Il sale è molto di più di quella scatola da 1 chilo che trovate al supermercato. Dietro di esso c’è una storia che affonda le sue radici alle radici della nostra civiltà. C’è un mondo tutto da scoprire, partendo da un semplice quanto sorprendente assunto: il sale ha mille sapori. Molti turisti rimangono sorpresi quando, come prima cosa nel visitare una salina, un museo dedicato al sale, gli viene proposto un assaggio e si accorgono che ci sono vari tipi di sale provenienti dalla stessa salina, ma estratti in maniera diversa l’una dall’altra, come quello di superficie e quello in profondità.
Il sale è anche una risorsa cicloturistica, perché intorno alle saline italiane passano ciclovie tra le più famose della nostra ricchissima rete e sono l’ideale per raggiungerle, ammirare i loro paesaggi davvero speciali perché uniscono orizzonti di mare al frutto del duro lavoro. Per questo possono essere la destinazione di piacevoli vacanze, magari nella parte finale della bella stagione, sfruttando temperature più tenui perché il riverbero del sole, nelle zone delle saline è forte e il caldo si fa sentire…


Si parte dal centro di Comacchio
Il nostro viaggio, distinto in 5 tappe, parte dalla zona del Delta del Po, dove sono poste le saline più a nord del territorio nazionale. Ci troviamo in un labirinto di acque dolci e salmastre dove il grande fiume si dipana in mille rivoli per andare ad abbracciare il mare. Il pedalare sembra quasi adattarsi al ritmo delle onde, ai riflessi della luce e ai versi degli uccelli che accompagnano il passaggio e il rumore delle catene.
Lo start del viaggio nel Delta del Po non può che essere da Comacchio, vero epicentro del territorio che molti chiamano la “Piccola Venezia” e qualcosa nel pedalare fra le sue vie ricorda la Serenissima. Ma Comacchio ha un’identità tutta sua, più ruvida e legata alla fatica della pesca e della salsedine e soprattutto una lunga tradizione dedicata alla pratica sportiva offroad, in tutte le sue forme, quindi da queste parti la bici è sempre stata di casa.


Un percorso quasi tutto sterrato
Parcheggiata la bicicletta davanti al Trepponti, l’imponente ponte fortificato che fa da porta d’accesso acquatica alla città, si ammirano le facciate color pastello delle case e i ponti di mattoni rossi che sembrano fatti apposta per essere superati a piedi, spingendo la bici a mano. Prima di lasciare Comacchio sarebbe un peccato non visitare la Manifattura dei Marinati con la sua Sala dei Fuochi, con i suoi dodici camini dove un tempo si cuocevano le anguille allo spiedo per poi conservarle nell’aceto e farne riserve per i momenti duri.
Ci si dirige verso sud imboccando la pista ciclabile che costeggia il Canale Logonovo. Bastano pochi chilometri perché si entri in un vero paradiso naturale, dove le case cedono il posto a un orizzonte piatto che sembra non finire mai. Queste sono le Valli di Comacchio, cuore del Delta, dove si pedala su uno sterrato compatto, una lingua di terra bianca che taglia in due lo specchio d’acqua. Si arriva all’argine di Valle Fattibello e il pensiero è farsi amico il vento, sperando che spinga da dietro e non diventi un muro. Arrivano le Saline di Comacchio.


Un crostaceo che funge da colorante
Esse occupano un’area di oltre seicento ettari e sono un monumento di archeologia industriale all’aperto. Dismessa la produzione industriale negli anni Ottanta, oggi la salina è diventata un santuario ecologico protetto. Il primo richiamo dello sguardo è costituito dalla colonia di fenicotteri rosa e il connubio tra questi elegantissimi uccelli e le saline sarà una costante per molte saline. Sono migliaia di esemplari che camminano eleganti nell’acqua bassa, filtrando il fango per cibarsi. Il loro sostentamento è infatti l’Artemia salina, un piccolo crostaceo che dona alle loro piume quella sfumatura unica che va dal rosa pallido al rosso corallo.
Qui non c’è spazio per veicoli a motore e se ne giova la pedalata, il silenzio, l’aria. Lungo l’itinerario del Delta del Po si incontrano i vecchi casoni di pesca, come il Casone Foce o il Casone Pegoraro. Sono ideali per far riposare le gambe e ammirare gli antichi “lavorieri”, ingegnosi sistemi di griglie e canali che servivano a catturare le anguille durante la loro migrazione verso il Mar dei Sargassi. Verso il tramonto, l’acqua delle saline si trasforma in uno specchio d’oro ed è tempo di cercare un b&b, dove gustare una cena a base di pesce di valle e un bicchiere di Fortana, il “vino delle sabbie”.


Nel territorio del cervo più puro d’Italia
Lasciando le saline, c’è la possibilità di prolungare il proprio viaggio nel Delta del Po seguendo la ciclabile attraverso la sponda destra del Po di Volano, uno dei rami storici del fiume. Percorso pianeggiante che consente di superare i campi coltivati della bonifica ferrarese, situati spesso sotto il livello del mare, poi la Pineta di San Vitale e, più a nord, il Gran Bosco della Mesola, zone spesso teatro di competizioni di MTB oppure ciclocross. Se si pedala in silenzio, non è raro avvistare il Cervo della Mesola, l’unico ceppo geneticamente puro rimasto nella penisola italiana, diretto discendente dei cervi che popolavano le riserve di caccia degli Estensi.
Si arriva alla Sacca di Goro una vasta laguna salmastra a forma di mezzaluna, racchiusa tra le foci del Po di Volano e del Po di Goro dove si produce una particolare varietà di vongole e si prova un’emozione pura quando la ciclabile costeggia la laguna su una passerella di legno sopraelevata, regalando la sensazione di pedalare sospesi sull’acqua.


Il sale e le piante a cui dà origine
Prima di tornare, non può mancare il passaggio sulla “Via delle Valli”, uno degli itinerari cicloturistici più spettacolari d’Italia che si sviluppa interamente su argini strettissimi del Delta che separano le valli da pesca dall’alto mare. L’ambiente è estremo, spoglio, dominato dal vento e dal sale. La vegetazione si riduce a piante alofite, capaci di sopravvivere nei terreni salini, come la salicornia, che in autunno colora gli argini di un rosso fiammante.
Nel Delta, l’acqua diventa la via da seguire, l’scrigno di tesori naturali che la bicicletta sa esaltare come nient’altro. E’ un paesaggio liquido, fragile e magnifico, denso di profumi, di richiami per lo sguardo, di rumori da cogliere e decifrare, di sapori da gustare, di sostanze da toccare. Con la sensazione finale di sentirsi davvero appagati, anche nel profondo dell’animo.







