VENEZIA – L’appuntamento con la barca Ave Maria è alla Giudecca, l’isola che sta di fronte al centro storico di Venezia. Dalla stazione quindi si prende il vaporetto e lasciamo simbolicamente la terraferma. Da quel momento inizia questa settimana lontano dal quotidiano mondo terrestre, la nostra settimana anfibia ospiti di Girolibero.
E’ andata che Girolibero, uno dei principali tour operator cicloturistici italiani, ci ha invitati a partecipare al loro viaggio Bici e Barca da Venezia a Mantova. Otto giorni tra laguna e fiumi, paesini di pescatori e città d’arte, pedalando di giorno e sfruttando la barca come un hotel galleggiante.
Ora, chi scrive ha pochissima esperienza di vacanze acquatiche ed è la primissima volta che si imbarca in una vacanza in barca e bici. Tutto nuovo dunque, tutto da imparare e tutto da scoprire. Motivo per cui, senza neanche pensarci su troppo, abbiamo accettato.


Una routine a misura di tutti
La prima cena è libera (tutte le altre, invece, saranno servite in barca) e la passiamo in una trattoria della Giudecca. Quindi solo la mattina successiva, col favore della luce del sole, scopriamo qualcosa di più sulla barca, sugli altri ospiti, su chi ci accompagnerà e su come si svolgerà effettivamente il tour. Lo staff di Girolibero, o forse sarebbe meglio dire la ciurma, è composto da sei persone. Il capitano, l’ingegnere di bordo, due cuochi e infine i due tour leader, l’espertissima Silvia e l’esordiente Raffaele.
La colazione è ad orari variabili tra le 8 e le 9, a seconda dell’itinerario previsto quel giorno. Finita colazione la voce di Silvia annuncia all’interfono di prepararsi a mettere i piedi sulla terraferma, non appena l’Ave Maria terminerà il breve tratto di navigazione dalla Giudecca a Punta Sabbioni, l’ultima propaggine della penisola che chiude la laguna di Venezia. Una volta che tutte le operazioni di attracco sono terminate, noi, i passeggeri, scendiamo sulla banchina e aspettiamo diligentemente mentre la ciurma sbarca una ad una le nostre biciclette, ognuna con un cartellino col nostro nome. Alcune tradizionali, altre assistite.


Viaggiare facili e leggeri
Non è un mistero che questo tour non sia esattamente, come dire, un evento di ultracycling. Il target della clientela è formato da persone tendenzialmente dalla sessantina in su (a volte anche dalla settantina in su), che vogliono godersi una settimana tra relax, cultura e la giusta dose di movimento. D’altronde il motto di Girolibero è “Viaggiare facili e leggeri”. I viaggi che propongono si basano sul concetto di turismo lento e accessibile, pensato per chi vuole scoprire il territorio senza la fatica fisica o logistica del ciclismo sportivo.
Il primo giorno scendiamo sulla banchina a Punta Sabbioni. Ci aspettano una trentina di chilometri completamente pianeggianti alla scoperta di Lio Piccolo, quattro case sparse tra barene, strade a pelo d’acqua e campi di carciofi. Prima di partire però Silvia si prende il giusto tempo per dare a tutti le indicazioni sui nostri futuri spostamenti in bicicletta.
Check sulle bici, su come utilizzare i cambi e come chiudere il lucchetto in dotazione, spiegazione su come interpretare i suoi segnali di alt, svolta a destra e svolta a sinistra, approfondimento sulla condotta da tenere in strada. Tutto ciò si svolge prevalentemente in inglese, dal momento che la maggioranza degli ospiti, in tutto una ventina, arrivano dall’estero. Alcuni dalla Germania, altri dalla Norvegia, altri ancora da Canada e Stati Uniti.


Sulle strade dei flamingos
Ogni tanto facciamo una pausa in cui Silvia e Raffaele ci mostrano alcune curiosità che altrimenti sfuggirebbero al nostro sguardo. Come per esempio i flamingos, i fenicotteri, che scopriamo essere arrivati qui qualche anno fa sporadicamente, e che ora sono invece stanziali. E questa è la bella notizia. Quella brutta invece è che se ora svernano nel nord Italia e non in Libia o in Egitto è per via del cambiamento climatico. Comunque adesso ci sono, e tanto vale fermarsi a vederli.
Pedaliamo in mezzo ad una natura particolare, con argini e campi strappati all’acqua salmastra, e mi rendo conto che sono posti che se non avessi accettato l’invito molto probabilmente non avrei mai visto in vita mia. Perché si percepisce subito, dalle prime pedalate, che Girolibero è andato a cercare queste strade, questi passaggi tra cortili e casolari, queste piccole piazze deserte che sembrano galleggiare tra l’acqua e la terra, con anni di esperienza, passione e cura.


Lido e Pellestrina, isole gemelle diverse
Il secondo giorno pioviggina. Silvia propone a chi non vuole pedalare di restare in barca, godersi una mattinata di relax e, volendo, fare un giro più breve con lei il pomeriggio. Ma quando è ora di presentarsi fuori dalla barca ad aspettare la bici sono tutti lì. Attrezzatissimi con pantaloni antipioggia, copriscarpe e copricasco, ma nessuno ha mollato il colpo, nemmeno chi ormai veleggia verso gli 80 anni.
E anche per noi che non arriviamo da oltreoceano ne vale la pena, perché attraversiamo il Lido coi suoi fasti cinematografici e le sue ville liberty, in cui anche se siamo in bassa stagione e quasi tutto è chiuso si respira un lusso da inizio ‘900. Ancora di più, forse, ne vale la pena quando ci spostiamo a Pellestrina, la gemella popolare del Lido, popolata praticamente solo da pescatori di vongole e spiagge selvagge che guardano verso l’Adriatico.
La seconda notte la passiamo attraccati lì, cullati dalla pioggia che batte sull’oblò della cabina. In attesa di spostarci la mattina successiva a Chioggia, salutando Venezia e inoltrandoci tra i misteri del Delta del Po.







