Hic sunt Leones. Una Randonnée? No, è molto di più…Hic sunt Leones. Una Randonnée? No, è molto di più…

| 18 Aprile 2026

Hic sunt Leones. Una Randonnée? No, è molto di più…

Capita a volte, per chi fa il nostro mestiere, di partire con un’idea e di ritrovarsi alla fine ad aver affrontato qualcosa di completamente diverso. Nell’approcciarci alla Hic Sunt Leones, una delle prime lunghe randonnée della stagione che si svolgerà il 9 e 10 maggio in Romagna eravamo partiti da un assunto, legato a come la pedalata di 600 chilometri partisse da un omaggio a un’impresa che risale a ben due secoli fa, quando lo scrittore Alfredo Oriani fece un lungo viaggio, assolutamente originale per l’epoca, con una Bremiambourg attraverso quattro regioni. Ma la sua riproposizione è andata molto oltre.

L'Hic Sunt Leones è un percorso di 600 chilometri con 5.400 metri di dislivello. La Randonnée è prevista nel secondo weekend di maggio
L’Hic Sunt Leones è un percorso di 600 chilometri con 5.400 metri di dislivello. La Randonnée è prevista nel secondo weekend di maggio
L'Hic Sunt Leones è un percorso di 600 chilometri con 5.400 metri di dislivello. La Randonnée è prevista nel secondo weekend di maggio
L’Hic Sunt Leones è un percorso di 600 chilometri con 5.400 metri di dislivello. La Randonnée è prevista nel secondo weekend di maggio

Una pedalata fra le utopie italiane

Nel raccontare la prossima avventura le parole dell’organizzatore Graziano Foschi sono cariche di passione, ma soprattutto di quella voglia di scoperta che è alla base di ogni viaggio in bici. E che traspare già nella spiegazione della storia dell’evento: «Noi abbiamo preso spunto dal libro di Oriani, “La bicicletta” nel 1897, dove descrive un viaggio di un mese che parte dalla Romagna, da Casola Valsenio e va verso la Toscana.

«Un giro bellissimo che abbiamo fatto per 3-4 edizioni, molto apprezzato, ma quando l’anno scorso abbiamo visto il calendario abbiamo trovato altre manifestazioni simili in Toscana e noi volevamo fare qualcosa di diverso. Volevamo creare un evento che avesse una logica, perché non ci piace fare una traccia tanto per farla. E l’abbiamo trovata andando a passare per le micronazioni che sono all’interno del territorio italiano, unendo i puntini di questa idea».

La proposta tocca subito il sensibile tasto della curiosità e le parole di Foschi iniziano a descrivere un universo fatto di episodi, racconti, angoli di territorio sconosciuti ai più: «Passiamo innanzitutto per la comunità di Mutonia a Sant’Arcangelo: un gruppo di artisti che crea delle opere d’arte giganti con i rifiuti industriali, autovetture, eccetera e ha un villaggio autonomo sulle rive del fiume. Poi passiamo da Rimini per la zona dell’Isola delle Rose, questa piattaforma che per 55 giorni nel dopoguerra venne dichiarata nazione e poi venne abbattuta dallo Stato italiano, una vicenda tornata d’attualità qualche anno fa attraverso un famoso film del 2020.

La piattaforma dell'Isola delle Rose ricostruita per il film di Sydney Sibilia del 2020
La piattaforma dell’Isola delle Rose ricostruita per il film di Sydney Sibilia del 2020
La piattaforma dell'Isola delle Rose ricostruita per il film di Sydney Sibilia del 2020
La piattaforma dell’Isola delle Rose ricostruita per il film di Sydney Sibilia del 2020

Nella repubblica consacrata all’arte

«Poi facciamo una parte in cui andiamo nelle Marche, attraverso le gole del Furlo per passare dalla Libera Repubblica di Alcatraz, che è un luogo ideato da Jacopo Fo, il figlio del premio Nobel Dario. Facciamo il ristoro lì da loro. La manifestazione si sposta verso Giano dell’Umbria, dove Vincenzo Sparagna, uno dei fondatori della rivista Frigidaire, ha fondamentalmente occupato la cima di una collina e l’ha dichiarata Repubblica di Frigolandia, dove c’è un archivio di illustrazioni, riviste, idee».

