo sempre dei punti di riferimento. Mi immagino anche che questo parco diventi un punto di appoggio per i ciclisti, perché 92 chilometri quadrati di territorio ti raccontano un pezzo della Toscana molto importante.

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