La storia di Derby, città rinata grazie alla mountain bikeLa storia di Derby, città rinata grazie alla mountain bike

| 11 Gennaio 2026

La storia di Derby, città rinata grazie alla mountain bike

Derby, piccolo centro dall’altra parte del mondo, in Tasmania, ma con una storia da raccontare, che affonda le radici nel XIX secolo per poi arrivare ai giorni nostri trovando nella mountain bike una nuova ragione di vita, di rilancio. Un piccolo esempio di come le due ruote possano anche cambiare l’esistenza di una comunità.

Torniamo indietro nel tempo, a una città che ha sempre vissuto dei proventi delle sue miniere. Anche se parlare di proventi non può prescindere dal fatto che ad arricchirsi erano come sempre in pochi, ma la gente locale ne traeva di che vivere, grazie allo stagno che veniva estratto.

Chi ha buona memoria forse ricorda il vecchio sceneggiato televisivo “Poldark”: si svolgeva in Cornovaglia, ma la struttura del territorio, la stessa vita locale, gli intrecci della gente ricordavano molto quelli vissuti in Australia che al tempo era ancora una giovane colonia britannica.

Derby è una città posta nell'Australia Occidentale, nella regione di Kimberly, con 3.000 abitanti
Derby è una città posta nell’Australia Occidentale, nella regione di Kimberly, con 3.000 abitanti
Derby è una città posta nell'Australia Occidentale, nella regione di Kimberly, con 3.000 abitanti
Derby è una città posta nell’Australia Occidentale, nella regione di Kimberly, con 3.000 abitanti

Una città nata grazie allo stagno

Lo stagno fu scoperto nel 1874 da George Renison Bell, in seguito i fratelli Kruschka ne trovarono un enorme filone e intorno alla sua estrazione venne fondata la città, sede della ricca miniera di Briseis, diventata una delle più grandi al mondo. Darby andò popolandosi, chi cercava lavoro, una soluzione alla propria esistenza approdava in quel piccolo centro tasmaniano, sgobbando ore e ore al caldo. Molta forza lavoro approdò dalla Cina, non solo per estrare il prezioso metallo, ma anche per costruire infrastrutture come tunnel e dighe.

Derby cresceva, si sviluppava. Vennero costruite scuole, hotel, banche, la sua economia ne stava facendo un polo d’attrazione per tutta l’Australia, fino al grande disastro del 1929.

La grande inondazione del 1929

No, non ci riferiamo al crollo delle borse ma a qualcosa di più tragico. Le forti piogge causarono il crollo della diga di Briseide, provocando una violenta inondazione della città. I morti furono 14, ma i danni furono incalcolabili, a tal punto che la città non si riprese più. Derby in poco tempo divenne una città fantasma: il lusso lasciò spazio al degrado, le architetture sfarzose caddero in rovina, l’estrazione dello stagno smise di essere produttiva e la città venne abbandonata.

I grandi disastri rappresentano anche grandi opportunità. Molto tempo dopo (siamo già nel nuovo secolo) si comprese che non bastava la storia per rilanciare l’immagine di Derby. Serviva un’idea e l’amministrazione locale ha messo insieme un pool di operatori privati e stilato un progetto basato  su un semplice concetto: perché non promuovere Derby dal punto di vista cicloturistico, sfruttando il suo territorio, i suoi sentieri, la sua immagine selvaggia d’altri tempi per farne un grande richiamo?

In pochi anni sono stati costruiti oltre 100 chilometri di sentieri, per tutte le discipline e capacità
In pochi anni sono stati costruiti oltre 100 chilometri di sentieri, per tutte le discipline e capacità (foto Blue Derby)
In pochi anni sono stati costruiti oltre 100 chilometri di sentieri, per tutte le discipline e capacità
In pochi anni sono stati costruiti oltre 100 chilometri di sentieri, per tutte le discipline e capacità (foto Blue Derby)

L’importanza del progetto Blue Derby

Il progetto Blue Derby è nato nel 2013 con un investimento di base di 3,1 milioni di dollari australiani stanziato dal governo della Tasmania, al fine di creare una rete di percorsi ciclabili dedicati alla mountain bike. Lì è venuta fuori la stessa voglia di fare, la stessa produttività degli avi: in pochi anni sono stati messi insieme oltre 100 chilometri di percorsi, completamente sistemati e messi in sicurezza. Tracciati immersi nella natura, specchio di un territorio completamente diverso da quello al quale siamo abituati, mettendo in collegamento foreste, fiumi, cime paesaggistiche.

Derby è diventato un gigantesco bike park, teatro anche di competizioni internazionali, ad esempio per l’enduro. E come sempre avviene gli eventi sono un richiamo, un momento di grande promozione del territorio. I risultati sono stati davvero straordinari se si pensa che l’investimento ha fruttato un indotto di circa 15 milioni solo per la regione, raddoppiati considerando tutta la Tasmania che ha avuto un forte ricasco turistico inserendo il cicloturismo nella propria Visitor Economy Strategy 2030. Ogni anno Derby viene invasa da almeno 30 mila appassionati di bici, che arrivano per divertirsi sui suoi sentieri ma anche per visitare le vestigia della città.

Ogni anno sono oltre 30 mila gli appassionati che raggiungono la città per divertirsi con le loro mtb (foto Blue Derby)
Ogni anno sono oltre 30 mila gli appassionati che raggiungono la città per divertirsi con le loro mtb (foto Blue Derby)
Ogni anno sono oltre 30 mila gli appassionati che raggiungono la città per divertirsi con le loro mtb (foto Blue Derby)
Ogni anno sono oltre 30 mila gli appassionati che raggiungono la città per divertirsi con le loro mtb (foto Blue Derby)

Una città del tutto rifiorita

Il fenomeno Derby è diventato un caso conosciuto in tutto il mondo e un esempio su come attraverso il cicloturismo e in questo caso la mountain bike (che in Australia, anche per la sua storia e conformazione, ha una diffusione anche superiore a quella della bici da strada) ci sia stato uno sviluppo di molteplici servizi, come hotel, noleggi, luoghi di ristorazione.

La città è completamente rifiorita su nuove basi e l’aspetto più importante è che non è stato qualcosa piovuto dall’alto, ma ha coinvolto pienamente la popolazione, che ha abbracciato il progetto anche prescindendo dal suo discorso economico, identificando in esso un totale rilancio della propria realtà. Basti pensare a quanta gente si impegna nel curare ogni singolo sentiero…

Quello di Derby è un esempio pienamente esportabile, per riportare a nuova vita località che hanno un passato ma non un presente all’altezza. Bisogna solamente crederci e costruire un progetto concreto, basato non sull’aspettativa di facili guadagni fini a se stessi ma su un investimento che si fonda su emozioni, ricordi, sulla rivalutazione del territorio su nuove basi, all’insegna della condivisione.

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