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| 22 Gennaio 2026

Il massaggio: benefici, recupero e a chi serve per davvero

Il massaggio è uno dei simboli del ciclismo e del ciclista. Si pratica sin dai tempi “in bianco e nero” e oggi è diventato sempre più specifico e scientifico. Nelle squadre professionistiche i massaggiatori sono numerosi: pensate che team come la UAE Emirates, la prima squadra al mondo, nei Grandi Giri ne porta uno per ogni corridore. Ma anche le altre formazioni non sono poi così lontane da questi numeri (in apertura, foto Scuola Massaggio Tao).

Nicola Dini è uno di quei massaggiatori che durante l’anno girano il mondo al seguito di corse e corridori. Oggi è nello staff della XDS-Astana ed è lui ad accompagnarci in questo viaggio nel mondo dei massaggi. A chi servono? Quando? E soprattutto: come dovrebbe sfruttarli un cicloamatore?

Massaggio
Nicola Dini, massaggiatore di diverse squadre professionistiche e oggi in forza alla XDS-Astana
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Nicola Dini, massaggiatore di diverse squadre professionistiche e oggi in forza alla XDS-Astana
Nicola, quando serve il massaggio all’amatore?

Il massaggio, indipendentemente dal fatto che tu sia un corridore professionista, un esordiente o un amatore, è bene che faccia parte – chiamiamola così – della “dieta” di una persona che pratica attività sportiva. Nel ciclismo, in particolare, se si pedala con una certa intensità tre o quattro volte a settimana, è giusto che il fisico sia pronto a sostenere di nuovo un certo tipo di sforzo, a prescindere dal livello. Ovviamente il professionista ha bisogno di più trattamenti, più specifici e mirati, anche in base ai periodi dell’anno. D’inverno, ad esempio, durante i ritiri, si può lavorare anche in maniera piuttosto profonda per risolvere contratture importanti.

Durante le gare cambia qualcosa?

Bisogna avere un po’ più di tatto e lavorare soprattutto su quei punti che potrebbero creare fastidi o, peggio, allungare i tempi di recupero.

E tra i cicloamatori?

Nell’amatore questo aspetto è un po’ meno marcato. Il trattamento resta professionale, ma più generale: si cerca di ridare equilibrio alla struttura muscolare della gamba. Dove si sente che il muscolo ha lavorato di più si insiste maggiormente, in altre zone invece si può anche tralasciare qualcosa. Spiegare questa differenza, secondo me, aiuta molto.

Lo stretching è quasi un massaggio: utile per il recupero e per prevenire gli infortuni (depositphotos.com)
Lo stretching è quasi un massaggio: utile per il recupero e per prevenire gli infortuni (depositphotos.com)
Molti amatori, non solo ciclisti, si aiutano con lo stretching per tutelare i muscoli: fin dove può arrivare lo stretching e dove invece dovrebbe iniziare il massaggiatore?

Lo stretching è un elemento fondamentale del recupero fisico, soprattutto nel post allenamento. Farlo in maniera preventiva, prima di uscire, non è indicato: si va ad allungare il tessuto muscolare e poco dopo gli si chiede una contrazione, due azioni che non stanno bene insieme. Nel post, invece, allungando i muscoli si riequilibra il tessuto e si recupera fluidità. Lo stretching è quindi fondamentale per ogni atleta, amatoriale o professionista che sia.

Quindi è davvero importante farlo, magari anche con una certa costanza?

Certamente. Purtroppo spesso non si fa perché è noioso, ma a volte sarebbe meglio eliminare un allenamento e dedicarsi a una vera seduta di stretching, lavorando non solo sulle gambe ma anche sulla zona lombare e dorsale.

Quando c’è una contrattura forte, però, il massaggio diventa determinante, giusto?

Sì, le contratture vere sono difficili da trattare. A volte serve più tempo e addirittura il massaggiatore può aiutarsi anche con strumenti o terapie come la tecarterapia per ridurle il più possibile. In questi casi un solo trattamento non basta: spesso è necessario rivedere la persona più volte, a distanza di uno o due giorni.

Soprattutto d’inverno con il freddo irrigidimenti e contratture sono dietro l’angolo (depositphotos.com)
Soprattutto d’inverno con il freddo irrigidimenti e contratture sono dietro l’angolo (depositphotos.com)
Prendiamo l’amatore medio, cinquantenne, che esce in bici tre-quattro volte a settimana e magari una volta al mese fa una granfondo: quante volte dovrebbe andare dal massaggiatore?

Parliamo di un’attività piuttosto intensa. Se si esce quattro volte a settimana (magari includendo anche un allenamento in palestra, ndr) c’è assolutamente bisogno di sciogliere la muscolatura e ripartire “puliti”. Un massaggio ogni 15 giorni può essere un ottimo compromesso, direi più che sufficiente. Ricordiamoci che parliamo di amatori e l’obiettivo principale è stare bene.

Finora abbiamo parlato soprattutto di gambe, ma il massaggio può essere utile anche per collo, cervicale, schiena o polsi?

Assolutamente. Personalmente tendo a eseguire un massaggio total body: le gambe sono centrali, ma non vanno dimenticate la zona lombare e tutta la schiena. Discorso diverso per i polsi.

Perché?

Per quanto riguarda i polsi, non credo che il massaggio possa risolvere più di tanto. In questi casi consiglierei una visita dal biomeccanico: uno stress eccessivo su polsi e braccia è spesso sintomo di una posizione scorretta in sella. Il massaggiatore su quelle parti specifiche può fare poco e può lavorare “a monte”. Ma il biomeccanico ancora di più.

Un amatore, secondo Dini, può fare un massaggio ogni due settimane (depositphotos.com)
Un amatore, secondo Dini, può fare un massaggio ogni due settimane (depositphotos.com)
E per chi soffre di cervicale o ha dolori al collo, uno dei problemi più comuni?

Partiamo dal fatto che la posizione in bici, anche quando è corretta, non è del tutto naturale. Questa è una delle grandi differenze tra un amatore e un professionista, che spesso ha una predisposizione naturale al gesto ciclistico.
Per chi non ce l’ha, mantenere per ore posizioni poco confortevoli genera stress e talvolta problemi. In ogni caso, lavorando bene sulla schiena con il massaggio si può fare molto. Anche per questo una seduta ogni due settimane è un buon equilibrio per scaricare le tensioni.

Nicola, esiste una tipologia di amatore o di sportivo a cui il massaggio serve più che ad altri? Per esempio diabetici o persone con asimmetrie fisiche?

In linea generale no, non c’è una tipologia di ciclista per cui il massaggio sia più indicato. Ognuno deve prendersi cura di sé stesso e conoscere il proprio corpo in relazione all’attività che svolge. E soprattutto alla quantità di questa attività svolta. Io dico sempre che chi fa sport quattro o cinque volte a settimana è un atleta. Poi esiste l’atleta professionista e quello non professionista, ma sempre di atleti si parla. Nel ciclismo c’è un detto che dice: allenati come un professionista, ma riposati come un professionista. Significa che non bisogna solo spingere in bici, ma anche prendersi cura del proprio corpo, soprattutto quando c’è una problematica specifica. Allenamento, stretching, riposo, alimentazione… tutto ne fa parte: anche il massaggio.

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