La bicicletta come strumento di mobilità urbana, ma anche come leva per costruire un nuovo turismo nel Sud Italia. E’ questa la doppia anima del lavoro portato avanti da FIAB Campania-Calabria, coordinamento che riunisce otto associazioni attive sui due territori e che negli ultimi anni ha intensificato il dialogo con istituzioni, enti locali e operatori turistici. A raccontarlo è Carlo Scatozza, coordinatore regionale FIAB, impegnato da anni sui temi della ciclabilità urbana e dello sviluppo del cicloturismo nel Mezzogiorno.
Carlo, qual è il tuo ruolo e di cosa vi occupate in FIAB Campania-Calabria?
Il mio ruolo è quello di coordinare la rete delle associazioni FIAB di queste due regioni. Ci occupiamo delle attività tipiche della FIAB nazionale: mobilità sostenibile nelle città, cicloturismo, promozione della bicicletta come mezzo quotidiano e come strumento turistico. Siamo presenti soprattutto nelle città più grandi come Napoli, Caserta, Salerno e Cosenza, dove portiamo avanti ogni giorno battaglie per città più ciclabili.


Quali sono oggi le città più avanti dal punto di vista della mobilità urbana?
Sicuramente Caserta è quella che ha fatto i passi più importanti, soprattutto grazie ai finanziamenti del PNRR dedicati alle piste ciclabili. Oggi ha una rete significativa, anche se realizzata senza una vera programmazione generale, perché mancava un PUMS. I soldi sono arrivati, ma senza una visione complessiva.
E le altre città?
Napoli invece ha avuto problemi importanti nella realizzazione delle ciclabili, mentre Salerno addirittura non ha praticamente infrastrutture dedicate. Sul lungomare le bici teoricamente non potrebbero nemmeno circolare, perché l’area è pedonale. Cosenza invece, in Calabria, resta una delle realtà più interessanti sul fronte della ciclabilità urbana.


In ambito cicloturistico invece qual è la situazione?
La Calabria ha fatto un lavoro importante con la Ciclovia dei Parchi, che secondo me rappresenta una scommessa vinta. E’ una dorsale riconosciuta anche da EuroVelo e ha dimostrato che il cicloturismo può diventare davvero un motore economico e territoriale.
E in Campania?
In Campania invece c’è ancora molto da costruire. Però devo dire che con la nuova giunta regionale abbiamo visto subito un cambio di atteggiamento: c’è dialogo, ci sono tavoli attivati e finalmente si parla seriamente di mobilità ciclistica e turismo lento.
La Campania è attraversata anche da EuroVelo 5 e EuroVelo 7, giusto?
Esatto. Eppure negli anni passati la Regione e molti enti pubblici non hanno fatto praticamente nulla su queste direttrici. Parliamo invece di itinerari europei importantissimi, soprattutto la Via Romea Francigena di EuroVelo 5, che può generare uno sviluppo enorme per il territorio. Per questo abbiamo chiesto che il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica venisse finalmente portato in consiglio regionale. Era fermo da dieci anni. Serve pianificazione vera, serve coordinamento tra enti, serve una visione complessiva.


E’ stata approvata anche una legge regionale sul cicloturismo…
Sì, la Legge Regionale 2 del 2025. E’ stata costruita anche con il contributo della FIAB e introduce finalmente principi importanti: programmazione regionale, concertazione con le associazioni, regolamentazione delle guide, sostegno ai percorsi cicloturistici e coordinamento degli interventi. Soprattutto mette ordine in un settore dove spesso chiunque si inventava un itinerario o un evento proclamandolo percorso ufficiale. Questa legge invece stabilisce regole, criteri e strumenti.
Tu insisti molto sul concetto di rete strutturata e certificata…
Perché è fondamentale. Noi non siamo contrari all’iniziativa privata o all’autorganizzazione dei territori, anzi. Ben vengano associazioni e gruppi che promuovono percorsi. Però bisogna evitare confusione.
Ad esempio?
Non si può mettere sullo stesso piano una ciclovia strutturata, magari inserita in EuroVelo o Bicitalia, con una semplice traccia GPX caricata online dopo un evento di un giorno. Il rischio è creare disorientamento sia nelle istituzioni sia nei cicloviaggiatori.


Quanto conta allora la certificazione di reti come Bicitalia o EuroVelo?
Conta tantissimo. Bicitalia è la rete nazionale FIAB e rappresenta un lavoro serio di pianificazione e validazione dei percorsi. Lo stesso vale per EuroVelo. Non significa avere ovunque ciclabili perfette come in Trentino, ma almeno garantire manutenzione, segnaletica, continuità e sicurezza. Il cicloviaggiatore deve sapere cosa aspettarsi. Se invece ognuno mette adesivi sui pali o inventa percorsi senza criteri, si rischia di danneggiare l’intero movimento.
Quali sono oggi i progetti più interessanti in Campania?
Ce ne sono diversi. Penso alla valorizzazione della Via Appia, che oggi attira già tantissimi cicloviaggiatori stranieri. Oppure ai progetti lungo i Regi Lagni, questi canali artificiali costruiti in epoca borbonica che potrebbero diventare corridoi verdi ciclabili. C’è poi il progetto della ciclovia del Carolino lungo la ferrovia dismessa tra Caserta e Benevento, collegando la Reggia all’Acquedotto Carolino e al Sannio. Nel Cilento invece ci sono realtà molto avanzate come la Via Silente e gli Anelli dei Tesori.


Quanto può aiutare la bici elettrica nello sviluppo del cicloturismo del Sud?
Tantissimo. Le e-bike stanno rendendo accessibili anche le aree interne e i territori più impegnativi dal punto di vista altimetrico. Questo permette di allargare il pubblico e valorizzare zone che prima erano frequentate quasi esclusivamente da ciclisti molto allenati.
FIAB Campania e Calabria ha lanciato anche un calendario di cicloviaggi…
Sì, abbiamo deciso di organizzare direttamente una serie di cicloviaggi esperienziali per far conoscere questi territori. Abbiamo già fatto Procida e il Cammino di Guglielmo in Irpinia. Poi parteciperemo all’Appia Week e organizzeremo iniziative nel Cilento, nel Matese, tra Napoli e Salerno e lungo le costiere. L’idea è mostrare che il cicloturismo non è soltanto sport, ma anche scoperta di comunità, borghi, musei, paesaggi e culture locali. Questa è la vera essenza del viaggio in bicicletta.







