Da Ivrea a Palermo, il viaggio di Filippo in un’Italia diversaDa Ivrea a Palermo, il viaggio di Filippo in un’Italia diversa

| 23 Agosto 2026

Da Ivrea a Palermo, il viaggio di Scavarda in un’Italia diversa

Un viaggio di due mesi, a cavallo della fine della primavera, andando alla scoperta delle radici più vere dell’Italia e per farlo, Filippo Scavarda ha scelto la bici. Da Ivrea a Palermo, con gli occhi di chi vuole scoprire, quasi recitando la parte di un forestiero che intende entrare a contatto della realtà più vera del Bel Paese. Ma sarebbe meglio dire “delle” realtà perché viaggiando ci si accorge che per certi versi l’Italia cambia faccia a distanza di pochissimi chilometri: cambiano dialetti, usi, costumi, paesaggi. E’ il bello dello Stivale, in fin dei conti…

L'idea di un viaggio lungo Scavarda l'aveva da oltre 10 anni, ma l'Italia è stata la scelta in extremis
L’idea di un viaggio lungo Scavarda l’aveva da oltre 10 anni, ma l’Italia è stata la scelta in extremis
L'idea di un viaggio lungo Scavarda l'aveva da oltre 10 anni, ma l'Italia è stata la scelta in extremis
L’idea di un viaggio lungo Scavarda l’aveva da oltre 10 anni, ma l’Italia è stata la scelta in extremis

Oggi Filippo è tornato alla sua realtà quotidiana, fatta a 36 anni, come molti della sua età o più giovani in questo Paese in perenne difficoltà sul piano dell’occupazione, con la continua ricerca di lavoro prestandosi a orari che spesso sono impossibili ma dentro di sé ha quella forza acquisita dal viaggio, unita al sogno, alla progettazione di nuove avventure. Quella lunga pedalata dal Piemonte alla Sicilia l’ha raccontata per filo e per segno nel suo blog, ripreso da molte pubblicazioni di settore e dai social, ma c’è ancora tanto da dire.

Partiamo dall’idea in sé, come ti è venuta?

Sono un appassionato di bici, nel senso che mi piace andare in bici anche se non ne capisco niente né seguo il ciclismo. Non avevo mai fatto un cicloviaggio più lungo di un weekend, ma dentro di me era un sogno che mi portavo dietro da quando ho finito di studiare. Volevo fare un grande viaggio, il giro del mondo, ma poi è stato messo in un cassetto a causa del lavoro. Pensavo di lavorare nella ristorazione un anno o poco più, ci sono rimasto oltre 10. A quel punto ne avevo abbastanza, dovevo cambiare, così a dicembre del 2025 mi sono dimesso, ma prima di trovare un altro lavoro ho rispolverato quella vecchia idea.

Il dato finale del Garmin di Scavarda, con oltre 3.500 chilometri pedalati quasi tutti su ciclovie
Il dato finale del Garmin di Scavarda, con oltre 3.500 chilometri pedalati quasi tutti su ciclovie
Il dato finale del Garmin di Scavarda, con oltre 3.500 chilometri pedalati quasi tutti su ciclovie
Il dato finale del Garmin di Scavarda, con oltre 3.500 chilometri pedalati quasi tutti su ciclovie
Come hai scelto la tua meta?

All’inizio non avevo idea di che cosa fare, poi piano piano ha preso corpo il pensiero di ripercorrere l’Italia, così bella, così diversa, variegata a livello di territorio, di persone, di cultura. Ho capito che andando da nord a sud c’è il mondo e quindi mi sono messo lì mesi prima a immaginarmi questo viaggio. Ho cercato meticolosamente tutte le ciclovie d’Italia mettendole su un normale programma sviluppando una traccia GPS. Alla fine su su 3.600 chilometri di sviluppo complessivo ho percorso quasi interamente il mio viaggio su percorsi ciclabili o comunque a basso traffico.

Il clima peggiore dove l’hai trovato?

Sono partito il 23 marzo sapendo che avrei trovato freddo, ma non credevo che fino a Pescara avrei trovato un simile freddo: neve, pioggia, grandine perché sono partito proprio in quel periodo nel quale il tempo è impazzito. Ho dormito certe notti in tenda a -2. Il clima peggiore l’ho incontrato sugli Appennini, nella zona tra Chiusi della Verna, dove c’era un metro di neve e Castelluccio di Norcia, dove praticamente ho trovato il passo chiuso, ma sono andato su ugualmente e ho fatto 5 chilometri nella neve.