E’ già incredibile pensare a questo viaggio attraverso le idee, le elaborazioni geniali legate a molteplici forme di espressione umana ma la pedalata narrata da Foschi va oltre: «Passiamo da un’ex nazione che si chiamava Cospaia e questa è una storia assurda. Nel 1441 i Medici e lo Stato Pontificio dovevano ridisegnare i loro confini. I messi della famiglia toscana inviati per segnare il confine si trovarono davanti a un torrente, che si chiamava Rio. Lo Stato Pontificio mandò i suoi emissari per fare lo stesso e si trovarono davanti a un torrente che si chiamava Rio.

Un piccolo stato vissuto per quasi 350 anni

«Ma casualità volle che non erano lo stesso torrente, anche se chiamati con lo stesso nome, c’erano 600 metri di “intercapedine” e su quel territorio c’era il paese di Cospaia che si è dichiarato Repubblica indipendente per quasi 350 anni e si manteneva a livello economico perché commerciava in tabacco che era vietato dallo Stato Pontificio, ma loro, essendo indipendenti, lo vendevano tranquillamente Anche questa è una storia interessante.

«Poi andiamo a Valdasse che è un sogno utopico dell’ingegner Giorgetti, che comprò una cima di una collina, costruendo lo scheletro di un hotel tipo quello di Shining, un centro commerciale, la chiesa e tutto, insomma una micro città con l’intenzione di regalare un appartamento a tutti i cantanti italiani più famosi dell’epoca. Cominciarono a regalarne qualcuno, ma poi la cosa non prese piede.

«Così c’è questo micro paese a 1.100 metri d’altezza, con la strada che finisce lì, in questo paese in cui si può ancora vedere questo condominio, il mini centro commerciale, lo scheletro dell’hotel. E ad accogliere i viandanti c’è un basamento in cemento con un’ancora gigante con scritto “Ai Caduti del Mare”. A 1.100 metri d’altezza… ».

Graziano Foschi, tra gli organizzatori della manifestazione con partenza e arrivo a San Zaccaria
Graziano Foschi, tra gli organizzatori della Hic Sunt Leones con partenza e arrivo a San Zaccaria
Graziano Foschi, tra gli organizzatori della manifestazione con partenza e arrivo a San Zaccaria
Graziano Foschi, tra gli organizzatori della Hic Sunt Leones con partenza e arrivo a San Zaccaria

Non manca il passaggio a San Marino

Non può mancare, tra tante storie così particolari il vero espatrio del percorso: «Passiamo ovviamente da uno degli Stati più piccoli del mondo, che è San Marino, per poi completare il giro tornando nel nostro paese, a San Zaccaria di Ravenna, dove si svolge tutta la festa finale, il pasta party, l’accoglienza tipica romagnola».

C’è quindi un filo conduttore che lega ogni singolo metro della randonnée, rendendola diversa da tutte le altre: «Non è un giro tanto per fare, c’è sempre il partecipante che parte a testa bassa e vuol fare solo i suoi 600 chilometri con 5.400 metri di dislivello, ma c’è chi invece vuole approfondire le cose nei tempi di una randonnée, quindi si può fermare all’interno di Mutonia facendo le foto, verrà accolto da Alcatraz con tutte le opere d’arte di Fo e altri artisti. Si può vedere la il museo dell’arte mai vista a Frigolandia e tutto il resto».

Il percorso dell'Hic Sunt Leones transita per 4 regioni: Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana
Il percorso dell’Hic Sunt Leones transita per 4 regioni: Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana
Il percorso dell'Hic Sunt Leones transita per 4 regioni: Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana
Il percorso dell’Hic Sunt Leones transita per 4 regioni: Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana

Un paesino consacrato alla randonnée

Ma alla base di tutto resta quel senso di scoperta che impregnava l’opera letteraria di Oriani: «Per noi è storia, quel testo è un banco di prova da cui siamo partiti per andare a cercare la particolarità, quel desiderio di tornare a casa dopo una manifestazione con qualcosa che ti rimane. Che può essere anche il ricordo del bellissimo ristoro al chilometro 340, dove c’è anche il dormitorio, la possibilità di fare la doccia, di riposare qualche ora su un letto vero.

«E’ sulle rive del Tevere, in un paesino che ha 30 abitanti, 40 massimo, che si chiama La Bruna, in provincia di Perugia, dove tutti si sono messi a disposizione facendo del nostro evento una festa locale, dove ognuno ha un compito. E molti rimangono stupiti dall’accoglienza che hanno».

Per informazioni e iscriversi: graziano.foschi@studio.unibo.it

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