Palermo è una città strana. Dove le bici sono di casa ma si potrebbe quasi dire che lo sono per dispetto. L’ultima vicenda del velodromo ha del surreale. La struttura è stata completamente restaurata, triplicata nella sua capienza, trasformata in uno stadio per il calcio e altre attività. Tante, ma non il ciclismo. E il bello è che la Giunta si è fatta forte dell’investimento, della restituzione alla città di un valore, senza il minimo accenno a quel che poteva essere e non è stato, a quella destinazione che si desume semplicemente dal nome.


Politica e società, non sempre sulla stessa linea
Palermo è una città strana, perché da quest’episodio si potrebbe desumere che non voglia le bici, che sia contraria a quell’utilizzo del mezzo meno inquinante in assoluto, sinonimo di praticità e divertimento. Ma attenzione: non bisogna confondere la guida politica con la volontà popolare, due aspetti che vanno in contrasto troppo spesso. Per capire qual è davvero la situazione dovevamo rivolgerci a un’autorevole voce interna alla città, quella di Dario Stellino presidente della locale Consulta della Bici.
«La situazione ciclabile della città non è purtroppo migliorata negli ultimi anni. Dal 2021 il Comune aveva in programma di completare un progetto di 28 chilometri di piste ciclabili, così il finanziamento del PNRR per circa 8 milioni di euro è venuto meno. E’ stata richiesta una proroga ma la risposta del Ministero dei Trasporti è stata che, trattandosi di fondi PNRR, non è prevista. Così ci ritroviamo con un’infrastruttura incompleta e con la necessità di completare i lavori con fondi comunali, se si vorranno completare. Noi abbiamo segnalato e preso le distanze dalla gestione di questo finanziamento.


Una città ostaggio di pochi
«Il progetto nasce in sede nazionale con l’obiettivo di collegare nelle più grandi città italiane i poli universitari alle stazioni attraverso infrastrutture ciclabili. Poi si integra ad un ulteriore finanziamento e si arriva a questi circa 8 milioni per la definizione di queste piste ciclabili che incentivino lo spostamento casa-lavoro in mobilità attiva tramite la bicicletta. Viene fatto il progetto, viene diviso in due lotti, la Consulta della Bicicletta viene coinvolta in alcuni incontri per i pareri condivisi con i progettisti e con l’INRUP per creare una reale ed efficiente rete di infrastrutture ciclabili fra loro collegate».
E’ proprio il collegamento il nocciolo della questione: «A Palermo investire su piste ciclabili finora significava fare pezzettini a destra e a manca, avulsi fra di loro, scollegati e che di fatto non vanno progettualmente a incentivare una mobilità sostenibile. Parte della cittadinanza poi si è messa di traverso: privati e commercianti contrari alle piste perché intralciano il parcheggio in doppia fila, che esistevano già quando venne costruita la Dante-Praga, la principale arteria ciclabile cittadina. “«”Falliremo, ci tolgono posti di lavoro, dovremo chiudere l’attività” erano i peana dei commercianti ma l’Amministrazione è andata avanti con il progetto e oggi abbiamo una pista ciclabile degna di questo nome».


Interventi disuniti e poco costruttivi
Un sistema che funziona non sempre viene replicato: «Anziché procedere sullo stesso modus operandi, si è invece deciso di soprassedere dalla realizzazione di questa rete ciclabile e quindi si è iniziato con Corso Calatafimi a decidere di inserire una variante di progetto, fare saltare lì la pista ciclabile e spostarla altrove. Innescando un domino che alla fine ha stravolto l’idea di base tornando a quella dei pezzettini sparsi, anche perché ogni volta che iniziava un cantiere c’era chi scendeva in piazza per protestare e veniva subito accontentato. Ecco perché si perde questo importante finanziamento, è venuto meno quello spirito iniziale alla sua base che prevedeva la realizzazione di questa rete collegata di ciclovie efficiente».
Che tra l’altro sarebbe servita anche per sciogliere i nodi del traffico automobilistico…: «Assolutamente sì, anche se chi si lamentava diceva che la pista creava restringimento della strada e traffico, in realtà l’obiettivo era quello di ridurre il numero delle auto in circolazione e quindi alla fine chi è davvero costretto a prendere l’auto, comunque ne aveva anche lui un beneficio. Ricordiamo che Palermo nel 2025 è risultata essere tra le città più trafficate d’Italia e anche tra quelle più inquinate per emissioni di gas di scarico.


Guardare agli esempi del passato
«La Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione per la città, che quindi ha necessità di investire sulla mobilità attiva e di abbandonare questa visione autocentrica che purtroppo tardiamo a scollarci di dosso. Invece oggi vediamo creare delle piste che iniziano da una parte e non finiscono, che non si collegano a nessun’altra pista e soprattutto non sono stati creati quei quattro collegamenti, perché di 28 chilometri previsti ne bastavano pochi, forse meno della metà, per collegare l’esistente e creare una infrastruttura ciclabile reale».
E’ il mondo politico nel suo complesso a essere abbastanza sordo a queste richieste: «A parole dicono che non sono contrari a investire sulla mobilità sostenibile, ma va adeguata al territorio, alla morfologia, alle esigenze specifiche, ma non può andare a giustificare il fatto di fare saltare dei progetti così importanti. Dimenticando di come l’arteria di cui dicevamo oggi è accettata anche da chi la contestava e viene utilizzata giornalmente da tante persone, chi va al lavoro o chi si sposta in quell’asse».


La speranza in un progetto reale
La cittadinanza è sensibile nei confronti dell’uso della bici? «Ci sono due visioni: c’è chi dice che queste piste ciclabili non servono a nulla, tolgono posti auto, creano più traffico e che non le prende nessuno. Dall’altra parte c’è chi fa un uso quotidiano della bicicletta per andare al lavoro, per andare a fare la spesa, per andare a trovare i familiari e sono più di quanti si potrebbe pensare. Nel complesso magari sono ancora una minoranza, ma vanno ad aumentare. Avrebbero solo bisogno di una prospettiva progettuale che preveda una rete ciclabile efficiente».







