Le Colline del Prosecco sono state los cenario ideale per il gravel (foto The Hills Gravel Race)Le Colline del Prosecco sono state los cenario ideale per il gravel (foto The Hills Gravel Race)

| 9 Aprile 2026

The Hills Gravel Race, anno secondo: la magia si è ripetuta

Dopo la grande riuscita del 2025 alle Bandie, la magia di The Hills Gravel Race si è ripetuta il 28 marzo a Borgoluce: luogo incantato la cui logistica ha aggiunto un tocco di valore alla manifestazione pensata, voluta e organizzata da Mattia de Marchi accanto a Xevent.

L’agenzia padovana, che nel suo portfolio ha anche eventi come River&Peaks e Sardinia Gravel Race, ha colto la portata di The Hills e l’ha supportata con l’esperienza di Federico Casalini, Presidente di Xevent SSD, che abbiamo contattato per avere il polso della situazione. E anche per capire se una gara come quella vinta a Susegana da Lange Bradyn possa avere anche una ricaduta turistica sui territori in cui si svolge.

La barba incolta e gli argomenti da cui traspare un sapere non comune, Casalini si presta al racconto, seguendoci in temi che evidentemente stanno a cuore anche agli organizzatori, consapevoli che la magia non possa finire dopo la riga d’arrivo, ma debba propagarsi come un’onda fino all’edizione successiva.

Federico Casalini, primo a sinistra, con Federico Trost di Acqua Dolomia alla nascita di River&Peaks
Federico Casalini, primo a sinistra, con Federico Trost di Acqua Dolomia alla nascita di River&Peaks
Federico Casalini, primo a sinistra, con Federico Trost di Acqua Dolomia alla nascita di River&Peaks
Federico Casalini, primo a sinistra, con Federico Trost di Acqua Dolomia alla nascita di River&Peaks
Un’edizione piena di novità, come è andata?

E’ andata bene, posso dire di essere soddisfatto sotto l’aspetto gara, ma anche sotto l’aspetto totale dell’evento a 360 gradi, che include anche la festa serale e il DJ set. E’ andato bene e non era scontato, perché oltre al cambio di sede, che comporta sempre uno stravolgimento organizzativo, c’era anche il fatto che presentavamo un solo percorso. L’anno scorso erano due: 160 e in 80 chilometri, quest’anno unico da 120.

La gente come ha risposto?

Sotto l’aspetto delle adesioni, abbiamo più o meno pareggiato gli iscritti dell’anno scorso: 25 persone in meno, quindi ha funzionato. Ci sono alcune cose da sistemare, però parlando di una seconda edizione, possiamo essere soddisfatti. Sono buoni anche i feedback degli addetti ai lavori e dei partecipanti, secondo cui The Hills Gravel Race di può considerare fra i primi 10 eventi gravel europei.

Pendenze niente affatto tenere, che hanno messo alla prova i partecipanti sul percorso unico da 120 km (foto Diego Del Favero)
Pendenze niente affatto tenere, che hanno messo alla prova i partecipanti sul percorso unico da 120 km (foto Diego Del Favero)
Pendenze niente affatto tenere, che hanno messo alla prova i partecipanti sul percorso unico da 120 km (foto Diego Del Favero)
Pendenze niente affatto tenere, che hanno messo alla prova i partecipanti sul percorso unico da 120 km (foto Diego Del Favero)
Quanto può essere importante un evento race come The Hills per raccontare il territorio in cui si svolge?

Tantissimo! Non solo prima e durante la gara, ma soprattutto dopo. Proprio ieri sono andato a recuperare dell’altro materiale dal percorso e in alcune cantine mi hanno raccontato che alcuni partecipanti che erano passati nei giorni prima per provare il percorso, si sono fermati nei ristori unofficial che avevano allestito durante la gara e poi li hanno ricontattati per ordinare delle bottiglie. Questo riguarda il piano commerciale, ma soprattutto rimane un forte legame con il partecipante.

A cosa ci riferiamo?

Parlo di siciliani, romani, ciclisti da tutta Italia che hanno conosciuto le bellezze del territorio. Questo è molto importante, soprattutto perché The Hills Gravel Race è un evento che ha una cadenza annuale, non è il mondiale o un europeo o un italiano che la prossima volta si rifaranno fra vent’anni. E’ un appuntamento fisso che si ripete e quindi porta la conoscenza del territorio in giro per il mondo. Abbiamo avuto 25 Paesi iscritti, rappresentati i 5 continenti.

C'è stato chi ha corso e chi invece si è anche fermato nelle cantine (foto The Hills Gravel Race)
C’è stato chi ha corso e chi invece si è anche fermato nelle cantine (foto The Hills Gravel Race)
C'è stato chi ha corso e chi invece si è anche fermato nelle cantine (foto The Hills Gravel Race)
C’è stato chi ha corso e chi invece si è anche fermato nelle cantine (foto The Hills Gravel Race)
Questo può essere un utile biglietto da visita da presentare alle istituzioni per averne il supporto?

