Il primo viaggio in bici è quello che non si scorda mai. Prendere la paura e i timori, metterli nelle borse insieme a tutto il resto e muovere le prime pedalate verso la meta desiderata. Lontana e ambita. I primi chilometri sono ricchi di domande, di dubbi. Spesso però, come nelle altre cose della vita, è il passo iniziale quello più difficile. Muoversi, spostarsi, prendere il proprio ritmo e godersi l’avventura. Questo è stato lo spirito che ha portato Gabriele Bonetti a viaggiare da casa sua, Faenza, fino a Roma.
«Sono diversi i motivi – ci spiega – che mi hanno portato a organizzare e poi avventurarmi in questo viaggio. Il primo è che quello di viaggiare in bici è un mondo che mi ha sempre incuriosito, arrivo dall’agonismo e per me la bici era solo gare e allenamenti. Un’altra motivazione arriva grazie al mio lavoro di marketing manager con Abus (azienda tedesca che produce caschi e accessori per la bici, ndr). Noi sponsorizziamo Omar di Felice e vedere le sue avventure in bici mi ha spinto a tentare di compiere la mia, seppur in piccolo».
I preparativi
Organizzare e realizzare il primo viaggio in bici può sembrare semplice ma non lo è, gli aspetti sui quali porre attenzione sono molti. Non è sempre facile individuare i punti su cui concentrarsi e capire come risolvere tutte le problematiche o eventuali dubbi.
«Devo ammettere che una grande mano – riprende Gabriele Bonetti – è arrivata da un mio collega in Abus, Charlie Hancock. E’ un esperto di viaggi in bici e per anni ha fatto anche la guida turistica. E’ stato lui a passarmi la traccia che mi ha permesso di arrivare fino a Roma. La sua passava da Bologna, io l’ho adattata alle mie esigenze».
Di solito nei primi viaggi in solitaria c’è da superare una “paura di base”.
Più che paura il mio era timore verso fattori che non si possono controllare. Mi dicevo: «E se rompo un raggio?». Ho lavorato per diversi anni in un negozio Decathlon come meccanico e tante operazioni ho imparato a farle, però c’è sempre qualcosa che non si può controllare. Da questo punto di vista il mio collega Charlie mi ha dato una grande mano, spiegandomi cosa portarmi dietro. Mi ha detto di portarmi un buon quantitativo di fascette, grazie alle quali si possono fare diverse cose.
Stiamo parlando di un viaggio, quindi servivano le borse…
Anche in questo caso mi sono affidato alla mia esperienza in Decathlon. Le borse che ho scelto avevano l’alloggio da attaccare al telaio, cosa che mi permetteva di toglierle facilmente la sera e portarle in stanza. Per quanto riguarda la scelta dei vestiti da portare ho deciso di rimanere il più leggero possibile e di lavare il kit. Mi sono portato dietro il detersivo in polvere, facile da utilizzare visto che basta riempire il lavandino e lasciare immersi i capi per una trentina di minuti.
Quali sensazioni si provano una volta salito in bici?
E’ stato importante fare un giro di prova, prima di partire, una volta prese le borse e agganciate al telaio. Lì ho capito cosa vuol dire pedalare con una bici carica, si parla di una quindicina di chili compreso il peso del telaio. La pedalata cambia parecchio e inoltre le velocità si riducono tanto. Di solito quando pedalo a casa mantengo velocità tra i 30 e i 35 chilometri orari, con la bici carica andare oltre i 20 chilometri orari era difficile.
La pedalata cambia tanto?
Sicuramente. In salita non ci si può alzare sui pedali, mentre in discesa servono tanta attenzione e precisione. Non è impossibile ma una volta impostata la curva è difficile modificarla. La mia seconda foratura è avvenuta per questo motivo, in discesa ho preso un dislivello della strada e il cerchio ha pizzicato la camera d’aria.
Quindi i timori degli inconvenienti tecnici li hai rispediti al mittente?
Quello già il primo giorno. Appena partito da casa, dopo una decina di chilometri, ho forato. Li mi sono detto: «Iniziamo bene!». Però è stato un buon modo per rompere il ghiaccio e capire che una foratura non è un dramma.
Come hai organizzato le giornate?
Sapevo di dover stare in bici parecchie ore, quindi mentalmente me la sono presa con calma. Mediamente parliamo di nove o dieci ore per tappa. Nell’organizzare il viaggio mi ero prenotato dei posti dove dormire. Arrivavo intorno alle 20.
Riuscivi poi a goderti anche qualche momento da turista?
Sì, appena arrivavo in hotel facevo la doccia e mi sforzavo di uscire a fare un giro e godermi i posti in cui ero. Devo ammettere che visitare i posti in questo modo è molto suggestivo. Nel Chianti ero disperso nel nulla circondato da tanti turisti stranieri. Mentre a Orvieto ho fatto una passeggiata fino al duomo e me lo sono goduto nelle ultime ore di luce. Il gran finale, a Roma davanti alla Basilica di San Pietro, è stata la vera ciliegina sulla torta. E qui arriva anche l’ultima motivazione che mi ha spinto a viaggiare.
Quale?
Essendo l’anno del Giubileo ho voluto fare questo viaggio per l’indulgenza, quindi possiamo dire che ho voluto fare un pellegrinaggio di fede ma in modo diverso, in bici.