Il ciclista piemontese ha viaggiato sempre in autosufficienza, dormendo in tenda anche sottozero
Il piemontese Scavarda ha viaggiato sempre in autosufficienza, dormendo in tenda anche sottozero
Il ciclista piemontese ha viaggiato sempre in autosufficienza, dormendo in tenda anche sottozero
Il piemontese Scavarda ha viaggiato sempre in autosufficienza, dormendo in tenda anche sottozero
E il caldo?

L’ho trovato in Sicilia, pur rimanendo in quota, perché comunque sono andato sull’Etna fino a 2.000 metri. Ma quando sono sceso giù è stata dura, il caldo lo soffro abbastanza e anche se era maggio era forte. Certo, fosse stato quello di oggi non ce l’avrei fatta…

Quali sono i tre posti più belli che ti sono rimasti particolarmente impressi?

Il primo posto in assoluto è la Calabria con i suoi parchi – garantisce Scavarda – Io non ero mai stato in Calabria, mi ha completamente rapito, dal Pollino alla Sila piccola e la Sila grande. Se uno deve scegliere di fare un viaggio in bici, io consiglio la Sila nel periodo in cui sono stato io perché era molto tranquilla. Poi sicuramente l’Umbria: sono rimasto colpito dalla zona di Castelluccio di Norcia, da quello che ha lasciato il terremoto. Io ero stato in Bosnia e Croazia con aiuti umanitari, ho visto la distruzione della guerra, ma in Umbria ho provato la stessa sensazione. Infine la parte della Puglia, del Gargano, mi è piaciuta molto per il suo verde.

Il tempo peggiore è stato sugli Appennini nfino in Abruzzo, co9n Scavbarda che ha trovato anche tanta neve
Il tempo peggiore è stato sugli Appennini fino in Abruzzo, con Scavarda che ha trovato anche tanta neve
Il tempo peggiore è stato sugli Appennini nfino in Abruzzo, co9n Scavbarda che ha trovato anche tanta neve
Il tempo peggiore è stato sugli Appennini fino in Abruzzo, con Scavarda che ha trovato anche tanta neve
Che accoglienza hai trovato, dove sei stato meglio e dove peggio?

Questo era un aspetto che mi intimoriva molto. Non sapevo veramente cosa aspettarmi perché non avevo mai fatto un viaggio di questo genere e non avevo mai chiesto accoglienza gratuita, anche se a me bastava un pezzetto di prato ed ero a posto perché ero autosufficiente. Invece ho trovato accoglienza dappertutto, dal nord al sud. Posso dire che paradossalmente più le zone erano turistiche e c’erano servizi e più trovavo diffidenza, invece dove c’era più desolazione, le persone erano più accoglienti.

Com’è vista la bici, un uomo che viaggia in bici?

Devo dire che quando passavo per i cammini come quello di San Francesco o la Via Francigena, lì le persone erano molto più disponibili. Dove invece c’era meno passaggio di persone, erano più schive, avevano un po’ più un po’ più timore, però posso dire che come vedevano la bicicletta erano molto tranquilli. In definitiva ho ricevuto pochissimi no.

Scavarda a Polignano, davanti alla statua dedicata a Domenico Modugno
Scavarda a Polignano, davanti alla statua dedicata a Domenico Modugno
Scavarda a Polignano, davanti alla statua dedicata a Domenico Modugno
Scavarda a Polignano, davanti alla statua dedicata a Domenico Modugno
Adesso che è passato un po’ di tempo, che cosa ti è rimasto di questo viaggio e che giudizio ti è rimasto in generale del nostro Paese?

Mi è rimasto il viaggio in sé, mi sono rimasti i paesaggi, ma soprattutto le persone, gli incontri, gente con cui ho parlato anche solo per una sera, ma che erano curiose del mio viaggio. Mi sentivo in difetto perché dicevo “io chiedo accoglienza a queste persone, ma cosa gli do in cambio?” e in cambio era il racconto del mio viaggio, perché erano tutte curiosissime, tutte rapite dal racconto, quindi sicuramente l’incontro con le persone è quello che mi rimarrà di più nel cuore.

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