Non è facile avere l’appoggio e non nascondo che la prima edizione avesse lasciato un po’ di malumori sul territorio. Invece quest’anno la Polizia Locale ha confermato che è andato tutto bene. Abbiamo lavorato nel modo giusto anche sotto il profilo tecnico, che è quello che più mi interessa e che mi appartiene. Da fuori si può vedere l’evento molto legato all’immagine di Mattia De Marchi, noi di Xevent siamo poco esposti e io anche meno, perché non mi piace la parte del frontman, ma tecnicamente siamo molto soddisfatti.

Come ha funzionato la logistica di Borgoluce?

Bene, perché si sposa con il circuito lungo cui la gara si svolge. Tante gare gravel o mountain bike, la stessa Cape Epic in Suddafrica, partono da cantine. Guardando anche la filosofia dei partecipanti, che hanno un’età media dai 24 ai 35 anni, la logistica è stata giusta per questo tipo di evento. Borgoluce ha enormi spazi anche di parcheggio, forse la finish line ha lasciato un po’ a desiderare sul piano tecnico, ma il posto è strepitoso e come organizzatori ci crea meno problemi, perché è a ridosso delle colline. Avremo un debriefing con la proprietà proprio tra una decina di giorni e ragioneremo sul 2027.

Abbiamo accennato all’immagine di De Marchi: quanto è importante The Hills Gravel Race per Xevent?

Come valore, è sicuramente la prima organizzazione nel nostro portfolio. Abbiamo dei nuovi eventi inseriti, su cui dobbiamo ancora prendere le misure. Di sicuro non vogliamo focalizzarci solo su un progetto perché ne abbiamo altri. La Sardegna con la gara a tappe in collaborazione con il Comitato Organizzatore di Oristano che ha organizzato la Coppa del mondo di ciclocross. Abbiamo River&Peaks in Friuli, su cui sto lavorando pancia a terra.

Il via dalla Cantina Borgoluce è parso in perfetta sintonia con l'evento (foto The Hills Gravel Race)
Il via dalla Cantina Borgoluce è parso in perfetta sintonia con l’evento (foto The Hills Gravel Race)
Il via dalla Cantina Borgoluce è parso in perfetta sintonia con l'evento (foto The Hills Gravel Race)
Il via dalla Cantina Borgoluce è parso in perfetta sintonia con l’evento (foto The Hills Gravel Race)
Di cosa si tratta?

Si svolgerà il 6 giugno ed è un altro test event, importante sia per il territorio che per noi, perché vorremmo inserirlo nel nostro circuito. Sono reduci da sopralluoghi sul percorso e posso confermare che non ha nulla da invidiare a quello sulle Colline del Prosecco, che è caratteristico perché sembra di essere sulla luna.

Invece in Friuli?

Si passa sulle Dormiti Friulane e si corre lungo i torrenti di Claut e Cimolais. E’ molto, molto bello. Sei proprio in mezzo alla natura, è una gara veramente wild che sarà un bel test anche per noi.

Quanto è importante la ricerca del bello nel progettare eventi così?

Come organizzatori siamo partiti da Cortina d’Ampezzo, che dà la misura di quanto nel nostro lavoro la ricerca del bello sia uno snodo cruciale. L’abbiamo sempre cercato: a volte l’abbiamo trovato, a volte non ci siamo riusciti. A mio avviso, i punti fondamentali di un’organizzazione sono tre: percorso, logistica, budget. Ognuno le mette nelle posizioni che vuole.

Il marchio Wilier, che supporta il progetto The Grip di De Marchi, ha fatto la parte del leone (foto The Hills Gravel Race)
Il marchio Wilier, che supporta il progetto The Grip di De Marchi, ha fatto la parte del leone (foto The Hills Gravel Race)
Il marchio Wilier, che supporta il progetto The Grip di De Marchi, ha fatto la parte del leone (foto The Hills Gravel Race)
Il marchio Wilier, che supporta il progetto The Grip di De Marchi, ha fatto la parte del leone (foto The Hills Gravel Race)
Quali sono i punti di forza di The Hills?

Il percorso di The Hills, sempre secondo me, conta quasi per il 75 per cento. E’ molto bello. Me ne sono accorto andando a ripristinare i posti dopo il passaggio della gara. Era molto bello, quest’anno Mattia ha costruito un percorso che ha impattato poco sulla viabilità e ha tenuto i ragazzi tanto in fuoristrada.

De Marchi è un atleta, ma The Hills è una sua creatura: quale potrebbe essere il suo ruolo in Xevent?

In primis è un atleta e anche il team manager di The Grip, il progetto di Wilier Triestina. Abbiamo iniziato a lavorare con lui nel 2024 per la prima edizione del 2025. Mattia è socio e organizzatore di The Hills, ma con lui collaboriamo anche su River&Peaks. Valuterà insieme a noi il percorso, ci darà i suoi feedback, lo shooting lo faremo con lui. E poi abbiamo altri progetti insieme. Credo che in futuro Mattia possa avere un ruolo importante anche a livello organizzativo. Ho collaborato con tanti ex professionisti, ma in lui trovo un’attenzione organizzativa che assomiglia molto alla mia, che però lo faccio come mestiere. Lui è un atleta, ma secondo me ha un buon futuro.

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