E’ la settimana della Milano-Sanremo, la Classicissima di primavera dei professionisti, il primo Monumento della stagione. Dalle pianure lombarde si supera il Passo del Turchino e poi si piomba sulla costa ligure, dove l’Aurelia accoglie i corridori negli ultimi 150 chilometri di gara. La Liguria, con i suoi borghi, le sue colline e il profumo del Mediterraneo, offre uno scenario unico per il ciclismo.
In questa “settimana santa” pedalare su queste strade diventa un’esperienza speciale. A parlarcene è Mirko Celestino, ex professionista su strada, biker e commissario tecnico della nazionale di MTB, oltre che ligure DOC.
Mirko, arriva la Sanremo, la corsa della tua terra…
Eh sì, gli ultimi chilometri della Sanremo, anzi, possiamo dire gli ultimi 150 chilometri – un bel pezzone – si corrono in Liguria, passando per i Capi e arrivando nella città dei fiori. Il percorso si sviluppa lungo l’Aurelia, ma oggi c’è anche una ciclabile stupenda che segue il tracciato della vecchia ferrovia. La Sanremo è una corsa unica proprio per questo mix tra mare e colline, strade storiche e natura incontaminata. E c’è sempre una grande attesa qui in Liguria.
La Liguria è un territorio speciale per pedalare…
Sicuramente è una zona bellissima per il ciclismo, su strada e in MTB. Negli anni, però, il movimento si è modificato un po’, specie per quel che riguarda i professionisti. Una volta le squadre venivano qui a svenrare, adesso vanno in Spagna, dove hanno strade più ampie. Da noi sono strette e meno adatte agli allenamenti di gruppo rispetto a località come Calpe, appunto. Però oggi abbiamo questa lunga pista ciclabile che permette di pedalare in sicurezza con vista mare.
Una perla. E’ la Sanremo degli appassionati?
Perché no! Questa ciclabile parte da Borgo Prino, a Imperia, e arriva fino a Sanremo. Ed entro l’estate si potrà partire dal mio paese, Andora, e pedalare verso Ponente. Quando sarà completata, si arriverà oltre Sanremo, per un totale di più di 60 chilometri. Inoltre, chi vuole può lasciare la ciclabile e affrontare le storiche salite della Milano-Sanremo – la Cipressa e il Poggio – e vivere così ancora di più l’atmosfera della Classicissima, ma scoprire anche qualche assaggio di entroterra.
Che tipo di salite sono Cipressa e Poggio, se si decidesse di farle?
Sono due salite pedalabili, accessibili a tutti. La Cipressa è più lunga, intorno ai 5 chilometri. I professionisti, come si dice in gergo, la fanno con il “padellone”, cioè la corona grande. Gli amatori possono affrontarla con calma, perché non presenta pendenze estreme, una qualsiasi bici può andare bene. Al massimo si tocca il 7 per cento per un brevissimo tratto. Bisogna però stare attenti alla discesa, che è tecnica, veloce e più ripida rispetto alla salita.
E il Poggio?
Il Poggio in pratica è già Sanremo. In televisione sembra impressionante, perché nei tornanti i corridori arrivano velocissimi e devono persino frenare. In realtà ha pendenze dolci e i professionisti lo scalano a più di 35 all’ora di media. Gli amatori lo possono percorrere senza problemi, anche in questo caso con qualsiasi tipo di bici. Non sono salite difficili, ti lasciano il gusto di pedalare. Entrambe si prendono dall’Aurelia e sempre lì terminano le loro discese.
Qual è il fascino di queste salite per te? Ci sono posti dove fermarsi?
Il loro panorama: quasi tutto il percorso è vista mare. La Cipressa regala dei piccoli scorci anche nell’entroterra nella prima parte, tra uliveti tipici della Liguria. Quando correvo da professionista non ci facevo caso, ero concentrato sulla gara o sugli allenamenti. Ora invece, da amatore, mi capita di fermarmi a guardare il mare e godermi il panorama. Solo pedalando con calma si capisce davvero quanto sia bello questo territorio. Il finale della Cipressa, prima di Costa Rainera, è davvero un lungo balcone con vista
E i Capi?
I Capi sono strappi brevi ma significativi, di certo più pendenti delle due salite. Capo Mele e Capo Berta sembrano semplici se affrontati in allenamento, ma dopo 250 chilometri di gara raccontano tutta un’altra storia. Però, restando agli amatori, anche questi si fanno senza alcun problema: non sono dei muri. La strada, l’Aurelia, è ampia e ben tenuta.
Qual è il Capo più bello da pedalare?
Il più panoramico è sicuramente Capo Mele, tra Laigueglia e Andora. E’ a strapiombo sul mare e senza vegetazione, quindi si pedala con una vista incredibile. Capo Berta è più trafficato e con più alberi, quindi ci si gode meno il paesaggio. Mentre Capo Cervo è simile al Berta. Se dovessi scegliere il più spettacolare, dico Capo Mele. In cima c’è anche uno spiazzo dove potersi fermare.
A proposito di soste, dopo una pedalata in Liguria da quelle parti, cosa si deve mangiare, Mirko?
Pasta al pesto. Anche se personalmente esco un po’ fuori dalle righe. Porterei il mio amico di uscita nell’entroterra, dove si trovano ancora i veri piatti tipici. Ci sono ristoranti piccoli e familiari, con pochi tavoli e gestiti da persone che cucinano come una volta. Proprio qualche giorno fa, per esempio, dopo aver pedalato giusto sulla ciclabile di cui dicevamo, alla sera sono andato a mangiare in un ristorantino nell’entroterra di Andora. Un locale con cinque tavoli, dove fanno ravioli che sono la fine del mondo. Basta quindi allontanarsi di 10 chilometri dalla costa per trovare cibo autentico e genuino. Un’esperienza che consiglio a tutti, anche perché la Liguria può regalare molto anche nell’entroterra.