Il bilancio della Via Francigena. Un tesoro ancora sconosciutoIl bilancio della Via Francigena. Un tesoro ancora sconosciuto

| 18 Marzo 2026

Il bilancio della Via Francigena. Un tesoro ancora sconosciuto

La Via Francigena è pronta, nel suo intero sviluppo per essere nuovamente solcata sia dalle scarpe dei pellegrini che dalle ruote dei cicloturisti. I mesi freddi rappresentano sempre una sorta di stop e l’occasione per fare il punto di quanto si è vissuto nella stagione precedente. Una stagione importante per il cammino che congiunge Canterbury a Santa Maria di Leuca, visto che era l’anno del Giubileo.

I numeri dicono che nel 2025 ci sono stati oltre 12.000 pellegrini che hanno toccato l’approdo alla Basilica di San Pietro, oltre il doppio rispetto all’anno precedente. Sono aumentati anche i punti di distribuzione del passaporto del pellegrino (i luoghi dove la propria “tessera di viaggio” viene timbrata), diventati 132 lungo il cammino europeo con l’Opera del Duomo che è stata il punto che ha fornito più credenziali, ma ci sono stati aumenti significativi anche a Canterbury stessa e in Svizzera.

Luca Bruschi, presidente dell'Associazione Europea Viefrancigene
Luca Bruschi, presidente dell’Associazione Europea Viefrancigene
Luca Bruschi, presidente dell'Associazione Europea Viefrancigene
Luca Bruschi, presidente dell’Associazione Europea Viefrancigene

Ma quanto in tutto ciò ha influito anche l’aspetto cicloturistico? Una domanda posta al presidente dell’Associazione Vie Francigene Luca Bruschi: «I numeri che abbiamo sono incoraggianti e positivi, perché c’è stato un esponenziale aumento dell’internazionalizzazione di chi frequenta la Francigena, tanto che il 53 per cento con la sorpresa che il primo gruppo dopo gli italiani è quello americano. Sono 58 i Paesi che abbiamo in qualche modo mappato, che hanno frequentato la Francigena».

Come fate a censire chi percorre tutta o parte della Via Francigena?

Il nostro osservatorio sono le credenziali, quello strumento che noi distribuiamo ai pellegrini. Rispetto all’anno prima ne abbiamo distribuite quasi 20.000, più di un quarto oltre il limite precedente, quindi c’è un discreto aumento. Considerando poi che almeno il 30 per cento non usa la credenziale, poi c’è un 20 per cento che usa altre credenziali perché la nostra non è l’unica e poi c’è anche un 30 per cento che usa la stessa credenziale per più anni, perché magari chi cammina o pedala fa ogni anno una tappa, cioè magari 10 giorni o una settimana. Morale, possiamo puntare a dire che 60.000 persone hanno fatto tra gli 8 e i 10 giorni di Via Francigena.

La tessera con le credenziali, necessaria per ottenere i vari timbri lungo il Cammino
La tessera con le credenziali, necessaria per ottenere i vari timbri lungo il Cammino
La presenza di ciclisti è in aumento ed è in aumento sia geograficamente, cioè nei vari tratti della Via Francigena e sia nei vari periodi di percorribilità?

Sì, è in aumento nei vari periodi e nelle varie fasce geografiche, ma soprattutto nel tratto nord, perché è quello più strutturato, in sicurezza, abbiamo anche le tracce indicative che invece mancano ancora al sud. Quindi oggi chi fa il tratto sud, che vuol dire da Roma a Santa Maria di Leuca, segue soprattutto il percorso a piedi, che tra l’altro si sovrappone in buona parte, mentre il tratto nord qualche variazione specifica per le due ruote ce l’ha. Tra l’altro stiamo mettendo a punto adesso insieme alle regioni e soprattutto alla FIAB un percorso in sicurezza per chi vuole affrontare la Francigena tutta sui pedali.

Che cosa serve per farlo?

Beh, rispetto a quella a piedi è necessaria un’attenzione diversa, in relazione alle infrastrutture e considerando una manutenzione particolare, per cui noi possiamo impegnarci, ma spero che sempre più amministrazioni locali siano stimolate a mettere un po’ più in sicurezza il percorso per chi va in bicicletta. A piedi diciamo che “ci si arrangia” nell’evitare il traffico, per chi va in bici è un po’ più difficile.

C’è differenza nell’impostazione del viaggio tra chi affronta la Francigena a piedi e chi lo fa in bici?

Cambia tanto, a cominciare dal chilometraggio, poi a seconda che uno la faccia con la mountain bike, gravel, bici da corsa o anche bici elettriche. Chi va su due ruote percorre dai 50 agli 80 chilometri al giorno, c’è anche chi tocca i 100, a piedi si va dai 20 ai 30 chilometri. Questo significa che c’è una tempistica diversa, magari è più lunga la giornata di chi va in bicicletta e questo si ripercuote anche su altri aspetti. Ad esempio la colazione: chi va in bici ha spesso esigenze diverse rispetto a chi va a piedi, in termini di proteine, zuccheri, carboidrati. Quindi c’è sempre più la necessità di differenziare l’accoglienza.

Il riferimento è alle strutture logistiche?

Esattamente. Può sembrare una cosa banale, ma chi pedala ha spesso bici costose e ha bisogno di un luogo sicuro dove depositare la bicicletta. C’è anche gente che ci dorme in camera, perché ha un valore economico oltre che affettivo importante. Ciò significa che bisogna offrire dei servizi sempre più mirati a seconda di come si percorre la Via ed è importante che le strutture siano sempre più adeguate ai singoli bisogni.

Spesso i percorsi del cammino sono completamente privi di traffico (foto Viefrancigene)
Spesso i percorsi del cammino sono completamente privi di traffico (foto Viefrancigene)
Spesso i percorsi del cammino sono completamente privi di traffico (foto Viefrancigene)
Spesso i percorsi del cammino sono completamente privi di traffico (foto Viefrancigene)
Quanto è importante nella gestione della Via Francigena, che esiste praticamente da sempre, la vostra organizzazione?

La nostra è una rete, non di pellegrini e di camminatori, ma di enti pubblici, siamo 253 in Europa. Una rete certificata dal Consiglio d’Europa, tanto che la Francigena giuridicamente è un itinerario culturale certificato dal 1994. La Francigena, come associazione europea delle Vie Francigene, invece è nata nel 2001 per volontà dell’allora sindaco Massimo Tedeschi che creò questa rete che ha due obiettivi: innanzitutto far conoscere sempre di più la Francigena a livello mondiale, tanto che adesso è in atto anche una candidatura a patrimonio mondiale dell’umanità nel suo tratto nord.

E il secondo?

Farla frequentare sempre di più, perché avere un pubblico mondiale che viene a piedi o in bicicletta e ci passa una settimana come 5 mesi se la fa tutta, ha un impatto notevole sull’economia delle aree rurali, i borghi che sono attraversati, la maggior parte al di fuori di qualsiasi circuito turistico. E’ una fonte di ricchezza, ma chi amministra non sempre se ne rende conto.

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