TORINO – Più di tremila biciclette si sono riprese le strade di Torino. Grandi, piccini, famiglie, gruppi di amici: già dalla mattinata di domenica 4 ottobre, il Parco Dora del capoluogo piemontese si è riempito di colori e gente, perché davvero in tanti hanno voluto esserci alla quindicesima edizione del Fiab Torino Bike Pride, una parata che quest’anno aveva un significato ancor più forte dopo la tremenda scomparsa del piccolo Nicolò Di Ciò, di appena sette anni, investito mentre pedalava col suo papà lo scorso 22 settembre (in apertura, foto di Stefano Druetta).
«Voleva solo andare a scuola». E’ il cartello che campeggia su una delle biciclette che guida il corteo. Connessioni era il tema del 2026 e grazie alle due ruote se ne creano parecchie, per abbattere le barriere e i preconcetti, con la speranza che i ciclisti non siano più solo l’anello debole della catena e venga garantita la loro sicurezza quando vogliono usare il loro mezzo preferito per andare al lavoro, a scuola, per spostarsi o semplicemente per allenarsi e godersi una giornata all’aria aperta.


Ore 14,41, si parte
La consigliera di Fiab Torino Bike Pride Martina Tonarelli, insieme ai suoi instancabili colleghi, si arma di megafono e, dopo aver ringraziato i partecipanti e il sindaco di Torino Stefano Lo Russo presente alla manifestazione, dà il via.
Alle 14,41, il coloratissimo e lunghissimo serpentone lascia Parco Dora e si mette in marcia, imboccando via Borgaro. Sono decine i bambini che si divertono nelle prime file e, insieme alle loro mamme e papà, si godono questa domenica alternativa senza dover preoccuparsi di portare a casa la pelle.
Tra musica pompata dalle casse dei ragazzi del Bike Pride e lo scampanellare incessante dei partecipanti è una festa incessante e in tantissimi, lungo il percorso, si uniscono alla manifestazione con la propria bicicletta.




Sdraiati sull’asfalto
Il momento più intenso è però quando ci troviamo in corso Principe Oddone, a circa metà del percorso ad anello che poi riporta verso Parco Dora. Gli organizzatori fermano il corteo in una delle arterie principali di Torino per un flash mob in cui viene chiesto a tutti i partecipanti di scendere dalla bicicletta e sedersi o sdraiarsi sull’asfalto.
Fa effetto sentire i terribili numeri condivisi dall’Osservatorio Ciclisti ASAPS-Sapidata. Se nel 2025 erano state 198 le vittime mentre stavano utilizzando biciclette muscolari (più 30 con bici elettriche), dal 1° gennaio al 28 settembre 2026 sono già 179 quelle di quest’anno in tutta Italia: 149 donne e 30 uomini.
Settembre è stato il mese peggiore dell’anno con addirittura 33 morti. Durante la pedalata, tanti automobilisti nel senso opposto si sono fermati a vedere e anche ad applaudire i partecipanti, con una signora che dal finestrino ci ha detto: «L’anno prossimo vengo anch’io».


La ciclabile umana
Oltre alla bellezza della pedalata, Fiab Torino Bike Pride nel descrivere il tema “Connessioni” del 2026, ha preparato un documento di punti, che vi abbiamo anticipato negli scorsi giorni, per garantire la sicurezza a Torino e cintura, ma non solo, indirizzato al mondo politico.
E, in attesa di risposte concrete, la ciclabile umana continua, ogni mattina, tra le 7,45 e le 8,45, in corso Regina Margherita angolo via Balbo a Torino per proteggere chi pedala e non dimenticare le storie di chi non c’è più, come il piccolo Nicolò. La speranza è che andare in bici, per qualunque ragione, non debba più essere uno sport estremo.







