Dal 22 al 24 maggio tornerà il Vesuvio Gravel, evento che in appena due edizioni è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama italiano del bikepacking. Più che una semplice manifestazione gravel, quella organizzata da Napoli Pedala vuole essere soprattutto un grande viaggio attraverso dal mare (foto in apertura di Giovanni Mandelli) alla Campania interna, capace di unire cicloturismo, scoperta del territorio e avventura. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 17 maggio, per cui siamo agli sgoccioli. La quota di partecipazione è di 54 euro ma ci si può iscrivere anche alle singole tappe pagando una quota di 20 euro.
Con partenza e arrivo sulle rive del Lago d’Averno, a Pozzuoli, il Vesuvio Gravel propone un anello di oltre 360 chilometri e più di 4.000 metri di dislivello, percorribile in autonomia con bici gravel, mountain bike o e-bike. Nessun cronometro, nessuna classifica e nessun tempo massimo: soltanto una traccia GPS da seguire e la voglia di attraversare lentamente una Campania diversa da quella raccontata dai circuiti turistici tradizionali.


Traccia confermata
«Non è una gara – spiega l’organizzatore, Luca Simeone – ma una sfida personale. Il Vesuvio Gravel vuole essere un’esperienza di viaggio autentica, lenta e immersiva. Pedali attraverso territori straordinari, ma soprattutto entri in contatto con le persone che quei territori li vivono».
Dopo il successo dell’edizione precedente, il percorso 2026 è stato rivisto solo in parte. «Circa il 70 per cento della traccia è rimasto lo stesso perché era piaciuto molto anche a noi -, racconta Simeone -. Abbiamo però cercato di perfezionare alcuni passaggi, renderli più scorrevoli e soprattutto ricucire ancora di più il rapporto con il territorio».


L’accoglienza dei borghi
Un lavoro che, secondo gli organizzatori, ha prodotto una risposta sorprendente da parte dei piccoli comuni attraversati. «Stiamo trovando un’accoglienza commovente – continua – i borghi ci invitano a passare, aprono le sedi delle Pro Loco, organizzano ristori. Si crea subito empatia con chi vive questi luoghi. E’ un modo molto bello di conoscere la Campania».
Il viaggio inizierà già il 21 maggio con l’apertura del campo base al Giardino dell’Orco, sul Lago d’Averno. Qui i partecipanti troveranno check-in, briefing tecnico, consegna del pacco evento e la cena di benvenuto. Dal giorno successivo inizierà invece il vero trail, suddiviso idealmente in tre tappe da circa 130 chilometri ciascuna.


Tra Teano e Caserta
La prima frazione porterà da Pozzuoli a Pietravairano, attraversando i Campi Flegrei, il territorio casertano e tratti della Via Francigena del Sud. «Uno dei passaggi più belli è proprio l’ingresso sulla Francigena nella zona di Teano – spiega Simeone – Lì siamo nel gravel puro, abbastanza impegnativo tecnicamente, con saliscendi, boschi e il fascino del vulcano di Roccamonfina alle spalle». Il percorso toccherà anche il Lago di Falciano e il borgo di Casamostra, dove i partecipanti verranno accolti presso lo storico lavatoio lungo la Francigena. Un modo per trasformare il trail in un vero viaggio culturale oltre che sportivo.
La seconda tappa collegherà Pietravairano a Cervinara, passando tra borghi normanni, Capua, Casertavecchia e i territori del Taburno e del Partenio. Uno dei punti più spettacolari sarà il passaggio sulle colline di San Leucio, sopra la Reggia di Caserta. «Lì ci sono dei single track molto belli. Pedali immerso nella natura e poi improvvisamente si apre il panorama con la Reggia sotto, il Vesuvio alle spalle e il Golfo sullo sfondo».


Conclusione col Vesuvio
La terza tappa sarà forse la più simbolica. Da Cervinara il percorso tornerà verso Pozzuoli attraversando l’antico acquedotto romano del Serino, Napoli, Posillipo e infine il Vesuvio. Ed è proprio il tratto dell’acquedotto quello che Simeone considera il cuore dell’intero evento.
«Pedaleremo per circa 25 chilometri sotto le condutture dell’acquedotto del Serino, un’opera che ha duemila anni e che ancora oggi porta acqua a Napoli – spiega -. E’ un tratto completamente immerso nei boschi di castagni, senza quasi nulla di antropizzato. Per noi campani è qualcosa di molto particolare». Poi, inevitabilmente, arriverà il Vesuvio. «L’ascesa finale al vulcano non l’ho citata perché, come si direbbe al cinema, vale da sola il prezzo del biglietto» scherza Simeone.


Approccio al Bikepacking
Il Vesuvio Gravel conferma anche la sua vocazione internazionale. Sono attesi partecipanti provenienti da diverse regioni italiane e una decina di ciclisti stranieri. Cresce inoltre la presenza femminile e di chi utilizza il trail come occasione per avvicinarsi al bikepacking.
«Ci sono persone che arrivano da molto lontano e che erano già presenti all’edizione numero zero che facemmo in una sola giornata – ricorda -. Del resto, quando lasci un bel ricordo, poi le persone tornano. Ed è probabilmente questa la soddisfazione più grande».







